Il fuoco è stato spento, ma adesso sono le ore precedenti all’incendio a diventare decisive. Chi è entrato nel cantiere? Da dove è passato? Quanto tempo è rimasto all’interno dell’area? E soprattutto: perché colpire proprio quei materiali? Sono gli interrogativi attorno ai quali si stanno concentrando gli accertamenti sul rogo che domenica sera ha interessato il grande cantiere degli Ottocannali, nel cuore di Vibo Valentia, dove sono in corso i lavori del secondo lotto del progetto Maione, intervento da circa 3 milioni di euro destinato alla rete fognaria e al drenaggio delle acque.
L’indagine dei carabinieri entra adesso nella fase più delicata. Gli investigatori stanno passando al setaccio le immagini registrate dalle telecamere di videosorveglianza presenti nella zona, cercando presenze, movimenti o mezzi che possano risultare anomali nelle ore a ridosso dell’incendio.
Parallelamente vengono raccolte le testimonianze di chi nel cantiere lavora ogni giorno. Operai e tecnici vengono ascoltati per ricostruire non soltanto quanto accaduto domenica, ma anche ciò che potrebbe essere successo prima.
La pista dell’intimidazione
Non c’è ancora una conclusione investigativa e il movente dovrà essere dimostrato. Ma tra le ipotesi sulle quali si concentra l’attenzione c’è quella di un gesto intimidatorio a possibile matrice estorsiva.
A rendere particolarmente significativo l’episodio sono le caratteristiche dell’incendio. Le fiamme hanno interessato circa 35 tubazioni in materiale plastico, del diametro di 400 millimetri, destinate alla realizzazione delle nuove infrastrutture. Il danno economico sarebbe nell’ordine di alcune decine di migliaia di euro, contenuto anche grazie al rapido intervento dei vigili del fuoco.
È soprattutto la natura del materiale coinvolto a spingere gli accertamenti verso l’origine dolosa del rogo: non sarebbe infatti materiale capace di prendere fuoco facilmente senza un innesco. Un elemento che dovrà naturalmente essere verificato attraverso gli accertamenti tecnici, ma che restringe il campo delle ipotesi.
Le telecamere possono diventare decisive
Una parte importante dell’indagine passa adesso dalla videosorveglianza. L’obiettivo non è soltanto individuare eventualmente qualcuno all’interno o nelle immediate vicinanze del cantiere, ma ricostruire una sequenza temporale completa.
Gli investigatori potrebbero così verificare accessi, vie di fuga, automobili o altri mezzi transitati nella zona, confrontando gli orari con quello in cui sono state segnalate le fiamme.
In un’area centrale e particolarmente frequentata della città, anche una telecamera collocata a distanza dal punto dell’incendio potrebbe fornire un dettaglio utile. L’analisi riguarda dunque il quadro complessivo dei movimenti registrati prima e dopo il rogo.
Operai e tecnici ascoltati dai carabinieri
C’è poi un secondo fronte. I militari stanno raccogliendo informazioni da tecnici e lavoratori impegnati nell’opera, alla ricerca di eventuali circostanze che, considerate inizialmente irrilevanti, possano assumere oggi un significato diverso.
Una presenza insolita, una richiesta, qualcuno interessato ai lavori, un sopralluogo apparentemente casuale. È anche attraverso questi particolari che gli investigatori proveranno a stabilire se l’incendio sia stato un episodio isolato oppure un messaggio deliberatamente indirizzato all’impresa.
La Metal Edil, società casertana che si è aggiudicata l’appalto, ha denunciato l’accaduto ai carabinieri. Allo stato degli accertamenti, tuttavia, non sarebbero emerse precedenti richieste estorsive o pressioni denunciate dall’azienda. Ed è un elemento importante: parlare già di racket come fatto accertato sarebbe prematuro. È una pista investigativa, seppure tra quelle considerate con maggiore attenzione.
Il precedente degli incendi nei cantieri del Vibonese
Il contesto inevitabilmente pesa. Negli ultimi mesi il territorio vibonese è stato interessato da diversi episodi intimidatori ai danni di attività economiche e cantieri.
Tra i casi finiti sotto la lente investigativa figurano il raid che ha interessato sei aziende dell’area industriale e l’incendio dello scorso gennaio nel cantiere della nuova mensa della scuola Buccarelli.
Non significa che esista necessariamente un collegamento tra gli episodi. È però uno scenario che gli investigatori non possono ignorare, soprattutto davanti a un incendio che colpisce materiali destinati a una grande opera pubblica.
Il punto centrale dell’inchiesta diventa quindi capire se dietro il rogo degli Ottocannali vi sia stata soltanto la volontà di provocare un danno oppure qualcosa di più: segnalare una presenza, esercitare una pressione, far arrivare un avvertimento.
Un’opera da tre milioni nel cuore della città
Il bersaglio, del resto, non è un cantiere marginale. Il secondo lotto del progetto Maione vale circa 3 milioni di euro e riguarda un intervento strategico sulla rete delle acque bianche e sul sistema fognario cittadino.
È anche per questo che l’episodio ha assunto immediatamente un peso che supera l’entità economica dei danni provocati dalle fiamme.
Il sindaco Enzo Romeo ha parlato di un “vile attentato incendiario”, esprimendo solidarietà all’impresa e ai lavoratori e ribadendo la fiducia nell’azione della magistratura e delle forze dell’ordine.
Adesso, però, la parola passa alle indagini. Telecamere, testimonianze e ricostruzione delle ore precedenti al rogo sono i tre tasselli sui quali si lavora per dare un nome e soprattutto un movente a quanto accaduto. Perché il danno materiale può essere relativamente contenuto. Il significato di quelle fiamme, se l’origine dolosa e la natura intimidatoria dovessero essere confermate, sarebbe molto più pesante.












