“La violenza non finisce quando si fermano le armi: la violenza continua a scavare dentro chi la subisce”. È con queste parole che Maria Ida Santopaolo, farmacista di 29 anni originaria di Terranova di Sibari, ha raccontato il dramma vissuto dopo il tentato femminicidio del 2 giugno.
La giovane è stata aggredita a coltellate sotto casa, nel proprio paese in provincia di Cosenza, da un uomo che considerava uno dei suoi amici più cari. La sua testimonianza è stata resa durante una conferenza stampa alla Camera dei Deputati, dove ha descritto non soltanto la brutalità dell’aggressione, ma anche le conseguenze che continuano a condizionare la sua vita.
“Quello che consideravo uno dei miei amici più cari mi ha teso un agguato sotto casa, armato di coltelli, dando luogo a una brutale e violenta aggressione”, ha spiegato Santopaolo. Secondo il suo racconto, l’attacco sarebbe avvenuto dopo che aveva esercitato il proprio diritto di rifiutare una relazione sentimentale.
Le ferite fisiche guariscono, ma la paura resta
A distanza di mesi dall’aggressione, le ferite fisiche della 29enne stanno guarendo. Il trauma psicologico, invece, continua a incidere profondamente sulla sua quotidianità. “Oggi le mie ferite fisiche stanno guarendo, ma la mia vita dopo quell’episodio è radicalmente cambiata”, ha affermato la giovane, raccontando di affrontare un disturbo post-traumatico che definisce “profondo e logorante”.
Santopaolo ha descritto la perdita del senso di indipendenza e la difficoltà di sentirsi al sicuro anche nelle situazioni ordinarie. La paura di essere nuovamente aggredita, il timore di rimanere da sola e uno stato di allerta costante sono diventati elementi permanenti della sua vita. “La fortezza della mia indipendenza è crollata: oggi ho paura di rimanere fisicamente da sola, ho il terrore costante che qualcuno possa aggredirmi o farmi del male da un momento all’altro”.
“Vivo in uno stato di allarme perenne”
Nel corso della conferenza stampa, la farmacista ha spiegato come il trauma continui a manifestarsi anche quando la sua mente razionale riconosce di trovarsi in un contesto sicuro. “Anche se la mia mente razionale sa che in certi contesti sono al sicuro, il mio corpo non lo sa. Il mio corpo risponde agli stimoli in modo alterato, percependo un pericolo imminente anche dove non c’è”.
Una condizione che, ha raccontato, compromette il sonno, limita gli spostamenti autonomi e rende difficile recuperare la serenità precedente all’aggressione. “Vivo in uno stato di allarme perenne. Un allarme che mi toglie il sonno la notte, che mi impedisce di uscire da sola, che mi ha riportata a una paura quasi infantile del buio, e che mi rende immensamente difficile ritrovare anche solo un briciolo di quella serenità che mi è stata strappata via”.
L’educazione affettiva come strumento di prevenzione
Dalla propria esperienza, Maria Ida Santopaolo ha sviluppato l’obiettivo di portare nelle scuole una testimonianza diretta sulla violenza di genere, sul rispetto e sull’accettazione del rifiuto.
Per la giovane è necessario investire in un’educazione affettiva strutturata, che coinvolga sia le famiglie sia il sistema scolastico. “È fondamentale introdurre e promuovere un’educazione affettiva profonda, che deve partire certamente dalle famiglie, ma che deve trovare uno spazio strutturale e centrale nelle scuole”.
Santopaolo ritiene essenziale parlare ai ragazzi fin dall’adolescenza, promuovendo la consapevolezza dei confini personali e il rispetto delle scelte altrui. “Dobbiamo parlare ai ragazzi, educarli fin da giovani al valore del rispetto, al riconoscimento del confine e del limite dell’altro, e all’accettazione del rifiuto”.
La testimonianza partirà dalla Calabria
Il prossimo obiettivo della 29enne è entrare nelle scuole per raccontare ciò che le è accaduto e contribuire a una maggiore consapevolezza tra i giovani. Il percorso inizierà dalla Calabria, ma Santopaolo auspica di poter essere invitata anche in altre regioni italiane, per raggiungere il maggior numero possibile di studenti. La sua testimonianza vuole trasformare un’esperienza di violenza e sofferenza in un’occasione di prevenzione, educazione e riflessione sul valore del consenso, del rispetto e della libertà di dire “no”.













