22 Settembre 2026
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Narcotraffico e armi da Isola Capo Rizzuto alla Locride, la Dda di Catanzaro chiude l’inchiesta per 15 indagati (NOMI)

Dalle indagini sarebbe emersa un'associazione ben strutturata con compiti precisi, all'interno della quale una donna avrebbe svolto il doppio ruolo di vedetta e di contabile

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Una presunta associazione a delinquere ben strutturata, con ruoli e compiti definiti, che da gennaio 2024 avrebbe gestito lo spaccio di cocaina, hashish e marijuana tra Isola Capo Rizzuto, Crotone e il litorale jonico fino alla Locride, un gruppo armato rispetto al quale i sostituti procuratori della Dda di Catanzaro Stefania Caldarelli, Sarh Cacciaguerra e Corrado Cubellotti hanno chiuso le indagini nei confronti di 15 persone, coinvolte nell’inchiesta Last Minute che a marzo scorso ha portato a dieci misure cautelari. 

 I nomi degli indagati

Si tratta di Francesco Agostino, 29 anni, di Gioiosa Ionica (RC); Armando Bevilacqua, alias “Bacco”, 36 anni, di Crotone; Francesco Bruno alias “Pocket Coffee”, 29 anni, di Isola di Capo Rizzuto; Francesco Geraldi alias “Franco i Mena”, 59 anni, di Isola di Capo Rizzuto; Paolo Gualtieri, 24 anni, di Isola di Capo Rizzuto; Raffaele Gualtieri, 33 anni, di Isola di Capo Rizzuto; Francesco Laratta alias “Checco”, 26 anni, di Crotone; Gaetano Maesano, 38 anni, di Isola di Capo Rizzuto; Massimo Mazzaferro, 49 anni, di Gioiosa Ionica; Damiano Mellace, 36 anni, di Isola di Capo Rizzuto; Antonio Giuseppe Morrone, 27 anni, di Isola di Capo Rizzuto; Giuseppina Muto, 33 anni, di Crotone; Giuseppe Rubino, 33 anni, di Isola di Capo Rizzuto; Domenico Soda, alias “Dodò”, 21 anni, di Crotone e Matteo Scicchitano, 24 anni, di Crotone.

Il capo e i sodali

Al vertice del gruppo criminale, secondo gli inquirenti, Raffaele Gualtieri, considerato il promotore e l’organizzatore, colui che avrebbe mantenuto i contatti con i fornitori, pronto a ricevere le richieste degli assuntori anche tramite il fratello Paolo Gualtieri. Nelle sue mani la decisione della quantità di droga e dei relativi prezzi, dando direttive su dove consegnare e dove rifornirsi.Attorno a lui una struttura ben collaudata: il fratello Paolo Gualtieri, definito dalla Dda braccio operativo per i contatti con gli assuntori e le consegne. Francesco Bruno alias “Pocket Coffee”, l’uomo della logistica: si sarebbe procurato il narcotico dai fornitori, lo lavorava, lo suddivideva in dosi e lo portava in giro per le consegne al dettaglio. Giuseppina Muto, l’unica donna del gruppo, che avrebbe svolto un doppio ruolo, da un lato la vedetta, che segnalava la presenza delle Forze dell’Ordine sul territorio, dall’altro la contabile occulta, confezionava le dosi e predisponeva false giustificazioni per coprire gli introiti dello spaccio. 

I canali di approvvigionamento 


Per l’hashish il riferimento sarebbe stato Armando Bevilacqua alias “Bacco”, che secondo l’accusa avrebbe rifornito Gualtieri di almeno 1,5 chili di hashish. Per la cocaina, il fornitore principale sarebbe stato Francesco Laratta, con il suo corriere di fiducia Domenico Soda alias “Dodo”.  I due sono accusati di aver ceduto a Gualtieri partite enormi: 450 grammi il 5 aprile 2024, 1 chilo il 18 aprile, altri 450 grammi il 27 aprile, un carico da 160 grammi bloccato il 4 maggio con l’arresto di Soda a bordo di una Fiat 500, poi ancora 250 e 230 grammi il 23 maggio, 1 chilo il 27 maggio, 200 grammi il 19 giugno, 150 grammi il 28 giugno. Un fiume di cocaina. L’altro canale di cocaina arrivava dalla Locride, tramite Massimo Mazzaferro, accompagnato da Francesco Agostino, che il 30 luglio 2024 avrebbe consegnato un chilo di polvere bianca a Gualtieri a Isola. Maesano e Geraldi erano gli uomini che, su disposizione di Gualtieri, secondo le ipotesi accusatorie, andavano a prendere le partite dai fornitori e le portavano al capo. Rubino riceveva 100 grammi di hashish per lo smercio al dettaglio.

Le armi

Mellace era il “tester”: gli veniva consegnato un campione di cocaina per verificarne la qualita’ prima di acquistare partite piu’ grosse.
Gualtieri, Laratta e Bruno, secondo l’accusa, avevano la disponibilità di armi ed esplosivi, occultati in luoghi imprecisati. Il 27 marzo 2024, durante una perquisizione a casa di Raffaele Gualtieri, la Polizia trova un arsenale e un deposito di droga: sul tavolo del soggiorno 41,4 grammi di cocaina già divisa in 85 involucri, altri 43,8 grammi in 3 involucri e 390 grammi di hashish. In un borsone in camera da letto altri 438 grammi di cocaina in 8 involucri, quasi 2 kg di hashish in 20 panetti, 50 grammi di hashish sfuso, 3,5 grammi di marijuana e 29 grammi di sostanza da taglio. E sotto, una pistola Colt calibro 45, risultata rubata a Imola nel febbraio 2022 a Luciano Verlicchi. Il 16 aprile 2024, a casa di Gualtieri e Laratta, saltano fuori altre armi: una parabellum 7,65 con 100 cartucce, un fucile automatico, due pistole calibro 357 e una calibro 9, tutte clandestine e di provenienza delittuosa. Decine di episodi di spaccio al dettaglio contestati dal 24 gennaio 2024 al luglio 2024, con cessioni da 15, 20, 30, 50, 100 euro, ricostruite tramite intercettazioni e pedinamenti. Un’organizzazione che in base a quanto riportato nell’avviso di conclusione delle indagini, avrebbe avuto una continuità operativa, una divisione di compiti e una capacità di approvvigionamento che andava ben oltre lo spaccio di piazza, con collegamenti diretti con i fornitori della Locride e del crotonese.

Il diritto di difesa

Gli indagati, (difesi dagli avvocati Luigi Villirilli, Domenico Magnolia, Sergio Rotundo, Roberto Coscia, Luigi Frustaglia, Pasquale Lepera, Antonio Mittica, Paolo Salice e Mario Lucente), avranno venti giorni di tempo per chiedere di essere sentito dalla Dda, rilasciare dichiarazioni spontanee, depositare memorie difensive e compiere ogni altro atto utile per l’esercizio del diritto di difesa, prima che i magistrati procedano oltre con una richiesta di rinvio a giudizio. 

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