C’è anche l’Ematologia del Grande Ospedale Metropolitano di Reggio Calabria tra i protagonisti dello studio italiano che apre nuove prospettive nella cura della leucemia linfoblastica acuta Philadelphia-positiva dell’adulto. La ricerca di fase 3 GIMEMA ALL2820, pubblicata il 14 ottobre sul New England Journal of Medicine, ha confrontato una terapia mirata associata all’immunoterapia con il trattamento a base di imatinib e chemioterapia, mostrando risultati superiori per il nuovo approccio. Tra gli autori figurano Caterina Alati e Massimo Martino.
Il contributo dell’équipe di Reggio Calabria
Lo studio, promosso dal Gimema, è stato coordinato da Sabina Chiaretti e Robin Foà, della Sapienza Università di Roma. Alla ricerca ha partecipato l’équipe reggina diretta dal professor Massimo Martino, con il contributo della dottoressa Caterina Alati, esperta di leucemie. “Vedere Reggio Calabria tra gli autori di un lavoro sul NEJM è un grande orgoglio: dimostra che anche al Sud si fa ricerca d’eccellenza”, dichiara Martino. Un riconoscimento per il lavoro del reparto e per la sua partecipazione a una ricerca che affronta una forma specifica e aggressiva di leucemia.
Su 236 pazienti, risultati migliori a due anni
La sperimentazione ha coinvolto 236 pazienti adulti, confrontando il trattamento con ponatinib seguito da blinatumomab con quello a base di imatinib e chemioterapia. La sopravvivenza libera da eventi a 24 mesi è risultata dell’86% nel gruppo sperimentale, contro il 67% nel gruppo di controllo: una differenza di 19 punti percentuali. Le recidive sono state registrate nel 5% dei casi, rispetto al 13% dell’altro gruppo. Sono risultati riferiti alla popolazione studiata e al periodo di osservazione, che non equivalgono a una percentuale di guarigione definitiva.
Farmaci mirati e immunoterapia
Il nuovo approccio combina due strumenti: ponatinib, un farmaco che agisce su uno specifico bersaglio molecolare, e blinatumomab, un anticorpo bispecifico impiegato nell’immunoterapia. L’obiettivo è colpire la malattia attraverso un percorso diverso dalla chemioterapia convenzionale. Secondo i dati comunicati, anche gli eventi avversi gravi sono stati meno frequenti: 34% contro 47%.
Lo studio offre dunque un’indicazione concreta per il trattamento di questa particolare forma di leucemia: l’associazione tra terapia mirata e immunoterapia ha ottenuto un controllo della malattia migliore rispetto al regime utilizzato come confronto. A questo risultato ha contribuito anche il lavoro dell’Ematologia reggina.














