Da diversi giorni il dibattito politico a Vibo ruota intorno al documento redatto dal Gruppo territoriale del M5S che, nella sostanza, evidenzia alcune tematiche in ordine alle quali l’azione dell’esecutivo guidato dal sindaco Romeo, di cui il Movimento è una delle colonne portanti, dovrebbe essere maggiormente incisiva. Come spesso avviene in casi del genere, svariate e contrastanti sono state le prese di posizione e le “interpretazioni autentiche” del documento, e tutto questo rende utile effettuare alcune puntualizzazioni.
Non un atto di sfiducia, ma una forzatura delle opposizioni
Riteniamo che esso vada esaminato sotto due diversi profili, quello della valenza politica e quello del merito dei contenuti. In relazione al primo aspetto va osservato come – se pur vero che non capita spesso che una forza di maggioranza si avvalga della stampa per far conoscere il proprio pensiero sulle tematiche che necessitano di un approccio più incisivo rispetto a quanto fin qui messo in campo – è pur vero che non si può condividere la posizione assunta dalle forze di minoranza, che equiparano la presa di posizione dei Cinquestelle ad una sorta di atto di sfiducia, trattandosi di una chiara forzatura utilizzata come una clava nei confronti di Romeo e del suo esecutivo.
A tal proposito per chiudere il discorso basta rilevare che, se le intenzioni fossero state effettivamente queste, il documento avrebbe recato in calce la firma dell’On. Riccardo Tucci, il solo che avrebbe potuto “autorizzare” il Gruppo territoriale a mettere in discussione l’amministrazione comunale dell’unico capoluogo di provincia calabrese in cui il M5S fa parte della maggioranza.
Molto più condivisibile, in relazione alle sole modalità di divulgazione a mezzo stampa – de merito dei contenuti diremo in seguito – il pensiero del sindaco, che si è dichiarato convinto che il tutto sia stato frutto di una serie di concause quali inesperienza, protagonismo, superficialità, senza dunque alcun significato recondito.
I ritardi amministrativi messi nero su bianco
Quanto al merito, il documento redatto dal Gruppo territoriale del M5S contiene delle verità inconfutabili in relazione agli evidenti ritardi accumulati nella soluzione di diverse problematiche. In particolare sono state menzionate le persistenti criticità afferenti alla rete idrica, al traffico cittadino, al verde pubblico, all’edilizia scolastica, il mancato rilancio dell’area industriale di Porto Salvo e di quella collocata all’ingresso sud della città.
Tra le altre cose, i rilievi del M5S non rappresentano un unicum tra le forze politiche di maggioranza; prima dei grillini anche l’ex consigliere regionale Antonio Lo Schiavo, leader provinciale di AVS, aveva auspicato una maggiore incisività operativa e, prima ancora, il gruppo dei Democratici e Riformisti, di ispirazione alecciana, era stato particolarmente critico.
Romeo non può dirsi “basito”
Stando così le cose, Romeo non può dichiararsi nè “basito” rispetto ai contenuti del documento dei Cinquestelle, né tantomeno può lamentarsi del fatto che le opposizioni, facendo il proprio mestiere, abbiano colto l’occasione per rigirare il dito nella piaga; diversamente opinando si giungerebbe alla conclusione che le forze di maggioranza, per il sol fatto di essere tali, invece di individuare, affrontare e risolvere le criticità dovrebbero nascondere sempre la polvere sotto il tappeto.
Il vero paradosso di tutta questa vicenda è rappresentato dal fatto che, mentre il sindaco censura il M5S, le censure che il partito ha rivolto alla maggioranza di cui fa parte sono state accolte favorevolmente da gran parte dell’opinione pubblica, che le ha intese, non sappiamo se a torto o a ragione, come una dimostrazione di onestà intellettuale di chi, tra la tutela degli interessi generali che dovrebbe concorrere a realizzare e le ragioni di opportunità politica, ha optato per la prima via.
Dagli annunci ai fatti mancati
Chiarito ciò che andava chiarito, resta l’inconfutabile dato di fatto, posto in rilievo dalle forze di opposizione, che gli annunci dell’esecutivo quasi mai sono seguiti da risultati concreti; l’esempio più attuale lo si sta vivendo in queste ore, dopo aver parlato per mesi del proprio impegno per il rilancio turistico del porto di Vibo Marina, nulla l’amministrazione sta facendo per consentire al Wind Surf, il veliero da crociera più grande e lussuoso al mondo, di poter attraccare nel porto.
Il porto, Fertitta e il rischio di un’altra occasione sprecata
Dopo la pessima figura rimediata in occasione dell’arrivo del maxi yacht dell’ambasciatore americano Tilman J. Fertitta – al quale non si è riusciti neppure a garantire un adeguato allaccio elettrico, costringendo l’imbarcazione all’utilizzo ininterrotto, nei due giorni di permanenza, dei propri generatori di corrente per garantire i servizi essenziali a bordo – adesso si pretende di far sbarcare ricchi croceristi alla banchina Bengasi, che versa in condizioni fatiscenti, col rischio concreto che il comandante del veliero decida di saltare la tappa di Vibo Marina e di proseguire per il porto di Reggio Calabria. Due formidabili vetrine internazionali che qualsiasi amministrazione avrebbe sfruttato al massimo e che invece, dopo il primo fallimento logistico, è sulla buona strada per provocarne un secondo.
D’altro canto c’è poco da meravigliarsi, poiché nei giorni in cui la presenza dell’ambasciatore americano aveva posto Vibo Marina al centro delle cronache internazionali, con tutti i benefici promozionali del caso, l’amministrazione non ha speso una sola parola per difendere l’evento di fronte alle assurde boutades dei responsabili cittadini di Rifondazione Comunista, Caterina Muraca e Gregorio Greco, i quali, dimostrando di non aver capito nulla in fatto di ritorno d’immagine e benefici concreti che garantiscono alcune presenze ad un territorio che punta sul rilancio turistico, sostenevano che la Calabria non ha bisogno di miliardari.










