31 Agosto 2026
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Forza Italia, il “patto dello Stretto” non era solo una foto: il retroscena che rilancia l’asse Occhiuto-Zangrillo contro Tajani

Il ministro torna in Calabria dal governatore, non arretra sulle critiche al segretario e lascia aperta la partita per la leadership. Sullo sfondo Marina Berlusconi, le liste e le suppletive di Reggio

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Una foto, a volte, in politica invecchia meglio di mille dichiarazioni. Quella con Paolo Zangrillo, Roberto Occhiuto e Francesco Cannizzaro seduti allo stesso tavolo a Reggio Calabria, per esempio, oggi andrebbe riguardata con attenzione. Calabria7 lo aveva fatto già tre mesi fa. Era il 5 giugno e quel pranzo azzurro, intercettato e condito dalla malizia di Dagospia, veniva raccontato su queste colonne come il possibile “patto dello Stretto”. Una foto apparentemente innocua, tre uomini sorridenti, qualche bottiglia sul tavolo e un grande assente: Antonio Tajani. Allora poteva sembrare soprattutto il gioco saporito del retroscena politico. Oggi, dopo quanto racconta La Stampa, quella fotografia assume un peso diverso. Perché Zangrillo è tornato in Calabria. Questa volta anche in vacanza. E ad aspettarlo c’era proprio Roberto Occhiuto.

Il ministro della Pubblica amministrazione e il governatore avrebbero avuto molto di cui discutere: Forza Italia, la leadership di Tajani, le elezioni politiche del 2027, le suppletive di Reggio Calabria, Marina Berlusconi, le candidature e gli equilibri interni del partito. Insomma, il tavolo di Reggio forse non era una profezia. Ma neppure una fotografia da album delle vacanze.

Zangrillo non arretra: la sfida a Tajani ormai è politica

La novità più pesante del retroscena riguarda proprio Paolo Zangrillo. Il ministro che fino a qualche mese fa appariva lontano dalle battaglie intestine di Forza Italia ha deciso di alzare il tono. E soprattutto non sembra intenzionato ad abbassarlo. Dopo le critiche alla gestione del partito e la polemica sulla Pubblica amministrazione, Zangrillo ha chiarito di non voler fare marcia indietro. La sostanza del suo ragionamento è semplice: aiutare il segretario significa anche dirgli cosa non funziona. Il destinatario è Tajani. E il messaggio, ormai, supera abbondantemente i confini della sburocratizzazione. Perché quando a un ministro viene chiesto se potrebbe candidarsi alla guida del partito e quello non chiude la porta, la questione smette di essere amministrativa e diventa leadership. Ed è qui che torna la Calabria.

Occhiuto, l’altro uomo che guarda oltre Tajani

Se Zangrillo sta uscendo allo scoperto, Roberto Occhiuto lo aveva fatto molto prima. Il presidente della Regione ha più volte sollecitato una Forza Italia diversa, più liberale, più aperta al confronto e meno concentrata sugli assetti interni. E soprattutto ha costruito negli anni un peso nazionale che ormai va ben oltre il ruolo di governatore. La Calabria, da questo punto di vista, rappresenta la sua cassaforte politica. Qui Forza Italia ha una macchina organizzativa forte, amministratori, consenso e soprattutto un uomo come Francesco Cannizzaro, capace prima di costruire il partito sul territorio e poi di conquistare Reggio Calabria. Calabria7 lo aveva scritto già raccontando il congresso regionale: in Calabria il potere azzurro passa dall’asse Occhiuto-Cannizzaro. Il primo ha profilo e ambizioni nazionali, il secondo possiede organizzazione, consenso e territorio. Adesso, secondo il quadro tratteggiato da La Stampa, a questo asse si aggiunge Zangrillo. Ed è proprio questo triangolo a rendere improvvisamente attuale quella vecchia fotografia.

Quella sera a Reggio: “Antonio, guarda che qui si apparecchia”

Nel pezzo pubblicato a giugno da Calabria7 avevamo giocato proprio sull’immagine del tavolo. Zangrillo da una parte. Occhiuto di fronte. Cannizzaro accanto. Tre livelli di potere: governo nazionale, Regione e territorio. Dagospia ci aveva costruito sopra il suo “patto dello Stretto”, con tanto di “strutto”. Calabria7 aveva tradotto quella provocazione in una battuta: “Antonio, guarda che qui si apparecchia”. Tre mesi dopo, il menu sembra essere diventato decisamente più ricco. Non soltanto rapporti istituzionali o dossier calabresi. Ma futuro di Forza Italia, candidature, strategie elettorali e rapporti con la famiglia Berlusconi. Non esiste, naturalmente, alcun documento che certifichi un accordo contro Tajani. E sarebbe sbagliato trasformare un rapporto politico in una congiura già consumata. Ma le convergenze esistono. E ormai sono difficili da nascondere.

Marina Berlusconi e la partita vera sul dopo-Tajani

Poi c’è il nome che attraversa ogni retroscena azzurro senza avere bisogno di incarichi di partito: Marina Berlusconi. Secondo la ricostruzione de La Stampa, Zangrillo avrebbe con lei un rapporto consolidato, mentre Occhiuto viene considerato uno dei dirigenti con maggiore peso nella possibile fase di rinnovamento del partito. Tajani, dal canto suo, avrebbe voluto arrivare a un congresso nazionale nei primi mesi del 2027. Una strada che, almeno per ora, sembra essersi complicata. Il punto non è soltanto stabilire chi sarà segretario domani. Prima ancora c’è da decidere chi controllerà il partito alle prossime politiche. E controllare un partito alla vigilia delle elezioni significa soprattutto una cosa: fare le liste. È lì che si misura il potere vero. Chi decide i candidati decide i futuri gruppi parlamentari. E chi costruisce i gruppi parlamentari prepara inevitabilmente anche il congresso successivo.

Le suppletive di Reggio diventano un laboratorio nazionale

E ancora una volta si torna sullo Stretto. Il seggio alla Camera lasciato libero da Cannizzaro dopo l’elezione a sindaco di Reggio Calabria ha trasformato le suppletive di settembre in qualcosa di molto più grande di una normale competizione territoriale. Forza Italia punta sull’avvocato Fabio Roscioli, tesoriere del partito e uomo vicino alla famiglia Berlusconi. Ma sulla stessa arena è piombato Roberto Vannacci, che con Futuro Nazionale ha candidato Domenico Giannetta, già capogruppo azzurro in Consiglio regionale. Una sfida che rischia di anticipare ciò che potrebbe verificarsi alle politiche: da una parte il centrodestra tradizionale, dall’altra una forza che prova a rosicchiare voti soprattutto a Lega e Forza Italia. Per questo Reggio diventa un test nazionale. Per Tajani. Per Occhiuto. Per Cannizzaro. Per Vannacci. E indirettamente anche per Marina Berlusconi.

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