Una rapina a mano armata, la fuga nel traffico e poi la risposta immediata dei carabinieri. Nel giro di poche ore gli investigatori sono riusciti a stringere il cerchio attorno ai presunti responsabili del colpo messo a segno nel pomeriggio di sabato 29 agosto a Soverato, ai danni di una ricevitoria Sisal situata nei pressi di una nota gelateria cittadina. Tre persone sono state fermate in serata e messe a disposizione dell’autorità giudiziaria.
La rapina e la fuga sul camioncino bianco
Secondo quanto ricostruito nelle ore successive al colpo, il gruppo sarebbe arrivato davanti alla ricevitoria a bordo di un camioncino bianco. Alcune persone, armate, sarebbero scese dal mezzo facendo irruzione nell’attività e facendosi consegnare l’incasso, per poi risalire rapidamente sul veicolo e fuggire lungo una strada particolarmente trafficata. Una sequenza durata pochi minuti. Poi sono partite le indagini. I carabinieri hanno effettuato i primi rilievi e acquisito le immagini degli impianti di videosorveglianza della zona, cercando di ricostruire il percorso seguito dal mezzo durante la fuga. Un lavoro investigativo serrato che avrebbe consentito di arrivare alla svolta già nella stessa serata.
Tre persone individuate in una pizzeria a Montepaone
I militari hanno infatti individuato tre persone all’interno di una pizzeria nel vicino comune di Montepaone, procedendo al loro fermo. I tre sono stati quindi messi a disposizione dell’autorità giudiziaria per gli accertamenti e i successivi provvedimenti di competenza. All’attività hanno lavorato i militari della Sezione Radiomobile, della Sezione Operativa e della Stazione Carabinieri di Soverato, con un intervento che ha provocato la reazione di apprezzamento di Unarma: “Quando arriva il momento di intervenire, i professionisti dell’Arma rispondono presente”. Il vice segretario generale regionale UNARMA Calabria, Daniele Ciambrone, ha espresso “il più vivo compiacimento e un convinto plauso” ai militari impegnati nelle attività successive alla rapina. “Ci sono momenti nei quali le parole non bastano. E questo è uno di quei momenti”, afferma Ciambrone.
Il rappresentante sindacale allarga quindi la riflessione al lavoro quotidiano dei Carabinieri e alle polemiche che spesso accompagnano l’operato delle forze dell’ordine. “Mentre troppo spesso assistiamo a una vera e propria gogna pubblica, nella quale chi indossa una divisa viene giudicato, processato e condannato sulle pagine dei giornali e sui social ancora prima che siano accertati i fatti, ci sono uomini e donne che continuano, in silenzio, a fare quello che hanno sempre fatto: servire lo Stato e proteggere i cittadini”.
Secondo Ciambrone, i militari sono chiamati a operare tra “responsabilità enormi, pressioni, vincoli e condizioni operative che stanno diventando sempre più difficili da sostenere”. “Eppure – sottolinea – quando arriva il momento di intervenire, i veri professionisti dell’Arma rispondono: presente”.
“La risposta di Soverato è una dimostrazione concreta”
Per Unarma, proprio quanto avvenuto dopo la rapina rappresenta un esempio dell’efficacia del lavoro svolto sul territorio. “La risposta data a Soverato ne è una dimostrazione concreta. Tempestività, capacità investigativa, sinergia tra i reparti e determinazione hanno prodotto un risultato che merita di essere sottolineato con forza”. Ciambrone definisce quindi i militari impegnati quotidianamente sul territorio “gli eroi silenziosi dell’Arma dei Carabinieri”.
“Non gli eroi da copertina, ma quelli della quotidianità. Uomini e donne che non svolgono il servizio per il solo stipendio, ma perché dentro quella divisa portano qualcosa che difficilmente può essere insegnato: un istinto naturale alla protezione dei cittadini e della Nazione. Un senso della missione che nasce prima di indossare gli alamari”.
Il plauso al tenente Coccia
Un riconoscimento particolare viene rivolto al tenente Alessandro Coccia, per quella che Ciambrone definisce “la puntuale e brillante azione di coordinamento”. Infine il ringraziamento a tutti i militari che hanno preso parte all’operazione: “A tutti i militari intervenuti va il nostro grazie. Perché mentre qualcuno giudica, loro continuano a servire. Mentre qualcuno parla, loro continuano ad esserci”.












