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22 Giugno 2026
22 Giugno 2026
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Regionali in Calabria, il Consiglio di Stato chiude la partita sui seggi: respinti tutti i ricorsi, Vito Pitaro resta in aula

Palazzo Spada conferma la linea del Tar: la soglia del 4% va calcolata sui soli voti di lista e non sui voti al solo presidente. Salvi i seggi di Pitaro e Rosa, niente ingresso per Iemma, De Nisi, Sarica e Comito

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Nessun terremoto a Palazzo Campanella. Nessuna nuova proclamazione, nessun effetto domino, nessuna riscrittura degli equilibri usciti dalle urne regionali del 2025. In due sole parole: nessuna rivoluzione. Il Consiglio di Stato ha respinto gli appelli presentati contro l’assegnazione dei seggi in Consiglio regionale della Calabria, confermando l’impostazione già seguita dal Tar Calabria e dall’Ufficio centrale regionale di Catanzaro ancora prima. La questione era nota e politicamente pesantissima: Noi Moderati aveva superato o no la soglia di sbarramento del 4%? Per i giudici di Palazzo Spada sì. E quel sì, adesso, chiude la partita.

La Quinta Sezione del Consiglio di Stato, con sentenze relative agli appelli di Giuseppina Iemma, Francesco De Nisi, Francesco Sarica e Michele Comito, ha confermato che la soglia va calcolata sui voti di lista circoscrizionali, escludendo dal denominatore i voti espressi esclusivamente per i candidati alla presidenza della Regione. Per effetto di questa interpretazione gli appelli vengono rigettati, le sentenze del Tar restano in piedi, la composizione del Consiglio regionale non cambia. Ergo restano in aula Vito Pitaro e Riccardo Rosa, i due esponenti eletti nelle liste di Noi Moderati.

Il nodo del 4% e quei voti al solo presidente

Il cuore della battaglia era racchiuso in una formula apparentemente tecnica, ma dagli effetti politici enormi: cosa significa, nella legge elettorale calabrese, l’espressione “voti validi” ai fini della soglia di sbarramento? Secondo i ricorrenti, nel calcolo avrebbero dovuto essere inclusi anche i voti dati al solo candidato presidente, cioè quelli espressi dagli elettori senza alcuna indicazione di lista. In questo modo, la percentuale di Noi Moderati sarebbe scesa sotto il 4%, aprendo la strada alla sua esclusione dal riparto dei seggi e alla conseguente redistribuzione.

Secondo l’Ufficio centrale regionale, il Tar e ora anche il Consiglio di Stato, invece, il calcolo deve essere effettuato sul totale dei soli voti di lista. Le sentenze riportano i numeri della contesa: 792.723 voti complessivi ai candidati alla Presidenza della Regione, 758.710 voti complessivi alle liste circoscrizionali e 30.729 voti alla lista Noi Moderati, pari al 4,05% dei voti di lista. Se rapportata ai voti validi complessivi, la lista si sarebbe attestata al 3,87%, sotto la soglia. Ma Palazzo Spada respinge proprio questa seconda impostazione.

Perché i voti “tronchi” restano fuori

Tutto ruotava sulla distinzione tra il voto utile a eleggere il presidente e il voto che concorre alla formazione del Consiglio regionale. Per il Consiglio di Stato, i voti espressi soltanto per il candidato presidente non possono incidere sulla soglia di sbarramento delle liste, perché non contengono alcuna scelta riferibile alla composizione dell’assemblea legislativa. I giudici parlano di voti “tronchi”, cioè voti privi dell’indicazione di una lista e quindi non idonei a misurare la rappresentatività consiliare. Palazzo Spada afferma che vi è una “corretta estromissione di tali voti ‘tronchi’ dal calcolo della soglia di sbarramento”, perché questa soglia serve a misurare il livello minimo di rappresentatività che deve caratterizzare il Consiglio regionale. In particolare per i giudici del Consiglio di Stato chi vota solo il presidente non indica “liste e candidati cui saranno poi effettivamente assegnati tali residui seggi”. Da qui, secondo il Collegio, la “persistente e sostanziale indifferenza nei confronti della formazione genetica effettiva del Consiglio regionale”.

Puglia e Umbria non fanno testo per la Calabria

Uno degli argomenti portati dai ricorrenti riguardava i precedenti di Puglia e Umbria, dove il Consiglio di Stato aveva affrontato questioni analoghe con esiti diversi. Ma anche su questo punto Palazzo Spada chiude la porta. Secondo la Quinta Sezione, quei precedenti non sono trasferibili automaticamente alla Calabria, perché riguardano sistemi elettorali diversi. Nel caso umbro, evidenziano i giudici, la legge prevede un rapporto di collegamento tra voto al solo presidente e liste che lo sostengono. In Calabria, invece, “si estende solo il voto delle liste al Presidente e non il contrario”. La differenza è decisiva. Nel sistema calabrese il voto espresso per una lista si riflette anche sul candidato presidente collegato, ma il voto espresso soltanto per il candidato presidente non si trasferisce alle liste. Per questo, secondo il Consiglio di Stato, non può essere utilizzato per calcolare la soglia di sbarramento delle liste.

Salvi Pitaro e Rosa, fuori dal ricalcolo gli aspiranti subentranti

La conseguenza politica è immediata: Vito Pitaro e Riccardo Rosa restano consiglieri regionali. Noi Moderati conserva i due seggi conquistati alle Regionali del 2025. Non entrano in Consiglio, per effetto dei ricorsi respinti, Giusy Iemma, Francesco De Nisi, Francesco Sarica e Michele Comito, che puntavano a una rideterminazione complessiva dei seggi dopo l’eventuale esclusione di Noi Moderati. Lo scenario del terremoto, evocato nelle settimane precedenti, resta dunque sulla carta. Non ci sarà l’uscita di Pitaro e Rosa, non ci sarà il ricalcolo dei resti, non ci sarà lo spostamento a cascata dei seggi tra circoscrizioni e liste. La maggioranza di Roberto Occhiuto resta numericamente e politicamente com’era. Ma soprattutto viene confermato il principio giuridico che aveva retto l’intero impianto dell’assegnazione: la soglia del 4% si misura sui voti di lista, non sui voti complessivi al presidente.

Spese compensate e game over

Pur respingendo gli appelli, il Consiglio di Stato riconosce la delicatezza della materia. In tutte le decisioni allegate, infatti, le spese vengono compensate. La motivazione è identica: “L’evidente complessità e novità della questione sottoposta al collegio comporta la compensazione integrale, tra tutte le parti costituite, delle spese del presente giudizio”. Palazzo Spada non liquida la questione come infondata in partenza, ma la riconosce come nuova, complessa e meritevole di un approfondimento di merito. Alla fine, però, la risposta è univoca: gli appelli vanno respinti. Si chiude così la lunga coda giudiziaria delle Regionali del 2025. Il verdetto conferma il Tar, conferma l’Ufficio centrale regionale e congela definitivamente la geografia dell’aula. E così i 253 voti che avevano acceso la battaglia politica e giudiziaria restano, nella sostanza, sufficienti a tenere Noi Moderati dentro Palazzo Campanella. La soglia è superata, i seggi restano assegnati, il Consiglio regionale non cambia volto.

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