30 Agosto 2026
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Guerra della “casacche” a Lamezia, Murone caccia i vannacciani e Furgiuele mostra la foto del brindisi: “Sapeva tutto”

ll sindaco accusa: "Non accetto lezioni da chi tradisce il mandato elettorale". Il deputato risponde mostrando la foto del 24 agosto: "Sapeva tutto e brindava con noi"

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A Lamezia Terme la crisi non riguarda più soltanto un assessore revocato. E forse non l’ha mai riguardato. Lo scontro esploso tra il sindaco Mario Murone e Futuro Nazionale, il movimento che fa riferimento a Roberto Vannacci e che in Calabria ha nel deputato Domenico Furgiuele uno dei suoi principali esponenti, sta assumendo le dimensioni di una vera resa dei conti dentro la coalizione che nel 2025 ha conquistato Palazzo Maddamme.

Da una parte Murone rivendica il diritto – e il dovere – di difendere la coerenza politica della propria maggioranza: chi cambia collocazione nazionale, sostiene il sindaco, non può pretendere di restare come se nulla fosse dentro la stessa compagine amministrativa. Dall’altra Furgiuele rovescia completamente il ragionamento: non ci sarebbe stato alcun tradimento del patto con gli elettori, perché la scelta nazionale di Futuro Nazionale sarebbe stata conosciuta dal primo cittadino. E per dimostrarlo mette sul tavolo non soltanto parole, ma una fotografia: quella che, secondo il deputato, risale al 24 agosto 2026, pochi giorni prima dello strappo. È qui che la vicenda smette di essere una normale polemica di Palazzo e diventa politicamente interessante. Perché in discussione non c’è semplicemente chi abbia ragione tra Murone e Furgiuele. C’è una domanda più grande: quanto può cambiare una maggioranza dopo il voto senza cambiare il patto sul quale quella maggioranza è nata?

Murone rompe gli indugi: “Chi cambia casacca è fuori”

Il sindaco sceglie una lettera aperta ai cittadini per motivare la revoca dell’incarico assessorile a Donatella Amicarelli, esponente riconducibile all’area vannacciana: “Nel 2025 abbiamo stretto un patto chiaro con Voi elettori, basato su un programma di centrodestra e su valori precisi. Chi decide di ‘cambiare casacca’ a mandato in corso, abbracciando progetti politici del tutto incompatibili con i nostri princìpi di solidarietà e rispetto dei diritti della persona, compie una scelta legittima ma si pone automaticamente ed irreversibilmente fuori dalla nostra maggioranza”. Poi la frase destinata inevitabilmente a diventare il titolo politico della giornata: “Non accetto lezioni da chi tradisce il mandato elettorale”.

Murone prova così a spostare il terreno dello scontro. Non un problema personale con Amicarelli. Non un giudizio amministrativo sul lavoro svolto. Ma una questione politica: il mandato ricevuto dagli elettori. Un argomento tutt’altro che secondario. Le amministrazioni comunali vengono costruite attraverso coalizioni, liste, programmi e identità che contribuiscono alla formazione del consenso. Se durante la legislatura una componente modifica radicalmente il proprio riferimento politico nazionale, per il sindaco quella trasformazione non può essere considerata irrilevante. Proprio su questo punto si apre la falla con Futuro Nazionale

La fotografia del brindisi che cambia il terreno dello scontro

Furgiuele replica senza cercare mediazioni. “Leggo che il sindaco Murone non accetta lezioni da chi ‘cambia casacca’. E allora la prima risposta viene spontanea, da che pulpito viene la predica?“. Il deputato ricostruisce anzitutto la fase precedente alla candidatura di Murone, sostenendo che l’attuale sindaco avrebbe valutato interlocuzioni sia con il centrodestra sia con il centrosinistra. “Io ricordo molto bene il professor Murone, prima delle elezioni, venire a casa mia, nel mio seminterrato, avvolto nel suo cappottone e accompagnato da due persone di Gizzeria, a ragionare tranquillamente sulla possibilità di candidarsi tanto con il centrodestra quanto con il centrosinistra”.

