4 Settembre 2026
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Francesco De Cicco: “Vengo dal popolo, non sono figlio di nessuno”. Dai quartieri popolari alla possibile sfida per Cosenza

Il consigliere regionale ripercorre il suo storico politico, dagli esordi in Via Popilia fino alla Regione Calabria. E sul 2027 non scioglie la riserva: "A settembre-ottobre si deve decidere"

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“Uomo del popolo”, ma anche uomo libero. È così che Francesco De Cicco racconta il proprio percorso politico, partito nel 2011 quasi per gioco e arrivato oggi fino al Consiglio regionale della Calabria. Quindici anni durante i quali l’esponente dei Democratici Progressisti Meridionalisti ha attraversato il Comune di Cosenza, ha avuto incarichi amministrativi, ha rotto con il centrodestra, si è candidato autonomamente a sindaco nel 2021 e, più recentemente, è approdato alla Regione.

Un percorso che, nelle parole dello stesso De Cicco, non nasce nelle stanze dei partiti ma nei quartieri popolari della città. Ed è proprio da lì che rivendica la propria identità politica.

Le origini: dal campetto di Via Popilia alla politica

Tutto comincia, racconta De Cicco, quasi per caso. Prima di candidarsi per la prima volta a consigliere comunale nel 2011, aveva fondato una scuola calcio nel quartiere di Via Popilia, la “Popily Street”, pensata per i ragazzi che non potevano permettersi di iscriversi a una scuola calcio vera e propria. “Mi sono candidato per gioco”, spiega. “Ero un ragazzo fuori dalla politica, non le seguivo neanche”. All’inizio, ammette, rispose con un rifiuto a chi gli proponeva la corsa elettorale: “Con la politica non fa per me, lasciatemi stare” – salvo poi lasciarsi convincere: “Va bene, vi accontento”.

Il legame con il quartiere popolare resta, nel suo racconto, la chiave identitaria di tutto il percorso successivo. “Vengo dal popolo, questo mi piace dirlo, perché è vero: una famiglia umile”, afferma. “Non sono figlio di nessuno – in senso politico non ho santi in paradiso”. Rivendica invece una paternità diversa, tutta civica: “Sono figlio dei cittadini della città di Cosenza”, dice, un rapporto costruito – sottolinea – “persona per persona, famiglia per famiglia”.

La politica iniziata quasi per gioco e la nascita di “Cosenza Libera”

Eletto consigliere comunale nel 2011 con 323 preferenze nella lista “Popolare e Liberale”, terzo dopo Morrone e Bartolomeo, De Cicco descrive la tappa successiva come “una delle mie prime follie positive, follie di libertà”. “Mi reputo una persona libera”, afferma, “e non credo che oggi ci sia un politico più libero di me, mentalmente e in tutti i sensi”. Da lì la decisione di allontanarsi da quel gruppo e fondare il movimento civico “Cosenza Libera”, presentato con una manifestazione al Cinema Italia da circa 500 persone: “Avevo dei vantaggi economici a cui ho rinunciato, e questo lo può testimoniare chi era in quella lista”.

Sul presunto passaggio a Forza Italia nel 2013, De Cicco smentisce con fermezza: “Non c’è mai stato, ufficialmente, quel passaggio”. E rivendica una scelta di fondo mantenuta fino a oggi: “Con i partiti ho fatto una scelta politica precisa: non entrare mai in nessun partito, dall’inizio alla fine della mia carriera”.

Il rapporto con Mario Occhiuto e le tensioni nella maggioranza

Uno dei passaggi più netti dell’intervista riguarda il rapporto con l’ex sindaco Mario Occhiuto. Rieletto nel 2016 con 550 preferenze alla guida di Cosenza Libera – unica lista civica a sostegno della coalizione di centrodestra vincente al primo turno – De Cicco racconta di essere rimasto escluso dalla giunta per un anno e mezzo, nonostante il risultato elettorale: “Sono stato l’unico a rimanere fuori dalla giunta per il primo anno e mezzo. Non mi hanno fatto assessore per logiche interne al centrodestra e, secondo me, anche per una discriminazione legata alla mia provenienza dai quartieri popolari”. E aggiunge, con una punta di amarezza: “Con una lista da 1.700 voti, mi avevano tenuto fuori. Ero forse considerato un problema? Può darsi. Forse avevano pensato bene di tenermi a distanza”.

