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24 Maggio 2026
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Catanzaro e la questione morale della sanità: tra inchieste, nomine e fiducia da ricostruire

Dalla Dulbecco al nuovo ospedale, dalle nomine dei manager alla governance universitaria: la città si interroga sul futuro delle sue istituzioni. Perché senza trasparenza e credibilità anche le grandi opere rischiano di restare solo cemento

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Ci sono momenti nella vita pubblica di una città in cui la discussione smette di essere soltanto tecnica e diventa inevitabilmente morale. Catanzaro e la sua sanità sembrano vivere esattamente uno di questi passaggi. Non si tratta solo di ospedali, atti amministrativi, nomine o nuove strutture: si tratta di fiducia. E la fiducia, quando viene incrinata, è difficile da ricostruire.

Negli ultimi anni il sistema sanitario catanzarese è stato attraversato da una sequenza di eventi che, al netto delle responsabilità individuali che spetterà alla magistratura accertare, hanno alimentato un clima di crescente inquietudine nell’opinione pubblica. Tra questi, la recente inchiesta che ha interessato l’Azienda Ospedaliero-Universitaria “Renato Dulbecco”, nell’ambito della quale sono state formulate ipotesi investigative rilevanti e sono stati adottati provvedimenti cautelari, ha rappresentato uno dei momenti più delicati della recente storia sanitaria cittadina.

La questione morale nasce prima dei processi

Occorre essere rigorosi ed equilibrati. Un’indagine non equivale a una condanna e la presunzione di innocenza rappresenta un principio irrinunciabile dello Stato di diritto. Ma la politica e le istituzioni non possono limitarsi ad attendere le sentenze. La questione morale nasce prima dei processi. Nasce quando il cittadino percepisce una distanza crescente tra ciò che la sanità pubblica dovrebbe essere e ciò che invece vede.

Il punto, tuttavia, non riguarda soltanto le inchieste giudiziarie. Sullo sfondo esistono contenziosi, ricorsi, procedimenti amministrativi, giudizi pendenti e una diffusa percezione di conflittualità che nel tempo hanno trasformato la sanità in un terreno permanente di scontro. Quando il dibattito sanitario viene dominato da sospetti, appartenenze, veleni e polemiche, il rischio è che l’interesse generale arretri e che la sanità smetta di essere percepita come un bene comune.

Le nomine dei direttori generali

In questo contesto assume un significato particolare ciò che sta avvenendo proprio in queste settimane. Sono infatti in corso le procedure per la selezione dei futuri direttori generali della sanità calabrese. Una fase tutt’altro che marginale, perché le nomine sanitarie non rappresentano un semplice adempimento burocratico. I direttori generali non gestiscono soltanto bilanci. Determinano visioni, organizzazioni, assunzioni, reti assistenziali e scelte strategiche che incidono concretamente sulla vita di migliaia di cittadini. Proprio per questo, in una fase storica tanto delicata, il processo di selezione dovrebbe essere sottratto a ogni possibile ombra.

La partita dell’Università Magna Graecia

Inoltre a rendere ancora più delicato questo passaggio storico vi è un altro appuntamento che riguarda direttamente il futuro delle classi dirigenti cittadine. Il prossimo mese di giugno l’Università Magna Graecia sarà chiamata al rinnovo di numerose cariche accademiche, con l’esclusione del Rettore, in una fase che contribuirà a ridefinire gli equilibri e gli assetti della governance universitaria per gli anni a venire. Anche in questo caso, inevitabilmente, i corridoi parlano. Le università vivono da sempre di dinamiche, interlocuzioni, convergenze e costruzioni di consenso. Nulla di nuovo. Tuttavia, quando ancora prima dell’avvio formale dei percorsi elettivi iniziano a circolare voci su accordi già definiti, figure già individuate o scenari che riguarderebbero persino le future successioni ai vertici. Perché anche l’università, come la sanità, non vive soltanto di regole formali. Vive di autorevolezza, credibilità e partecipazione. E quando si diffonde l’idea che i processi decisionali siano già scritti prima ancora di essere celebrati, il rischio è che venga meno il senso stesso della competizione democratica e della valorizzazione del merito.

La questione morale, allora, non riguarda soltanto la sanità. Interroga più in profondità il modo in cui una comunità seleziona la propria classe dirigente. Riguarda la capacità di costruire istituzioni credibili, trasparenti e autorevoli.

Il nuovo ospedale e il futuro della città

Nel frattempo Catanzaro continua a interrogarsi sul proprio futuro sanitario. Da un lato si discute del nuovo ospedale; dall’altro cresce una mobilitazione popolare fatta di raccolte firme, iniziative civiche e preoccupazioni legate al possibile spostamento del presidio “Pugliese”. Il tema non riguarda soltanto la collocazione fisica di una struttura sanitaria. Riguarda il modello di città, l’identità di un territorio e la percezione, diffusa in una parte della comunità, di un progressivo svuotamento di luoghi che hanno rappresentato per decenni la storia sanitaria cittadina. Ed emerge qui un ulteriore paradosso: mentre si immagina il futuro, una parte della comunità teme di perdere il presente. Una grande opera ospedaliera non può essere soltanto un progetto edilizio. Deve nascere dentro una visione complessiva della sanità territoriale, universitaria e ospedaliera. Diversamente il rischio è costruire contenitori senza sciogliere i nodi che da anni accompagnano il sistema.

Ricostruire strutture o ricostruire fiducia

La questione morale della sanità catanzarese non riguarda singole persone. Sarebbe troppo semplice, e forse anche ingiusto. Riguarda un metodo. Riguarda il rapporto tra potere e responsabilità. Riguarda la capacità di selezionare classi dirigenti autorevoli, indipendenti e credibili.

Enrico Berlinguer sosteneva che la questione morale fosse diventata il problema politico centrale del Paese. Oggi, mutatis mutandis, Catanzaro sembra trovarsi davanti a una domanda simile: ricostruire strutture o ricostruire fiducia? Probabilmente servono entrambe. Ma senza la seconda, la prima rischia di restare soltanto cemento.

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