È una ricostruzione di parte, naturalmente, attribuita direttamente a Furgiuele. Ma serve al deputato per demolire alla radice l’accusa di trasformismo: chi oggi distribuisce patenti di appartenenza, sostiene, avrebbe avuto a propria volta una fase politica molto più mobile. La parte più delicata della risposta, tuttavia, arriva dopo. Furgiuele afferma che Murone sarebbe stato informato della collocazione politica assunta da Futuro Nazionale e, soprattutto, della posizione sulle elezioni suppletive di Reggio Calabria. “Fino allo scorso giovedì, il professor Murone era perfettamente edotto anche della nostra posizione politica sulle elezioni suppletive di Reggio Calabria”. E aggiunge un particolare destinato a pesare nel racconto pubblico della crisi: “Quando nel corso della conversazione abbiamo persino ipotizzato possibili ritorsioni politiche da parte del presidente Occhiuto per la scelta compiuta da Futuro Nazionale, Murone prese, come al solito, il bicchiere in mano e fece un brindisi”. È questo il punto politico più insidioso per il sindaco. Perché se la versione di Furgiuele corrispondesse alla sequenza dei fatti, il tema non sarebbe più soltanto la scelta compiuta da Futuro Nazionale, ma il momento in cui quella scelta sarebbe diventata incompatibile con la permanenza in maggioranza.

Il nome che aleggia sulla crisi: Roberto Occhiuto

Murone affronta direttamente anche il tema delle presunte pressioni esterne. “Lamezia Terme non è un’isola, e questa amministrazione non è un corpo separato. Facciamo parte di una coalizione che governa la Regione e il Paese, e da questa appartenenza derivano responsabilità e opportunità per la Città”. La frase merita attenzione perché va oltre la polemica del momento. Il sindaco non nega il valore politico dei rapporti con i livelli regionali e nazionali del centrodestra. Al contrario, lo rivendica apertamente. “Stare dentro quel sistema, con lealtà e con la schiena dritta, è il modo in cui un sindaco porta risorse alla propria città”.

Tradotto dal linguaggio istituzionale a quello politico: Lamezia non può permettersi di comportarsi come un corpo autonomo rispetto alla coalizione che governa la Calabria e il Paese. È una posizione comprensibile dal punto di vista di un primo cittadino che deve amministrare la terza città della Calabria e confrontarsi quotidianamente con Regione e Governo. Ma è esattamente qui che Furgiuele prova a inserire il sospetto politico più pesante: che la rottura con Futuro Nazionale sia maturata non per ragioni amministrative lametine, ma come conseguenza dello scontro apertosi altrove. Il deputato parla esplicitamente di possibili “ritorsioni politiche da parte del presidente Occhiuto”, sostenendo che l’argomento sarebbe stato affrontato alla presenza dello stesso Murone.

Non viene fornita, nella polemica, una prova di ordini o imposizioni provenienti dall’esterno. E sarebbe improprio trasformare un’accusa politica in un fatto accertato. Ma il punto ormai esiste e sarà difficile cancellarlo dal dibattito: la decisione è nata a Lamezia o Lamezia ha risentito dello scontro più ampio dentro il centrodestra calabrese?

Dal voto per Murone alla rottura: la questione dei “tremila”

C’è poi un numero che Futuro Nazionale mette sul tavolo e che rischia di diventare ancora più importante delle fotografie: tremila voti. Furgiuele rivendica infatti per il proprio gruppo “un apporto di circa tremila voti” alla vittoria di Murone. “Quegli uomini e quelle donne erano abbastanza coerenti quando servivano per vincere le elezioni, abbastanza presentabili quando servivano per scrivere il programma e abbastanza competenti quando servivano per amministrare. Sono diventati improvvisamente incompatibili soltanto quando la politica ha ordinato di liberarsene”.

È la parte più efficace politicamente della controffensiva. Perché consente a Futuro Nazionale di spostarsi dalla posizione scomoda di chi ha cambiato riferimento politico a quella di socio fondatore della vittoria elettorale che sostiene di essere stato espulso dopo avere portato voti, uomini e contributi programmatici. Furgiuele sostiene inoltre che il programma amministrativo sarebbe stato costruito con un contributo significativo del suo gruppo e cita Giuseppe Serra, indicato come riferimento nella fase di elaborazione programmatica e oggi operante nella segreteria del sindaco. “Quindi basta riscrivere la storia. Noi non abbiamo tradito il programma amministrativo. Murone ha rotto unilateralmente un patto politico e amministrativo”.

La questione, politicamente, è esattamente questa. Si può rompere un rapporto nazionale senza rompere quello comunale? Murone risponde di no: se cambia l’identità politica, cambia inevitabilmente anche la compatibilità con la maggioranza. Futuro Nazionale sostiene il contrario: il patto sottoscritto con Lamezia riguardava un programma amministrativo e quel programma, afferma, non è stato mai rinnegato. Due concezioni opposte della stessa coalizione.

