8 Agosto 2026
8 Agosto 2026
spot_img

Medico cubano lascia la missione e l’Asp cancella la proroga: il caso Soverato apre il nodo dei contratti in Calabria

Esclusa dopo aver dichiarato di non avere più vincoli con il Governo cubano. Alecci porta il caso in Consiglio regionale: quanti professionisti sono usciti dal circuito e continuano a lavorare nel Ssr con contratti diretti? E soprattutto, in base a quali regole?

spot_img
spot_img
spot_img

Basta una comunicazione di poche righe per aprire una crepa nel sistema costruito dalla Calabria per portare i medici cubani nei suoi ospedali. Una dottoressa lascia la missione, l’Asp di Catanzaro le cancella la proroga e improvvisamente la domanda diventa regionale: è successo anche altrove? E soprattutto, quanti medici usciti dall’accordo con Cuba continuano eventualmente a lavorare nel Ssr e con quale titolo? È da qui che parte l’interrogazione di Ernesto Alecci e una storia che adesso chiede risposte precise.

Cosa dice la delibera

La delibera in questione è la numero 1046 del 5 agosto 2026 dell’Asp di Catanzaro. Quattro pagine, una sola posizione cancellata quella di una dottoressa cubana assegnata all’Unità operativa di Chirurgia dell’ospedale di Soverato. Era stata inserita, insieme agli altri professionisti del primo contingente, nella proroga dei contratti fino al 31 dicembre 2026. Poi qualcosa cambia. Con una comunicazione acquisita dall’Asp il 27 luglio, la professionista dichiara formalmente di non intrattenere più “alcun rapporto né vincolo” con la Comercializadora de Servicios Médicos Cubanos S.A., ovvero la CSMC, con il Governo della Repubblica di Cuba e con la relativa missione medica. L’Asp prende atto e procede: sono “venuti meno i presupposti” per prorogare quel rapporto nell’ambito dell’Accordo quadro tra Regione Calabria e CSMC. Risultato: la delibera di luglio viene rettificata e la dottoressa viene esclusa dalla proroga. Fin qui potrebbe sembrare una vicenda individuale. Non lo è più.

Il contratto è con l’Asp, ma dietro c’è Cuba

Per capire perché bisogna tornare alle carte del 2022, quando la Calabria, a corto di camici bianchi, costruì il ponte sanitario con L’Avana. Il meccanismo messo nero su bianco nel DCA 161/2022 della Regione Calabria ha una particolarità che oggi torna al centro della vicenda. I medici non sono dipendenti della CSMC dentro gli ospedali calabresi: il rapporto individuale viene formalizzato direttamente con le aziende del Servizio sanitario regionale. Ma è la CSMC, società interamente appartenente allo Stato cubano e controllata dal ministero della Salute dell’Avana, a costituire uno degli ingranaggi essenziali del reclutamento. Lo dice il contratto attuativo.

Il primo gruppo era composto da 52 medici, appartenenti al Sistema sanitario nazionale cubano e selezionati dalla CSMC. I loro curricula venivano trasmessi alla Regione, valutati da una commissione e inseriti nella procedura prevista per l’esercizio temporaneo della professione con titolo conseguito all’estero. Non solo. Per la sottoscrizione del contratto subordinato a tempo determinato, l’accordo stabiliva una “specifica autorizzazione” dello Stato cubano per il tramite della CSMC. Persino la possibilità di chiedere la conversione della forma contrattuale era prevista “previa autorizzazione della CSMC S.A.”. Insomma, il medico firma con l’azienda calabrese. Ma per arrivare a quella firma il sistema originario passa attraverso Regione, CSMC e autorità cubane. Ed è proprio qui che il caso Soverato diventa interessante.

Se viene meno la CSMC, che cosa resta del rapporto?

