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18 Giugno 2026
18 Giugno 2026
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Meloni tra Artico, Ucraina e sicurezza: “Deterrenza unica garanzia di pace. Nessuna forzatura sui referendum” (VIDEO)

Dalla Groenlandia alla riforme della giustizia. Nella conferenza stampa alla Camera, la premier difende la linea del governo: no a interventi militari diretti, centralità della Nato, più rigore su criminalità.

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È in corso nell’Aula dei Gruppi parlamentari della Camera dei Deputati la conferenza stampa della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, organizzata dal Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti in collaborazione con l’Associazione della Stampa parlamentare. Al centro dell’incontro i principali dossier di politica estera, sicurezza, libertà di stampa e riforme istituzionali.

Groenlandia e Artico: “Tema strategico, ma no a interventi Usa”

La premier ha escluso uno scenario di azione militare statunitense in Groenlandia, definendolo non realistico e comunque non condivisibile. «Non converrebbe a nessuno, neanche agli Stati Uniti», ha affermato, ricordando come la stessa Washington abbia escluso un’ipotesi di questo tipo.

Meloni ha però sottolineato che i metodi assertivi degli Usa stanno riportando l’attenzione sull’importanza strategica dell’Artico, soprattutto sotto il profilo della sicurezza internazionale. «È un tema che coinvolge anche noi», ha detto, ricordando che anche la NATO ha individuato l’area artica come prioritaria. Entro fine mese, ha annunciato, il ministero degli Esteri presenterà una strategia italiana per l’Artico, con tre obiettivi chiave: tutela dell’area artica, supporto alle imprese italiane, sviluppo della ricerca scientifica

Venezuela: apertura su detenuti politici

In una nota ufficiale, Meloni ha dichiarato di seguire con attenzione la situazione in Venezuela, esprimendo gratitudine alla presidente Delcy Rodríguez per l’avvio della liberazione di detenuti politici, tra cui alcuni cittadini italiani. L’auspicio, ha spiegato, è l’apertura di una nuova fase di relazioni costruttive tra Roma e Caracas.

Libertà di stampa: “Pilastro della democrazia”

«La libertà di stampa è il presupposto fondamentale dello stato di salute di qualsiasi democrazia», ha ribadito la presidente del Consiglio. Meloni ha ricordato: il primo via libera alla proposta di legge che istituisce una giornata in memoria dei giornalisti uccisi, ora all’esame del Senato; le nuove tutele per i giornalisti freelance inviati in zone di guerra o ad alto rischio, introdotte nel decreto Ucraina, con obblighi di formazione sulla sicurezza e copertura assicurativa; una norma sperimentale per il 2026 che prevede un riconoscimento agli editori che ne facciano richiesta. Espressa anche solidarietà ai giornalisti de “La Stampa”, oggetto di recenti intimidazioni.

Ucraina: “Nessun invio di truppe, la pace passa dalla deterrenza”

Sul conflitto in Ucraina, Meloni ha escluso l’invio di truppe italiane, respingendo l’ipotesi di veti interni alla maggioranza. «L’unico modo per garantire la pace è la deterrenza», ha affermato, spiegando che l’Italia sostiene una proposta ispirata al meccanismo dell’articolo 5 della Nato, come strumento di garanzia della sicurezza per Kiev. Si tratta, ha rivendicato, di una proposta italiana, inizialmente criticata ma oggi tornata al centro del dibattito internazionale.

Sicurezza: “Risultati non sufficienti, nel 2026 si cambia passo”

Sul fronte della sicurezza interna, la premier ha ammesso che i risultati ottenuti non sono ancora soddisfacenti. «Gli anni di lassismo non sono facili da cancellare», ha detto, annunciando un cambio di passo nel 2026.

Tra le misure ricordate: 30mila nuove assunzioni nelle forze dell’ordine, sblocco di investimenti fermi da anni, decreto sicurezza, contestato dalle opposizioni, cattura di 120 latitanti, interventi su Caivano. In studio anche nuovi provvedimenti contro le baby gang. Secondo i dati citati, nei primi 10 mesi del 2025 i reati sono diminuiti del 3,5%.

Referendum e giustizia: “Nessuna forzatura”

Infine, sul referendum per la separazione delle carriere dei magistrati, Meloni ha escluso qualsiasi forzatura da parte del governo. «Non c’è impasse né volontà di forzare», ha spiegato, sottolineando che la data del 22-23 marzo consentirebbe l’approvazione delle norme attuative prima dell’insediamento del nuovo Csm.

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