Le nomine al Museo della Tonnara di Bivona aprono uno scontro sul rapporto tra cultura, merito e appartenenze politiche a Vibo Valentia. La Giunta comunale ha scelto Antonio Montesanti come direttore del Museo Civico della Tonnara, del Mare e della Pesca e Manuel Zinnà come esperto in Belle Arti. Due incarichi gratuiti, assegnati dopo l’esame dei curricula. Tra le candidature c’era anche quella di Gilberto Floriani, che affida a un lungo post una contestazione durissima: “A Vibo Valentia, se non appartieni a una cordata, non esisti”.
Il fondatore ed ex direttore del Sistema Bibliotecario Vibonese rivendica la propria esperienza, chiede di conoscere le ragioni della scelta e annuncia che richiederà gli atti del procedimento. Precisa di non voler denigrare i nominati e di non considerare le loro esperienze politiche una prova di favoritismo. Ma pone una domanda precisa: come sono state valutate le candidature?
Le nomine della Giunta e le competenze riconosciute
Il museo ha sede nei locali della Tonnara di Bivona, struttura di proprietà comunale che l’amministrazione intende valorizzare attraverso attività culturali, turistiche e didattiche dedicate alla storia della pesca e al rapporto del territorio con il mare. A Montesanti la Giunta riconosce una consolidata esperienza nella museologia, nella tutela dei beni culturali e nella progettazione di eventi espositivi. Competenze considerate adeguate anche per sviluppare le relazioni con le istituzioni scientifiche e promuovere le attività del museo.
Per Zinnà sono state valorizzate la formazione e l’esperienza nelle Belle Arti, nella storia dell’arte e nella tutela del patrimonio culturale. Il suo contributo riguarderà anche l’allestimento delle raccolte, la catalogazione e la valutazione delle proposte di donazione, acquisto e restauro. Entrambi gli incarichi hanno carattere onorifico e temporaneo, non prevedono compensi e dureranno quanto il mandato dell’attuale amministrazione comunale.
Floriani: “Non ero un estraneo alla materia”
Floriani parte dalla propria candidatura e dal lavoro svolto in città. “Ho presentato la mia candidatura alla direzione del Museo della Tonnara di Bivona. L’ho fatto perché ritenevo, e continuo a ritenere, di possedere un curriculum professionale di assoluto rilievo per un incarico del genere”. Nel post ricorda di aver contribuito a fondare e diretto per quasi trent’anni il Sistema Bibliotecario Vibonese, di aver ideato e diretto il Festival Leggere&Scrivere e di aver elaborato il progetto di Vibo Capitale italiana del Libro. Richiama inoltre le collaborazioni con istituzioni pubbliche, musei, università e fondazioni, insieme alle attività editoriali, alle mostre e alle ricerche promosse. “Ho collaborato con il Museo archeologico di Vibo Valentia e, proprio attraverso il Sistema Bibliotecario, anche a una ricerca sui tonnarotti e sulle tonnare. Non mi presentavo dunque come un estraneo alla materia, né come qualcuno in cerca di un passatempo per la vecchiaia”. Poi il passaggio sulle ragioni dell’esclusione: “Ebbene, non sono stato scelto. E, per quanto mi risulta, non ho ricevuto alcuna spiegazione sulle ragioni per le quali il mio curriculum sia stato considerato meno rispondente alle esigenze del Museo rispetto a quello dei nominati”.
“Il problema è il criterio con cui si attribuiscono gli incarichi”
Floriani distingue il giudizio sulle persone scelte dalla contestazione rivolta all’amministrazione. “Non intendo denigrare le persone scelte. Le considero persone appassionate di storia locale, che hanno coltivato interessi e svolto ricerche meritevoli di rispetto. Il problema non sono loro. Il problema è il criterio con cui si attribuiscono gli incarichi pubblici, e soprattutto la trasparenza con cui vengono compiute certe scelte”.
