Da alcuni mesi si assiste a un acceso dibattito incentrato sulla presunta possibilità di riaprire il vecchio tribunale situato nel quartiere Santo Stefano del comune di Corigliano Rossano.
Si tratta di una questione complessa ma di assoluta rilevanza per un territorio esteso, caratterizzato da collegamenti difficili e da rischi legati alla presenza di illegalità diffusa. La Cgil Pollino Sibaritide Tirreno ricorda di aver sostenuto fin dal primo momento, già dallo scorso anno quando il senatore Rapani rese noto il nuovo percorso normativo, tutte le iniziative volte a restituire un presidio di giustizia alla zona.
Il fronte comune delle istituzioni locali
Nel corso del tempo si sono susseguiti diversi passaggi istituzionali significativi a favore dell’iniziativa.
Tra questi figurano l’approvazione unanime del consiglio provinciale, l’interrogazione presentata dal consigliere provinciale Uva al Senato, la disponibilità dell’immobile espressa dal sindaco di Corigliano Rossano Flavio Stasi e il supporto economico garantito dalla Regione Calabria.
Di fronte a questo quadro, il segretario generale della Cgil Pollino Sibaritide Tirreno, Andrea Ferrone, ritiene fondamentale ribadire la posizione dell’organizzazione sindacale per pretendere chiarezza definitiva.
L’affondo del sindacato: “Il territorio ha diritto di sapere la verità”
Il governo guidato da Giorgia Meloni, attualmente orientato alla riapertura di alcuni presidi, viene chiamato direttamente in causa per chiarire le reali intenzioni politiche.
A tal proposito, Andrea Ferrone sottolinea: “Il territorio ha diritto di sapere se siamo di fronte ad una valutazione politica rigorosa, basata sui numeri venuti fuori nel lungo frattempo da un’osservazione nazionale della geografia giudiziaria oppure, come a volte accade in Italia, ad un dibattito estemporaneo e fine a se stesso, che finirebbe per creare solo un’ulteriore sfiducia nelle istituzioni”.
Il sindacato evidenzia la necessità che qualcuno si assuma la responsabilità di dire la verità, anche qualora questa non rispecchiasse le aspettative generali.
Questa esigenza di trasparenza è dovuta a chi opera quotidianamente nel settore della giustizia, ai cittadini che ne subiscono le inefficienze e i costi, e ai sindaci che rappresentano la prima interfaccia dello Stato nelle aree più difficili. Per questo motivo, viene rivolto un consiglio chiaro ai rappresentanti politici regionali: “Ai consiglieri regionali del territorio consigliamo, pertanto, di farsi da autorevole tramite per interrogare il governo sul tema, sapendo che il tempo delle chiacchiere è terminato perché ciò costituirebbe una mortificazione e nient’altro”.
L’appello conclusivo ribadisce che la cittadinanza merita risposte certe e trasparenti, poiché “altro non serve”.











