22 Settembre 2026
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Il nodo Dulbecco agita Catanzaro: continuità o controllo? Quando la sanità diventa terreno di scontro politico

I consiglieri comunali chiedono la proroga del management, ma dentro l’azienda crescono i malumori: università marginalizzata, risorse concentrate sul Pugliese e stop ai ricoveri in Policlinico

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I consiglieri comunali di Catanzaro chiedono continuità alla guida dell’Azienda ospedaliero-universitaria Dulbecco. Una richiesta presentata come unanime, motivata dall’esigenza di non interrompere un percorso di integrazione complesso e ancora in corso. Ma dietro la parola d’ordine della stabilità, emergono interrogativi politici e istituzionali che meritano un approfondimento, senza sconti e senza pregiudizi. L’interlocutore chiamato in causa è Roberto Occhiuto, nella sua veste di commissario ad acta per la sanità. Ed è proprio attorno al perimetro delle sue scelte – reali o attribuite – che si addensano le tensioni.

Continuità gestionale o indirizzo politico?

Il documento dei consiglieri invoca la proroga dell’intero management della Dulbecco per evitare discontinuità in una fase definita “di massima operatività”. L’argomento è noto: cambiare ora potrebbe rallentare decisioni strategiche, creare incomprensioni e dilatare i tempi di una fusione già complessa tra Pugliese-Ciaccio e Mater Domini.

Ma la domanda che si affaccia è un’altra: fino a che punto la politica comunale può (o deve) incidere su scelte che toccano sanità e università? La richiesta di continuità, se letta in controluce, rischia di apparire come un endorsement politico o peggio una questione di campanile, più che come una valutazione tecnica indipendente, in un ambito così delicato come quello sanitario. In questo contesto va ricordato come da mesi la politica locale discuta su dove far nascere il nuovo ospedale cittadino, senza riuscire a trovare una soluzione.

Il nodo Carbone e il “no” a Cosenza

Sul tavolo il tentativo del presidente Occhiuto di destinare Simona Carbone – commissario straordinario della Dulbecco – all’Asp di Cosenza. Un’ipotesi che non si è concretizzata perché la diretta interessata avrebbe declinato l’invito. Così il governatore e commissario della Sanità calabrese ha optato per un altro manager Vitaliano De Salazar, direttore generale dell’Azienda Ospedaliera di Cosenza e adesso anche a capo dell’Asp cosentina che guiderà ad interim insieme ai agli ospedali di Corigliano-Rossano, Castrovillari, Cetraro e Paola.

Malumori interni: quando il dissenso arriva dai reparti

Mentre in Consiglio comunale si chiede compattezza, all’interno della Dulbecco crescono i mugugni di una buona parte del personale medico sempre più allergico alle intrusioni della politica nella sanità. Tra i punti più frequentemente citati: la presunta marginalizzazione della componente universitaria come interlocutore strategico; la percezione di una concentrazione di risorse e personale sul presidio Pugliese, a scapito del Policlinico; la decisione – definita da alcuni come “clamorosa” – di bloccare i ricoveri in Policlinico, considerato ormai come una dependance del presidio Pugliese, ultimo atto in ordine cronologico che avrebbe alimentato il malcontento. Si tratta di valutazioni soggettive, ma il dato politico è evidente: la narrazione della piena condivisione interna da parte di chi lavora nella trincea della sanità, non è unanime quanto quella dei consiglieri, che fino ad ora si erano mostrati distanti dalle questioni sanitarie.

Università e sanità: chi decide cosa?

La Dulbecco è un’azienda ospedaliero-universitaria. Questo significa che la dimensione assistenziale, quella accademica e quella della ricerca dovrebbero procedere in equilibrio. Quando una di queste componenti si sente marginalizzata o peggio esautorata, il rischio non è solo organizzativo, ma sistemico: formazione, ricerca e attrattività rischiano di finire in secondo piano, favorendo altre realtà rampanti e vicine geograficamente.

Da qui l’interrogativo, legittimo e politico: i consiglieri comunali stanno chiedendo continuità gestionale o stanno di fatto avallando un modello che ridefinisce i rapporti di forza tra sanità e università? La continuità può essere una virtù. Ma non può diventare un dogma. Soprattutto quando, accanto alle dichiarazioni ufficiali, emergono segnali di disagio che meritano ascolto. Ignorarli, in nome di una paventata unità politica, rischia di produrre l’effetto opposto: allungare le ombre su un percorso che avrebbe invece bisogno di luce e rendere vani gli sforzi quotidiani profusi da tanti professionisti per rendere migliore la sanità calabrese.

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