Sabato 18 luglio, alle 19, piazza Marinai d’Italia a Crotone ospita “Potere, verità ed economia”, l’evento organizzato dall’europarlamentare Pasquale Tridico, capo delegazione del Movimento Cinque Stelle a Bruxelles e già candidato alla presidenza della Regione alle scorse regionali, con il giornalista Michele Santoro e l’ex procuratore nazionale antimafia Federico Cafiero De Raho e moderato dalla giornalista Antonella Grippo.
Un tema che è anche una domanda su chi governa davvero le scelte del Sud.
Ne abbiamo parlato con Tridico, tra l’altro unico relatore italiano del regolamento europeo sull’euro digitale, partendo dalla città che ospita l’incontro.
Professore, perché ha scelto Crotone?
“Perché Crotone è la Calabria vista al microscopio. Qui c’era la chimica, c’era il lavoro, poi è arrivata la desertificazione industriale e nessuno ne ha mai risposto. È la città giusta per parlare di potere, verità ed economia, e servono le voci giuste: Michele Santoro, che il potere lo ha raccontato per quarant’anni, e Federico Cafiero De Raho, che la verità l’ha cercata nelle procure. Io ci metto l’economia, che troppo spesso viene presentata come un destino per far accettare ai calabresi scelte che restano, sempre, decisioni politiche”.
Restiamo all’economia. Qual è oggi il quadro calabrese?
“Impietoso, e a dirlo sono Svimez, Istat e Bankitalia, non le mie opinioni. Nel 2024 il Mezzogiorno è cresciuto dell’1 per cento trainato dal Pnrr; la Calabria è l’unica regione del Sud, con il Molise, ad aver segnato il meno: meno 0,2. Il rilancio meridionale ci è passato accanto senza fermarsi.
Siamo l’ultima delle 240 regioni europee: quasi un calabrese su due, il 49%, è in povertà o a rischio esclusione, l’incidenza più alta del continente; reddito pro capite e produttività i più bassi d’Italia; in tre anni 175mila giovani meridionali hanno fatto le valigie. E attenzione, qui la povertà colpisce anche chi un lavoro ce l’ha: quasi un terzo degli occupati calabresi guadagna meno di 600 euro al mese, e dal 2019 le retribuzioni reali hanno perso il 6%. Da anni mi batto per un salario minimo dignitoso, in Italia e in Europa, proprio per questo. Poi c’è il dato che pesa di più, da economista: la spesa dei Comuni calabresi è raddoppiata con i fondi europei, più 110%, senza generare crescita. Quando i soldi arrivano e non producono valore, il problema ha un nome, e si chiama governo della Regione”.
Un’accusa diretta al presidente Occhiuto, dunque.
“Diretta e documentata. Prendiamo la sanità: la Calabria è ultima in Italia nell’erogazione dei Lea, e ad aprile il Governo ha dichiarato chiusi quindici anni di commissariamento. Una fuoriuscita fittizia, perché a proporla è stato il ministro leghista Calderoli, non il dicastero alla Salute né quello all’Economia, e la Corte dei conti l’ha sospesa demolendone i presupposti: Lea raggiunti solo nell’area ospedaliera, debiti ancora aperti, bilanci 2024 e 2025 nemmeno consolidati. Per farla passare lo stesso, il Governo ha ritirato l’atto dal controllo dei giudici contabili. È un baratto: il silenzio sull’autonomia differenziata di Calderoli in cambio di una medaglia di cartone. E quando dal contratto di programma sono spariti i 9,4 miliardi dell’alta velocità vera, quella fino a Reggio, Occhiuto non ha aperto bocca; oggi ammette perfino che il treno veloce in Calabria non arriverà, e spaccia per grande opera il miliardo che servirebbe, forse, a toccare Praia. Sui fondi di coesione dirottati sulla difesa i governatori di centrodestra Fontana e Bucci hanno protestato con Fitto, lui no. Non protesta e non contrasta: si adegua. Un atteggiamento pilatesco, e non da oggi”.
