L’iniziativa promossa dal capogruppo del PD in consiglio regionale Ernesto Alecci unitamente a Raffaele Mammoliti e Antonio Lo Schiavo è da giorni al centro del dibattito politico. Ufficialmente l’incontro, dal titolo “Un programma per l’alternativa”, doveva rappresentare un momento di confronto sulle principali problematiche del territorio vibonese ma, come spesso accade in questo tipo di riunioni, i temi più interessanti non sono quelli dichiarati bensì quelli reconditi.
Non è casuale che il dibattito politico sviluppatosi dopo l’evento sia stato quasi totalmente incentrato sull’ipotesi di un possibile riavvicinamento dell’ex consigliere regionale Lo Schiavo al Partito Democratico, in sostanza un ritorno alla vecchia casa. Sul punto va detto che ad oggi non esistono elementi che possano supportare conclusioni del genere. L’unica certezza è rappresentata dall’allontanamento di Lo Schiavo dal partito di Fratoianni, Sinistra Italiana, mentre l’ipotizzato riavvicinamento al PD può essere inquadrato come l’auspicio di chi ritiene, a ragione, che il suo rientro in quest’ultimo avrebbe un impatto importante sia dal punto di vista qualitativo che in relazione al recupero di quella credibilità politica che l’attuale dirigenza provinciale ha fatto scemare.
Il neonato triumvirato e gli equilibri al Comune
Lasciando da parte gli sviluppi futuribili ed attenendoci al concreto, bisogna chiedersi quali siano le conseguenze più immediate del neonato triumvirato. E’ facile ipotizzare che queste riguarderanno in primis ed in maniera molto incisiva l’amministrazione guidata dal sindaco Romeo ed in via sussidiaria – e solo nel caso in cui dovessero maturare le condizioni per un effettivo ritorno di Lo Schiavo nel PD – sugli attuali organi dirigenziali del partito.
Quanto al primo aspetto, che è svincolato dalle future scelte del notaio vibonese, va osservato che, messe insieme le forze di cui dispongono in consiglio comunale e nell’esecutivo Alecci, Mammoliti e Lo Schiavo, essi avranno maggiore voce in capitolo sulle linee guida e sulle scelte strategiche sulle quali il sindaco ed i suoi uomini più fidati hanno fin qui fatto il bello e cattivo tempo.
In tal senso depone la circostanza che, già in sede di primo incontro, Lo Schiavo sia stato perentorio sulla necessità di alzare lo standard dei risultati amministrativi, soffermandosi in particolare su alcune tematiche, quali il piano spiaggia ed il piano strutturale comunale, sulle quali occorrerà agire bene ed in fretta.
Le assenze e il “commissariamento” di Romeo
Resta da capire con che spirito accoglieranno l’accordo posto in essere da Alecci, Mammoliti e Lo Schiavo il sindaco Romeo, l’assessore Colelli e la segretaria provinciale Esposito. Se il buongiorno si vede dal mattino, la mancata partecipazione dei tre all’evento di cui ci stiamo occupando è molto indicativa del clima instauratosi.
D’altro canto tutto questo era inevitabile poiché, va detto con chiarezza, nella sostanza il sindaco Romeo ha subito una sorta di commissariamento che, a cascata, ha ulteriormente depotenziato la responsabile provinciale e l’assessore Colelli, già in difficoltà dopo l’abbandono del partito da parte del capogruppo consiliare Laura Pugliese.
L’accusa di un patto per le candidature
In questo clima poco idilliaco va collocata la posizione assunta da coloro i quali hanno ritenuto di individuare in puri calcoli elettorali quei famosi motivi reconditi di cui si è detto in premessa. In sostanza, secondo costoro, l’alleanza tra Alecci, Mammoliti e Lo Schiavo rappresenta un patto di potere che avrebbe come obiettivo le candidature in occasione delle prossime elezioni politiche.
A ben guardare una posizione opposta rispetto a quella espressa da chi, in maniera precipitosa, da per scontato l’ingresso di Lo Schiavo nel PD. Due posizioni entrambe poco convincenti, di una abbiamo già detto, dell’altra diremo a breve, che fanno però emergere le anime contrapposte del PD vibonese, diviso tra coloro che auspicano il superamento dell’attuale dirigenza e chi invece mira a conservare l’attuale status quo anche attraverso il discredito degli antagonisti interni.
Un accordo sul sesso degli angeli
Sostenere, in pendenza dell’approvazione di una nuova legge elettorale – la quale, se approvata nei termini proposti dalla compagine di governo, con l’introduzione delle preferenze, della posizione bloccata per il solo capolista ed il premio di maggioranza, stravolgerà l’attuale sistema – che in questo momento ci si metta d’accordo per dividersi le posizioni utili che oggi nessuno può sapere quali siano, equivale a spartirsi il montepremi del superenalotto ancor prima dell’estrazione della combinazione vincente.
Premesso che non ci sarebbe nulla di scandaloso se dei politici, al fine di non ostacolarsi a vicenda – col rischio di lasciare il territorio senza rappresentanza progressista, come avvenuto nelle ultime consultazioni regionali nella provincia vibonese – cerchino la soluzione meno pregiudizievole per tutti, nella fattispecie concreta escludiamo che Alecci, Mammoliti e Lo Schiavo possano essere così ingenui da stringere accordi sul nulla, non conoscendo la legge elettorale con la quale si voterà, sarebbe come accordarsi sul sesso degli angeli.