La guerra dei selfie e la delegittimazione politica

Lo scontro diventa poi personale sul terreno dell’amministrazione quotidiana. Murone attacca apertamente il modo in cui sarebbe stata gestita la delega al decoro. “Amministrare significa programmare e risolvere i problemi strutturali, non scattarsi un selfie o reclamare un palcoscenico per ogni singola buca tappata o per una strada spazzata”. E ancora: “Forse, se c’è qualcosa di cui rimproverarmi, è la libertà e fiducia di cui alcuni assessori hanno goduto e che, come nel caso di chi ha avuto in gestione il decoro della Città, hanno usato per propri fini ed inutili passerelle social”. Non è più soltanto una presa di distanza politica. È una valutazione severa sul metodo amministrativo seguito da chi fino a pochi giorni prima sedeva nella sua giunta.

Furgiuele reagisce frontalmente. “I nostri consiglieri e il nostro assessore hanno lavorato sul territorio, spesso fino a tarda notte, verificando personalmente servizi e interventi”. E aggiunge: “Mentre i nostri amministratori, anche di notte, erano per strada a verificare persino il lavoro delle spazzatrici della Multiservizi, qualcun altro poteva permettersi di stare comodamente altrove”. A questo punto la crisi supera definitivamente i confini di una normale redistribuzione di deleghe.

Quando una componente politica sostiene che il sindaco fosse a conoscenza delle sue scelte, quando il sindaco accusa quella stessa componente di avere utilizzato deleghe istituzionali per “passerelle social” e quando dall’altra parte si risponde contrapponendo chi lavorava di notte a chi “stava comodamente altrove”, significa che il rapporto fiduciario si è spezzato anche sul piano personale.

Murone si riprende Ambiente, Verde, Manutenzioni e Decoro

Il sindaco prova intanto a chiudere il capitolo amministrativo con una scelta precisa: avoca a sé le deleghe lasciate libere. “Ho assunto ad interim le deleghe all’Ambiente, al Verde Pubblico, alle Manutenzioni e al Decoro”. Murone ricorda che proprio quei temi erano stati centrali nella propria campagna elettorale e promette “una gestione seria, costante e silenziosa”. “I teatrini li lasciamo a chi ha tempo da perdere. Noi andiamo avanti insieme, lavorando in silenzio, per il bene della nostra Lamezia Terme”. È il tentativo di mandare alla città un messaggio di continuità: la crisi politica non deve trasformarsi in paralisi amministrativa.

Ma ora il sindaco dovrà dimostrare due cose. La prima è che la maggioranza disponga ancora dei numeri e della compattezza necessari per arrivare senza scosse al resto della consiliatura. La seconda, forse più difficile, è che la rottura con Futuro Nazionale possa essere raccontata agli elettori come una questione di coerenza e non come l’effetto locale di una guerra combattuta altrove nel centrodestra.

Il vero problema non è chi ha cambiato casacca

La fotografia del brindisi allegata da Furgiuele non dimostra da sola chi abbia ragione. Una fotografia racconta un momento, non necessariamente il contenuto politico di un accordo. Ma possiede una forza simbolica enorme. Perché rende plastica la domanda che Futuro Nazionale rivolge a Murone: come si passa, nel giro di pochi giorni, dal brindisi alla dichiarazione di incompatibilità politica?

Il sindaco ha una risposta: la politica impone chiarezza e chi sceglie un progetto differente rompe il patto originario. Furgiuele ne offre un’altra: Murone conosceva quelle scelte, le aveva accettate e avrebbe cambiato posizione soltanto successivamente. Adesso, però, la disputa sulle versioni rischia di essere persino meno importante delle conseguenze. Perché Lamezia è governata da una coalizione nata mettendo insieme anime differenti del centrodestra. Se una di quelle componenti rivendica di avere portato circa tremila voti, contribuito alla scrittura del programma e partecipato alla vittoria, la sua uscita non può essere liquidata come una semplice sostituzione in giunta. È uno strappo politico. E gli strappi, soprattutto quando avvengono a poco più di un anno dal voto, hanno sempre un prezzo.

Murone vuole dimostrare che la sua amministrazione può andare avanti più compatta, liberata da un’ambiguità politica. Futuro Nazionale proverà invece a dimostrare che senza il suo contributo quella maggioranza non sarebbe mai nata nella forma con cui ha vinto le elezioni. Il resto lo decideranno i numeri in Consiglio comunale, gli equilibri del centrodestra e, soprattutto, la capacità dell’amministrazione di continuare a governare. Perché dopo i brindisi, le fotografie e le accuse sulle casacche, resta la domanda che interessa davvero ai lametini: chi governerà Lamezia, con quale maggioranza e sulla base di quale patto politico?

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