La logistica del Mezzogiorno — con la Calabria e le isole in pieno corto circuito — è finita in un imbuto. Il fermo dei camionisti, esploso per il rincaro del gasolio sopra i 2,30 euro e per il tramonto degli sconti sulle accise, paralizza la distribuzione alimentare e lascia i banchi dei supermercati con le casse semivuote.
A complicare il quadro s’intrecciano la protesta dei campi, le tensioni sul prezzo del pescato e il blocco della raffineria Eni di Taranto, autentico polmone energetico per tre regioni.
La mossa del Ministero e la cerniera di Milano
Di fronte all’imminente scadenza del fermo — fissata per martedì 20 ottobre — e alla minaccia d’una marcia dei tir verso la Capitale, il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini tenta di disinnescare la bomba sociale.
Dai microfoni di Rds, il titolare del MIT conferma la data chiave di martedì per una maratona di vertici alla Prefettura di Milano, divisa scientificamente in due tempi: la mattina riservata alle associazioni nazionali e ai sindacati di categoria, il pomeriggio dedicato a una fitta agenda di colloqui con i movimenti spontanei di base sorti in Calabria, Sicilia, Puglia e Campania.
Tra richiami al buonsenso e la doppia manovra finanziaria
L’approccio del dicastero punta a combinare fermezza diplomatica e risorse fresche.
Salvini invoca prima di tutto il “buonsenso”, ricordando come i blocchi stradali rischino di convertirsi in un boomerang capace di danneggiare il lavoro degli stessi autotrasportatori. Il che suona quasi come un avvertimento.
Sul piano economico, la strategia governativa prevede una manovra a tenaglia: sbloccare nell’immediato i fondi già finanziati ma rimasti incagliati nelle secche della burocrazia, per poi addizionare nuovi sussidi straordinari contro le impennate del carburante navigate sulle onde dei conflitti internazionali.
L’affondo contro Bruxelles
A gettare benzina sul fuoco dei costi figurano tuttavia anche le direttive comunitarie sulla decarbonizzazione.
Il ministro definisce senza mezzi termini “demenziali” le normative europee sulle emissioni legate al sistema ETS, ree di tassare il trasporto marittimo e penalizzare in modo sproporzionato le rotte insulari di Sicilia e Sardegna.
L’impegno finale guarda a una mediazione ad ampio raggio: mettere in campo tutto ciò che rientra nelle disponibilità del governo pur di disinnescare la serrata generale prima che la filiera dei prodotti freschi arrivi al punto di non ritorno.