Le tensioni sarebbero riesplose nel 2021, quando – circa quattordici mesi prima delle elezioni comunali – De Cicco smise di partecipare alle giunte e annunciò una candidatura a sindaco in totale autonomia, “De Cicco sindaco”: “Sono stato l’unico ad avere il coraggio di farlo. Non sono andato a sinistra: mi sono candidato da solo, contro destra e sinistra”. Sulla rottura con Occhiuto è altrettanto diretto: “Gli avevo detto che, se il candidato del centrodestra fosse stato Francesco Caruso, si sarebbe perso, perché doveva essere una scelta condivisa, non imposta. Lui mi aveva garantito il contrario, ma il tempo mi ha dato ragione”. E conclude: “Ero stanco di sentirmi discriminato su ogni cosa. Per questo ho scelto la protesta: candidarmi da solo, contro tutti”.

L’atto intimidatorio del 2017: “Ho continuato senza fermarmi”

Il consigliere regionale ricorda anche un grave episodio intimidatorio subito nel 2017, avvenuto all’indomani di un incontro con prefettura, procura e questura per il rilancio della videosorveglianza nei quartieri di Via Popilia, San Vito, Serra Spiga e Via degli Stadi. “Nella mia vita ne ho vissute tante, di esperienze così”, racconta. “Ogni volta ti rafforzi psicologicamente. Da lì ho continuato a lavorare senza sosta, ad ascoltare i cittadini e a risolvere i problemi”.

Dal Comune alla Regione: le battaglie sulle case popolari

Con l’elezione in Consiglio regionale, avvenuta circa un anno fa con 6.070 preferenze nella lista dei Democratici Progressisti Meridionalisti, De Cicco rivendica continuità nel metodo: “Il mio modo di intendere la politica non è cambiato, sono rimasto con i piedi per terra”. A dimostrarlo, secondo De Cicco, sarebbe soprattutto la scelta di mantenere aperta la propria segreteria anche dopo la campagna elettorale. “A differenza di tutti, io ho aperto la segreteria dopo la campagna elettorale, mentre tutti quanti le chiudevano. E ancora oggi, tutti i giorni, anche ad agosto, sono stato qui ad ascoltare i cittadini”.

Riconosce però una crescita personale: “Mi sono migliorato tantissimo, perché di lacune ne avevo tante: sono un diplomato, cresciuto in un quartiere popolare, che non ha avuto la possibilità di prendere una laurea”.

Tra le prime iniziative portate avanti in Regione cita una proposta di legge per sanare le occupazioni abusive negli alloggi ATERP: “Una sanatoria per regolarizzare chi occupa abusivamente una casa popolare, ma ne ha i requisiti per restarci”. L’obiettivo, nella sua visione, sarebbe duplice: regolarizzare le posizioni di chi possiede i requisiti e contemporaneamente consentire agli enti che gestiscono l’edilizia residenziale pubblica di recuperare risorse. “Sono partito da dove sono nato, da dove conosco davvero le difficoltà: dalle case popolari”.

La candidatura a prossimo sindaco: “Non posso dirti né sì né no, non è ancora il momento”

La domanda sul futuro politico, De Cicco la accoglie senza sottrarsi: “Sono abituato a essere schietto e diretto. Ho avuto il coraggio di candidarmi da solo un anno e mezzo prima delle comunali del 2021: pensa se oggi non avessi il coraggio di dire semplicemente sì, mi candido”. Rivendica una totale libertà di movimento: “Non devo dare conto a nessuno. Se i cittadini vogliono questo, perché dovrei tirarmi indietro?”. Eppure, subito dopo, frena: “Devo essere sincero: al momento aspettiamo e vediamo, a settembre, come si muove la politica e come si allinea. Devo capire bene determinati passaggi”.

