10 Agosto 2026
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Gratteri: “Una giornata per gli errori giudiziari? Facciamola anche per gli errori politici”

Il procuratore parte dal sì della Camera alla Giornata Enzo Tortora e indica nella carenza di medici un clamoroso caso di mancata programmazione politica: "A chi chiediamo il conto?"

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Un errore giudiziario può distruggere una vita. Un errore politico può presentare il conto a un’intera generazione. Ma chi riconosce il secondo? E soprattutto: chi ne risponde? È la domanda, insieme seria e provocatoria, lanciata da Nicola Gratteri davanti alle circa 700 persone che hanno riempito l’anfiteatro di Torre Marrana, a Ricadi. Il procuratore della Repubblica di Napoli prende spunto dall’approvazione alla Camera della proposta di legge che istituisce la Giornata nazionale “Enzo Tortora” in memoria delle vittime degli errori giudiziari. Non contesta il provvedimento ma ne rovescia la prospettiva e porta il ragionamento sul terreno della responsabilità di chi governa, decide e programma il futuro del Paese. “L’altro giorno hanno approvato la legge della giornata sugli errori giudiziari, va bene. Ma perché non facciamo anche la giornata sugli errori politici?“, domanda Gratteri. Una battuta solo in apparenza. Perché subito dopo arriva l’esempio concreto: la carenza di medici, le liste d’attesa e una crisi annunciata da anni ma mai realmente affrontata.

La Giornata Enzo Tortora approvata dalla Camera

La proposta richiamata da Gratteri è stata approvata dalla Camera dei deputati il 4 agosto 2026 e trasmessa al Senato. Il testo prevede di celebrare il 17 giugno, anniversario dell’arresto di Enzo Tortora, la giornata nazionale dedicata alle vittime degli errori giudiziari. L’obiettivo è promuovere, anche nelle scuole, una riflessione sul valore della libertà personale, della dignità, della presunzione d’innocenza e del giusto processo. La legge, però, non ha ancora concluso il suo iter parlamentare: dopo il primo via libera di Montecitorio dovrà essere esaminata da Palazzo Madama. Gratteri parte dunque da un provvedimento che considera legittimo e condivisibile. Il suo bersaglio non sono le vittime degli errori giudiziari, ma l’assenza di un analogo principio di responsabilità quando a sbagliare è la politica.

“Sapevamo che nel 2026 sarebbero mancati i medici”

Il procuratore sceglie un esempio che in Calabria assume un peso ancora maggiore: la mancanza di personale negli ospedali e il ricorso a professionisti provenienti dall’estero. “Noi dieci anni fa sapevamo che oggi, 2026, sarebbero mancati i medici“, afferma. “Oggi stanno venendo i medici dall’Albania o da Cuba ma scusate: se sapevamo che sarebbero mancati i medici nel 2026, questo non è un errore politico, un errore di strategia politica?“.

La questione posta da Gratteri non riguarda una scelta sbagliata compiuta sotto la pressione di un’emergenza improvvisa. Riguarda ciò che era già prevedibile: pensionamenti, carenza di specialisti, numero insufficiente di professionisti e progressivo impoverimento degli organici. Se il problema era conosciuto con largo anticipo, il mancato intervento diventa, nella sua lettura, un errore di visione e di programmazione: chi risponde delle conseguenze di una decisione non presa e di tutte le conseguenze che ha prodotto e sta producendo?

“Chi paga oggi? A chi chiediamo il conto?”

Gratteri incalza la platea con una serie di interrogativi. “E chi è che paga oggi? A chi chiediamo il conto?“. Poi coinvolge direttamente anche il mondo dell’informazione con una domanda precisa. “Quale giornalista va a chiedere al ministro dell’epoca: “Senta, scusi, ma lei otto anni fa, sette anni fa non sapeva che nel 2026 non avremmo avuto medici?”“. Il conto, sostiene il procuratore, viene presentato oggi ai cittadini. A chi non riesce a prenotare una visita, a chi deve attendere mesi per un esame, a chi è costretto a rivolgersi alla sanità privata o a spostarsi fuori regione. “E oggi le liste d’attesa si allungano. Per tanti altri motivi, ma anche perché non ci sono medici“, aggiunge Gratteri. È il punto centrale del suo ragionamento: un errore politico non resta confinato nei palazzi istituzionali e non si esaurisce con la fine di una legislatura. Continua a produrre conseguenze molto tempo dopo, mentre chi lo ha commesso raramente è chiamato a risponderne.

La provocazione sui test: “Facciamoli anche ai politici”

Gratteri collega il tema degli errori politici ai test psicoattitudinali previsti per l’accesso in magistratura e rilancia. “Bisogna fare i test psicoattitudinali, giusto, ma facciamoli anche per i politici“, afferma. Poi aggiunge, alzando ulteriormente il tono della provocazione: “Ora che ci troviamo, facciamo l’alcoltest e il narcotest, così siamo tutti più tranquilli, no?“. La platea applaude. Dietro la battuta resta una questione molto seria: perché chi esercita il potere giudiziario deve essere sottoposto a nuovi controlli e chi assume decisioni capaci di condizionare la vita di intere comunità non dovrebbe rispondere con la stessa intensità delle proprie capacità e dei propri errori?

La politica senza memoria dei propri sbagli

Il ragionamento di Gratteri ruota attorno a una parola che ricorre spesso nei suoi interventi: visione. Governare non significa soltanto affrontare l’emergenza del giorno, ma prevedere ciò che accadrà tra cinque, dieci o vent’anni. Formare medici, magistrati, investigatori e tecnici richiede tempo. Quando il problema esplode è spesso già troppo tardi per rimediare. La giornata dedicata alle vittime degli errori giudiziari nasce per conservare una memoria e impedire che gli stessi meccanismi si ripetano. Gratteri chiede provocatoriamente che lo stesso criterio venga applicato alla politica: ricordare le scelte mancate, individuare chi le ha assunte e misurarne gli effetti sulla società. Non per celebrare un rito annuale o allungare l’elenco delle ricorrenze istituzionali. Ma per rispondere a una domanda che, a Torre Marrana, resta sospesa anche dopo gli applausi: quando un errore politico danneggia un’intera generazione, chi paga davvero il conto?

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