A proposito di grandi opere: il Ponte sullo Stretto resta tra le sue battaglie europee più nota.
“Sì, e la porto avanti con gli atti parlamentari. A gennaio dello scorso anno, con altri colleghi, ho depositato un’interrogazione alla Commissione sulla conformità del progetto alle norme europee: direttiva Habitat, disciplina degli appalti, studi carenti su rischi e impatti. Quell’interlocuzione è stata poi ripresa dai magistrati contabili, che a ottobre hanno negato la registrazione della delibera Cipess e a novembre il visto al terzo atto aggiuntivo. La firma su quelle bocciature è dei giudici, sia chiaro ma il lavoro fatto a Bruxelles, però, è servito, e lo rivendico. Il punto politico è un altro: per il Ponte le risorse si trovano sempre, persino 3,5 miliardi di fondi di coesione destinati a Calabria e Sicilia dirottati sull’opera, mentre dalla manovra si cancellano 50 milioni per la Statale 106. Il Ponte è la cattedrale nel deserto, la 106, l’elettrificazione della jonica e l’alta velocità vera sono le strade di casa. Io scelgo le strade di casa”.
Accanto a lei ci sarà De Raho. Che c’entra l’antimafia con l’economia?
“C’entra tutto, ed è il cuore dell’evento. Quando lo Stato non arriva con il lavoro, i salari e i servizi, arriva qualcun altro, e presenta il conto. La ‘ndrangheta prospera sul bisogno: toglierle quel monopolio è una politica economica, prima ancora che giudiziaria. Un giovane con uno stipendio dignitoso e un ospedale che funziona è un cittadino più libero, e molto più difficile da comprare. Per questo dico che sviluppo e legalità sono la stessa battaglia: la verità che De Raho ha cercato nelle procure e l’economia di cui parlo io si incontrano proprio qui, sulla pelle delle persone”.
La maggioranza regionale le replica che lei è “distratto” e “lontano dalla Calabria“.
“Sonostato eletto con 120mila preferenze e rappresento la Calabria proprio da Bruxelles, il posto dove si decide se il nostro ospedale avrà i fondi e se il treno arriverà. Chi mi dà del distratto ha bocciato in Consiglio una mozione per usare fondi europei già disponibili dopo il ciclone Harry, che sulla costa jonica ha lasciato danni per centinaia di milioni. Dei 352 milioni di Fesr destinati al Sud per prevenire il rischio idrogeologico, 156 sono ancora lì, non assegnati. I soldi ci sono. Manca chi li sappia programmare. Poi arriva l’alluvione e si corre a chiedere lo stato d’emergenza: comodo, ma è l’opposto del governare“.
E dall’Europa, in concreto, cosa porta a casa la Calabria?
“L’esempio più chiaro è l’euro digitale, di cui sono l’unico relatore italiano. La settimana scorsa a Strasburgo abbiamo respinto gli emendamenti di Lega e Vannacci, sovranisti a parole e alleati di Visa e Mastercard nei fatti. Sarà un’infrastruttura pubblica della Bce, gratuita, con commissioni quasi azzerate per gli esercenti e funzionamento anche offline e il contante resta al suo posto. Per un pensionato di Cariati o un commerciante di San Marco Argentano, dove le filiali chiudono una dopo l’altra, diventa un diritto concreto: pagare e farsi pagare senza versare un pedaggio a un colosso americano. Ma la partita più grande si gioca sul bilancio: la proposta europea per il 2028-2034 rischia di sciogliere la coesione dentro i piani nazionali, e allora le Regioni del Sud diventano spettatrici delle proprie sorti. Ecco perché dico che l’Europa decide della vita quotidiana dei calabresi. Sta a noi scegliere se subirla o abitarla“.
Un motivo venire Crotone sabato sera.
“Perché l’idea che l’economia sia una legge di natura è la più grande operazione di potere del nostro tempo, e a smontarla con Santoro e De Raho ci divertiremo pure. Spettatori si diventa quando si smette di guardare. Piazza Marinai d’Italia, ore 19. Vi aspetto”.