Uno dei nodi, spiega, è la correttezza istituzionale nei confronti del sindaco uscente, Franz Caruso: “Voglio essere corretto anche con lui. Non voglio passare per traditore. Voglio essere corretto e concreto”. La condizione che pone per una discesa in campo resta però chiara: “Ci deve essere un progetto a favore dei cittadini, vincente, con una visione”, possibilmente costruito nell’area del centrosinistra, attorno a “una persona giusta, che la città vuole e che può davvero vincere”. E se quel progetto non dovesse concretizzarsi, non esclude di ripetere la scelta solitaria già fatta nel 2021: “Nessuno mi vieta di provare, di nuovo, una battaglia tutta mia, al di fuori dei partiti, insieme a chi vuole seguirmi, ma sempre sulla stessa linea: lavorare per i cittadini, non per interessi personali. Politici per interesse personale non ne voglio, non esiste una cosa del genere”.

De Cicco tiene poi a sgombrare il campo da un possibile equivoco, quello della convenienza personale: “Se dovessi guardare alla mia convenienza, non mi converrebbe candidarmi. Questa è la verità. Le poltrone ce le ho già, non vado a cercarne un’altra. Ma sono una persona che ha dei sogni, una persona libera: sono libero e non devo dare conto a nessun partito”. Un ragionamento che lega, poi, al quadro politico cittadino: “Ragiono da centrosinistra, perché lì mi sono trovato per il ballottaggio del 2021, e in Regione ci siamo organizzati per restare in quell’area”. Non risparmia però una lettura critica dello stato delle forze in campo: “Il Partito Democratico oggi è frantumato in città, e le altre forze del centrosinistra – Cinque Stelle, Alleanza Verdi e Sinistra – non hanno una forza politica e numerica che possa fare davvero la differenza. È una partita importante e complicata”.

Sui tempi della decisione, infine, è netto: “Settembre-ottobre è il momento giusto: altrimenti sarebbe una mancanza di rispetto verso i cittadini, che devono sapere per tempo chi è il candidato e cosa vuole fare. Non voglio arrivare ad aprile a fare ancora tavoli e tavolini”. E chiude con un avvertimento a chi, dice, remerebbe contro: “Se qualcuno prova a fare giochi, io fermo tutto. Come ho già fatto con Occhiuto: saluto, e mi candido. Non andrà per le lunghe”.

De Cicco lancia infine una stoccata a chi, sui social, presenta programmi elettorali senza – a suo dire – conoscere realmente i conti del Comune: “Non conoscono il bilancio del Comune di Cosenza. Non esistono i fondi per realizzare quello che promettono in quei video. Il Comune è in dissesto: prima di parlare di nuove strutture sanitarie o di altre megalomanie, bisognerebbe sapere che a stento si garantiscono i servizi essenziali”. Il suo metodo, rivendica, sarebbe diverso: “Un programma si costruisce partendo dal bilancio vero, non per prendere qualche voto in giro. Questo io non lo farò mai”.

Una decisione ancora da prendere, ma con una certezza: “Non devo dare conto a nessuno”

Il futuro politico di Francesco De Cicco, dunque, resta ancora da definire. La candidatura a sindaco di Cosenza nel 2027 non è stata annunciata, ma nemmeno esclusa. Il consigliere regionale fissa un orizzonte temporale preciso, settembre-ottobre, quando il quadro politico dovrebbe essere sufficientemente chiaro per capire se esistono le condizioni per costruire un progetto competitivo.

La certezza, invece, è il metodo. De Cicco vuole continuare a rivendicare quella libertà politica che, a suo dire, ha caratterizzato tutto il suo percorso: dai quartieri popolari alla Regione, passando per le esperienze amministrative e per la candidatura solitaria del 2021. “Sono libero e non devo dare conto a nessun partito”, ribadisce.

Ed è proprio questa libertà che potrebbe diventare, ancora una volta, la chiave della sua prossima scelta. Se il centrosinistra riuscirà a individuare un progetto condiviso e una candidatura capace di unire e vincere, De Cicco non esclude di sostenerla. Se invece dovessero prevalere logiche di partito, veti o “giochi”, la possibilità di una nuova corsa autonoma resterebbe sul tavolo.

Per ora, quindi, nessuna investitura e nessuna rinuncia. La partita per Palazzo dei Bruzi è aperta, così come resta aperta la porta a una nuova sfida personale. Una cosa, però, De Cicco la mette in chiaro: “Le poltrone ce le ho già, non vado a cercarne un’altra”. La prossima scelta, assicura, non sarà dettata dalla convenienza personale, ma dalla possibilità di costruire un progetto che, prima ancora di vincere le elezioni, abbia una visione concreta per Cosenza e per i suoi cittadini.

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