L’Asp di Catanzaro, almeno per questo medico una strada precisa. La professionista comunica di essere uscita dal rapporto con la CSMC e dalla missione cubana; l’Azienda ritiene conseguentemente venuti meno i presupposti per prorogare quel contratto dentro l’Accordo quadro. Attenzione, però, perché è qui che le parole contano. La delibera non afferma che un medico cubano fuoriuscito dalla missione non possa, in assoluto, lavorare nel sistema sanitario italiano. Dice una cosa più circoscritta: che nel caso esaminato non sussistono più le condizioni per procedere alla proroga nell’ambito di quell’accordo. È questo il cuore della storia perché a questo punto occorre sapere se esistano medici arrivati in Calabria attraverso la CSMC, poi usciti dal suo bacino o dalla missione cubana e tuttavia rimasti, o successivamente tornati, negli ospedali calabresi attraverso rapporti stipulati direttamente con le aziende sanitarie. Gli atti esaminati da Calabria7 non consentono di affermare quanti siano né, soprattutto, se ve ne siano effettivamente ancora in servizio in questa condizione. Ma dimostrano che il problema amministrativo esiste. Ed è proprio su questo che adesso la Regione viene chiamata a rispondere.

Alecci mette otto domande sul tavolo di Occhiuto

Il giorno successivo alla delibera dell’Asp di Catanzaro, il 6 agosto, il consigliere regionale del Pd Ernesto Francesco Alecci deposita un’interrogazione con richiesta di risposta scritta e trasforma il singolo caso in una ricognizione dell’intero sistema. Alecci chiede innanzitutto quanti siano oggi i medici di provenienza cubana in servizio in Calabria, azienda per azienda, e quanti siano arrivati attraverso l’accordo con la CSMC. Poi arriva alle domande: quanti abbiano dichiarato di non avere più rapporti con CSMC, Governo cubano o missione medica e quanti, dopo quella fuoriuscita, abbiano “continuato o ripreso” a lavorare nelle strutture del Ssr attraverso contratti direttamente stipulati con l’azienda sanitaria o ospedaliera. È questa la verifica che può trasformare una rettifica amministrativa dell’Asp di Catanzaro in una questione regionale perché se il principio utilizzato a Soverato è che l’uscita dalla missione fa venir meno il presupposto della proroga nell’ambito dell’accordo, occorre capire che cosa sia accaduto nelle altre aziende.

Azienda per azienda, Alecci chiede la mappa

L’interrogazione domanda infatti alla Regione quali Asp, aziende ospedaliere o aziende ospedaliero-universitarie abbiano adottato provvedimenti di esclusione dalla proroga, cessazione, risoluzione, nuova contrattualizzazione o prosecuzione nei confronti di professionisti usciti dal circuito CSMC e pone una questione ancora più semplice: esiste un censimento regionale? Alecci vuole sapere se a Germaneto sia disponibile “un monitoraggio aggiornato e nominativo” di eventuali professionisti che, non facendo più parte del bacino CSMC o della missione medica cubana, continuino a operare nel Servizio sanitario calabrese. Tradotto dal burocratese: la Regione sa esattamente chi lavora, dove lavora, con quale contratto e sulla base di quale percorso autorizzativo?

Una deroga che arriva fino al 2027

C’è poi un dettaglio che rende il quadro ancora più interessante. La disciplina nazionale che permette l’esercizio temporaneo delle professioni sanitarie sulla base di qualifiche conseguite all’estero non si esaurisce nel 2026: gli atti regionali richiamano la proroga legislativa fino al 31 dicembre 2027. E lo stesso Accordo quadro Calabria-CSMC è stato rinnovato con l’obiettivo di completare il reclutamento dei 497 medici previsti, prolungandone gli effetti fino alla medesima data. È la stessa Regione a ricostruirlo in un proprio atto ufficiale del 2025. Ciò non significa, però, che la deroga nazionale e l’appartenenza al circuito CSMC siano automaticamente la stessa cosa. Ed è proprio qui che serve una risposta amministrativa chiara: quali requisiti deve possedere oggi un professionista arrivato attraverso l’accordo con Cuba che successivamente ne esca e voglia continuare a lavorare nel Ssr?

spot_img
spot_img
spot_img

ARTICOLI CORRELATI

spot_img

ULTIME NOTIZIE

spot_img
× Sponsor