Nel suo ragionamento entra anche il tema delle appartenenze politiche. Floriani scrive che una delle persone nominate ha avuto un’esperienza elettorale con il Partito Democratico e l’altra con il Movimento Cinque Stelle. È un riferimento che accompagna con una precisazione esplicita: “Non sostengo che questo dimostri, da solo, un favoritismo. Ma in una città nella quale le appartenenze e le relazioni personali hanno storicamente avuto un peso così grande, sarebbe almeno opportuno che le ragioni delle nomine fossero spiegate con particolare chiarezza”.
Le critiche al sindaco e il rapporto con l’assessore
Floriani mette poi in relazione la propria esclusione con la posizione critica assunta nei confronti dell’amministrazione. Si tratta della sua lettura della vicenda, esposta senza attenuanti. “Critico pubblicamente il sindaco e la sua amministrazione. Non nutro particolare simpatia per l’assessore alla Cultura, e credo che il sentimento sia ampiamente ricambiato. Non sono nato a Vibo Valentia, peccato originale che in certi ambienti sembra non conoscere prescrizione”. Richiama anche una vicenda giudiziaria conclusa con un proscioglimento “perché il fatto non sussiste”, dopo una denuncia proveniente dalla precedente amministrazione comunale. “Insomma, non appartengo a nessuna delle compagnie che si dividono riconoscimenti, incarichi, attestati di benemerenza e reciproche congratulazioni. E non ho mai imparato a farne parte”. Spiega di aver presentato ugualmente la candidatura, pur immaginando un esito sfavorevole, “anche per capire se in questa città fosse ancora possibile essere giudicati per quello che si è fatto, indipendentemente dalle amicizie, dalle simpatie politiche e dalla disponibilità a stare zitti”.
“Nessuno mi deve un incarico. Chiederò gli atti”
Il punto più concreto della polemica è l’annuncio della richiesta di conoscere gli atti del procedimento. Floriani respinge l’idea che il lavoro svolto in passato debba garantirgli automaticamente una nomina. “Non rivendico crediti personali. Nessuno mi deve un incarico per riconoscenza. Ma un’amministrazione pubblica deve ai cittadini criteri comprensibili, valutazioni serie e scelte motivate. Tanto più quando sollecita pubblicamente la presentazione di candidature e chiede alle persone di mettere a disposizione la propria esperienza”. E aggiunge: “La questione, dunque, non è che io non sia stato nominato direttore. Posso vivere benissimo senza quell’incarico, peraltro gratuito. La questione è capire se il mio curriculum sia stato effettivamente esaminato e quali elementi abbiano determinato la scelta. Per questo chiederò di conoscere gli atti del procedimento”. Alle motivazioni professionali indicate dalla Giunta per Montesanti e Zinnà, Floriani contrappone quindi una richiesta di chiarimento sulla valutazione della propria candidatura e sugli elementi che hanno determinato l’esito.
L’affondo finale: “Si suona per non sentire l’acqua che entra”
Nell’ultima parte del post, la mancata nomina diventa il punto di partenza per un giudizio più ampio sulla classe dirigente cittadina e sul modo in cui Vibo riconosce le competenze. “Quello che mi indigna è un costume cittadino che conosco da decenni. Una città nella quale troppo spesso il merito viene celebrato nei discorsi e dimenticato quando bisogna decidere. Dove ci si riempie la bocca di cultura, innovazione, partecipazione, ma si continua a ragionare secondo le vecchie geometrie delle appartenenze”.
Floriani precisa ancora: “Non pretendo di essere il migliore, né sostengo che il Museo della Tonnara avrebbe potuto funzionare soltanto con me. Sarebbe ridicolo. Pretendo però che una città sappia distinguere tra una valutazione professionale e una scelta di convenienza, e che i suoi amministratori siano capaci di rendere conto delle proprie decisioni”. La chiusura è affidata all’immagine dell’orchestra del Titanic: “La nave affondava, ma la musica continuava. Qui, però, c’è una differenza: sul Titanic i musicisti suonavano per dare coraggio ai passeggeri. A Vibo, qualche volta, sembra che si suoni soprattutto per non far sentire il rumore dell’acqua che entra”.














