14 Settembre 2026
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Succurro: “Una legge per potenziare gli ospedali di montagna”. Si pensa ad un piano da 78 milioni di euro

La consigliera regionale presenta un progetto normativo per il rilancio dei presidi di Acri, San Giovanni in Fiore, Serra San Bruno e Soveria Mannelli. Obiettivo: garantire cure immediate a 100mila cittadini delle aree interne

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Rompere l’isolamento sanitario delle aree interne per restituire dignità e sicurezza a chi vive lontano dai grandi centri urbani. Con questo obiettivo, la consigliera regionale Rosaria Succurro (gruppo “Occhiuto Presidente”) ha depositato una proposta di legge regionale mirata al potenziamento strutturale e operativo dei quattro ospedali montani della Calabria: Acri, San Giovanni in Fiore, Serra San Bruno e Soveria Mannelli.

L’iniziativa nasce da un’analisi impietosa degli ultimi quindici anni: a partire dal biennio 2009-2010, il Piano di rientro dai disavanzi sanitari ha causato un progressivo smantellamento dei presidi di montagna, senza però controbilanciare il taglio con un rafforzamento della medicina territoriale. Una strategia che ha limitato il diritto alla salute per oltre 100mila calabresi.

Nasce l’”Ospedale di area montana qualificato”

Il cuore della proposta risiede nell’istituzione della categoria giuridica di “Ospedale di area montana qualificato”. Per questi presidi, la legge stabilisce dotazioni obbligatorie non derogabili, trasformandoli in centri di cura completi.

Secondo l’articolato, ogni struttura dovrà garantire: Pronto soccorso operativo h24, Chirurgia generale con terapia intensiva post-operatoria, Cardiologia con Utic e Cardiologia interventistica, Radiologia e Laboratorio analisi h24, Anestesia e Rianimazione, Medicina interna e, laddove i parametri lo consentano, Ostetricia-Ginecologia con relativo Punto nascita.

“Le comunità che vivono nelle aree montane della Calabria – afferma Rosaria Succurro – hanno diritto a un’assistenza ospedaliera efficace e completa. Il principio da seguire è che il paziente va curato sul posto, salvo i casi che richiedono prestazioni ultra-specialistiche non erogabili localmente”.

Stop ai trasferimenti facili e incentivi al personale

Uno dei punti cardine della riforma riguarda la gestione delle patologie tempo-dipendenti. La legge impone che le emergenze-urgenze vengano trattate prioritariamente in loco, impedendo che il trasferimento verso gli hub di Cosenza, Catanzaro o Reggio Calabria diventi una prassi sistematica che sostituisce i servizi che l’ospedale locale dovrebbe erogare.

Per risolvere la cronica carenza di camici bianchi nelle zone disagiate, il testo introduce numeri minimi vincolanti di organico e misure di incentivazione economica e professionale per medici, infermieri e OSS. Sono inoltre previsti accordi con università e scuole di specializzazione per favorire rotazioni cliniche e stabilità del personale.

Un fondo da 78 milioni per il primo triennio

La sostenibilità della proposta è garantita dalla creazione di un Fondo regionale specifico, che prevede una copertura finanziaria di 78 milioni di euro per i primi tre anni. Queste risorse saranno destinate a interventi strutturali, all’acquisto di nuove tecnologie e alla copertura dei costi per il rafforzamento dei turni e delle assunzioni.

“Questa iniziativa era necessaria – sottolinea Succurro – anche alla luce di fatti tragici che hanno colpito le comunità montane calabresi e che dimostrano quanto il fattore tempo e la possibilità di essere curati vicino casa possano fare la differenza tra la vita e la morte”.

La consigliera rivendica la natura pragmatica della proposta: “Conosco da vicino i bisogni delle comunità montane. Sostenere questi territori significa partire anzitutto dall’assistenza sanitaria, che è il primo presidio di dignità e sicurezza per chi sceglie di vivere in montagna”. L’iter burocratico della legge inizierà a breve con la presentazione ufficiale nell’aula del Consiglio regionale.

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