Non sarà facile per i segretari dei partiti di opposizione, che non dispongono della forza contrattuale del potere, ma anche per quelli delle forze minori di centrodestra, comporre liste seriamente competitive dalla seconda all’ultima casella.
Sì, perché la prima postazione, la nuova legge elettorale la riserva alle figlie e ai figli della gallina bianca, quelli che andranno in parlamento senza portare in dote il becco di un voto. Gli altri dovranno conquistarsi la pagnotta a suon di chilometri da percorrere in tutta la punta dello stivale, dato che si misureranno con un collegio nei fatti unico tanto per la Camera quanto per il Senato, sebbene per quest’ultimo il sistema preveda sfumature e meccanismi che il nostro Luca Latella ha chiarito. Quel che invece rileva oggi è l’effetto fuggi fuggi innescato dall’approvazione dello ‘Stabilucum’, sull’impiego del quale – va detto- si attende l’ultima parola, quella della Consulta in tempi auspicabilmente non lunghi dato l’approssimarsi del voto.
Il rischio per le Camere
Da qui il rischio che le camere non riescano a recepire speditamente le eventuali prescrizioni dei giudici costituzionali e si possa tornare perciò alle urne con l’attuale legge. Uno scenario da tenere nella debita considerazione in un panorama istituzionale schizofrenico come il nostro. Occorre ricordare che, con il precedente sistema dei nominati, il vertice delle liste elettorali poteva considerarsi abbastanza ambito soprattutto dai cosiddetti ‘calzoni ’, cioè a dire presidenti di questa o quella associazione, adulatori da salotto, CEO di produzioni fumose, prezzemolini di ogni minestra e frequentatori incalliti di comunicati stampa, insomma quell’antropologia farcita di vuoto di cui la società calabrese abbonda, come siamo soliti dire. Adesso che si vien pesati dalle preferenze con tanto di pericolo di figura barbina, molti ‘calzoni’ meditano di ritirare la loro perenne disponibilità ad entrare in lista in posizione di vertice: “O col sedere bloccato o nenti”.
Una preoccupazione cristianamente comprensibile
I segretari dei partiti lo sanno, ecco perché da ieri stanno moltiplicando gli sforzi per assicurarsi le prestazioni di gente con buona dotazione elettorale. E allora, chi può, anche con l’aiuto di Roma, farà perno sui consiglieri regionali o su ex membri di palazzo Campanella ancora elettoralmente parlando in forma e, ovviamente, su ex parlamentari capaci di rastrellare consensi dal Pollino allo Stretto, vedi Enza Bruno Bossio super accreditata in questo senso, poi bisognerà vedere se la nota dirigente dem accetterebbe . I leader regionali, al contrario, che non dispongono di donne e uomini nel nostro parlamentino o di ex di peso, tenteranno di ricercare valide soluzioni-traino tra i sindaci piu’ influenti, vedi Flavio Stasi e Franz Caruso sulla riva sinistra, ma anche l’uscente primo cittadino di Acri Pino Capalbo. Ad ogni buon conto, il focus sui potenziali ‘cacciatori’ di preferenze piu’ ambiti può attendere. Oggi cominciamo a dare un’occhiata al borsino dei’ bloccati’: sorvoleremo le cime tempestose, e per nulla fantasiose, delle possibili liste.
Partiamo dalle opposizioni
In ambito Pd, Nicola Irto, salvo improbabili slavine, capeggerà la scalata al Senato, mentre Nico Stumpo è fortemente indicato per Montecitorio. Nel Movimento politico piu’ famoso d’Italia nessuno ha la forza di smuovere Vittoria Baldino dalla sommità camerale mentre per il ramo alto del parlamento il rischio potrebbe essere quello di un paracadutato/a di prestigio, che non farebbe proprio impazzire l’opinione pubblica vicina ai Cinque Stelle. Dalle parti di Avs circolano i nomi di Giuseppe Campana e Fernando Pignataro, rispettivamente segretario di Sinistra italiana e portavoce di Europa Verde. Passando al centrodestra, nessun dubbio sulla primazia di Wanda Ferro a capo degli aspiranti deputati calabresi di Fratelli d’Italia, piu’ di uno invece per palazzo Madama per il quale, ovviamente, concorrono gli uscenti Orsomarso e Rapani.
Quanto alle posizioni apicali di Forza Italia, molto esse risentiranno degli effetti dell’opa lanciata da Roberto Occhiuto per la conquista della segreteria nazionale. Lo sfavillante tour nel il Bel Paese del Presidente della Calabria non deve trarre in inganno; l’esortazione va sottolineata mille volte, poiché son diversi i broccoletti che credono che la leadership sia già stata conquistata a colpi di media. Niente affatto: il percorso è ancora lungo e irto di difficoltà, specie se si dovesse andare ad una conta di natura congressuale dopo le prossime consultazioni. Insomma, il partito ce l’ha ancora in mano un certo Antonio Tajani, il quale, in questi giorni di festa patronale occhiutiana non se ne sta certo a guardare e prepara le sue contromosse, a partire dalle prossime liste.
La fedeltà granitica
Anche per questo la fedeltà granitica di esponenti di primo piano come l’onorevole Andrea Gentile potrebbe essere gratificata con la cima di lista per Montecitorio, con buona pace di qualche pluridecorato assessore e altri esponenti azzurri ai quali andrebbe invece una cima di rapa. Sul senato, Francesco Cannizzaro, il potente sindaco di Reggio Calabria, che ostile al ministro degli esteri non sarà mai e poi mai, esprimerà presto una indicazione, di concerto con il Gubernator. In gopp ‘o Carroccio l’aria è tesa, ma sarà difficile estromettere l’uscente Simona Loizzo dalla prima posizione per la Camera. Per il Senato non è, al contrario, una novità che si guardi con estremo interesse all’attuale vicepresidente della giunta regionale, Filippo Mancuso, sempre che Salvini dopo la nefasta gragnuola di commissari esterni inviati ciclicamente in Calabria negli ultimi 7 anni , non decida di paracadutare anche qualche ‘straniero’ : “prima i calabrisi”.
Sul fronte Noi Moderati c’è una figura che troneggia su tutti: Pino Galati. Il già uomo di governo ha dato personale, passione e sostanza elettorale, insieme a Vito Pitaro, ad una creatura centrista che altrimenti avrebbe avuto alle nostre latitudini lo stesso appeal di una multa, visto che il proprio leader nazionale è un ‘simpatihone’ poco conosciuto. Se ci saranno le liste di Noi Moderati, e non vediamo perché non dovrebbero esservi in una delle poche realtà (la Calabria) dove questo partito tira, Galati può solo scegliere come e dove candidarsi.
Futuro Nazionale
Tutti scommettono su Domenico Furgiuele al primo posto del cartello camerale. E vorremmo ben vedere il contrario, dato che l’ex deputato leghista del partito di Vannacci è leader calabrese. Nessuno invece quota Giannetta per una candidatura bloccata ad un seggio dell’altro ramo del Parlamento: “Ha già dato- ci vien sussurrato- se poi vuole candidarsi per drenare preferenze è il ben venuto”. Ma allora chi ci va al senato, senza passare dalle urne? Ve lo diremo nella prossima puntata del Borsino.














