17 Ottobre 2026
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Il candidato a sindaco di Catanzaro si decide a Roma: Sergio Abramo e la partita che agita il centrodestra

L’intesa nazionale punta a chiudere la partita sulla candidatura, ma in città si discute di primarie, civiche e alternative. Sullo sfondo il ruolo di Abramo, mentre restano da verificare le ricostruzioni sulle manovre locali

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A Catanzaro, in viste delle elezioni Comunali della prossima primavera, il centrodestra cerca il candidato sindaco, ma la partita si decide a Roma. E proprio questa distanza tra il tavolo nazionale e il fermento locale rischia di trasformare la scelta in una lunga guerra di posizionamento. Il nome non è ancora stato scelto, ma sarà il partito designato a indicarlo, evitando veti e trattative locali. L’intesa nazionale dovrebbe chiudere la discussione prima ancora che la discussione cominci davvero: niente investiture costruite in città, niente candidature imposte attraverso accordi paralleli, niente primarie utilizzate per ribaltare un equilibrio già definito.

Il movimento in città

Mentre Roma definisce l’intesa, a Catanzaro circolano ipotesi di primarie, candidature e liste civiche. Ogni voce alimenta la successiva, ogni disponibilità viene letta come una prova di forza e ogni riunione diventa il possibile preludio a una candidatura alternativa. Le primarie vengono evocate come strumento di partecipazione, ma nel centrodestra molti le considerano soprattutto un modo per riaprire una partita che l’accordo nazionale vorrebbe chiudere. Se il partito indicato dall’intesa dovesse scegliere un nome, proporre una consultazione locale significherebbe mettere in discussione il metodo, il candidato e forse l’intera coalizione.

Negli ambienti del centrodestra si fa strada l’idea che dietro molte iniziative ci sia Sergio Abramo.
Non ci sono prove pubbliche di una regia diretta, ma la convinzione cresce tra alleati e amministratori. Il sospetto non riguarda necessariamente un piano unico e dichiarato: riguarda piuttosto una rete di contatti, incoraggiamenti e disponibilità che potrebbe mantenere aperte tutte le opzioni fino all’ultimo momento.
L’attivismo di Abramo, quattro volte sindaco e oggi alla guida dell’ARSAI, conosce bene gli equilibri cittadini. Sa quali candidature possono crescere, quali liste possono diventare decisive e quali malumori possono trasformarsi in consenso. Il suo attivismo irrita gli alleati, che lo percepiscono come un ostacolo alla candidatura unitaria. Il timore è che ogni iniziativa, anche indiretta, possa servire a indebolire il percorso comune: prima alimentando il dibattito sulle primarie, poi sostenendo la necessità di un candidato civico, infine lasciando aperta la possibilità di una soluzione diversa da quella indicata da Roma. Lui guarda a Palazzo De Nobili. Nel centrodestra, invece, qualcuno guarda all’ARSAI e si chiede se il suo ruolo istituzionale sia compatibile con una partita politica autonoma. La questione non è soltanto personale. Se un esponente con una lunga esperienza amministrativa continua a muovere relazioni e candidature mentre ricopre un incarico istituzionale, gli alleati temono che la campagna elettorale possa trasformarsi in un conflitto permanente tra il tavolo nazionale e il territorio.

La decisione

Mentre a Catanzaro si muovono candidature e liste, la scelta del candidato spetta al partito indicato dall’intesa nazionale. La coalizione dovrà sostenerlo, senza primarie né veti locali. Ma proprio il rifiuto delle primarie potrebbe diventare il punto di rottura: se la decisione arriverà da Roma, chi resterà fuori dall’intesa rischierà di essere considerato fuori dalla partita, forse non soltanto dalla candidatura ma anche dagli incarichi e dagli equilibri regionali.

Il rischio è che il centrodestra arrivi alla vigilia del voto con più candidati, più liste e nessuna vera sintesi. In quel caso, la confusione non sarebbe un effetto collaterale, ma lo strumento per bruciare il candidato ufficiale, indebolire la coalizione e lasciare aperta una via di ritorno per chi oggi si muove dietro le quinte. La sensazione, però, è che questa volta i vertici abbiano già deciso. Roma dovrebbe essere la risposta, mentre chi si muove contro l’intesa rischia di perdere non soltanto la candidatura, ma anche il proprio spazio politico. Le pedine locali non sembrano aver compreso fino in fondo che la scacchiera è altrove e che domani potrebbe essere fuori chi oggi insiste nel muoversi. E, a forza di chiedersi chi muova le pedine, molti sembrano avere già una risposta: Sergio Abramo.

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