Militari del Comando provinciale della Guardia di Finanza di Reggio Calabria, su delega della locale Procura della Repubblica, hanno dato esecuzione – nella mattinata odierna – ad un provvedimento emesso dal G.I.P. del Tribunale di Reggio Calabria, che ha disposto l’applicazione della misura cautelare reale del sequestro di beni mobili ed immobili, per un importo complessivo di circa 1.000.000 euro, nei confronti di una società con sede a Campo Calabro (RC) e dei suoi soci/amministratori.
In particolare, l’autorità giudiziaria ha disposto – fatte salve le successive valutazioni in merito all’effettivo e definitivo accertamento delle responsabilità nelle ulteriori fasi del giudizio – il sequestro preventivo della società, nonché delle disponibilità finanziarie e dei beni mobili ed immobili riconducibili alla stessa ed ai suoi soci/amministratori, per un valore complessivo pari a 999.686,00 euro, relativi a condotte delittuose afferenti reati tributari, fallimentari e di autoriciclaggio.
In particolare, l’autorità giudiziaria ha disposto – fatte salve le successive valutazioni in merito all’effettivo e definitivo accertamento delle responsabilità nelle ulteriori fasi del giudizio – il sequestro preventivo della società, nonché delle disponibilità finanziarie e dei beni mobili ed immobili riconducibili alla stessa ed ai suoi soci/amministratori, per un valore complessivo pari a 999.686,00 euro, relativi a condotte delittuose afferenti reati tributari, fallimentari e di autoriciclaggio.
Le indagini, svolte dalle Fiamme Gialle della Compagnia di Villa San Giovanni, hanno avuto ad oggetto il fallimento di una società, attiva nel settore del commercio all’ingrosso di frutta e ortaggi, dichiarato con sentenza dal Tribunale reggino nell’anno 2019.
Le anomalie rilevate
I controlli eseguiti, secondo i finanzieri, hanno consentito di rilevare una serie di anomalie poste in essere dai soci/amministratori della stessa (odierni indagati) anteriormente alla dichiarazione di fallimento, nello specifico:
Al termine delle investigazioni svolte, sempre a giudizio della Guardia di Finanza, è emerso come l’operazione di costituzione della nuova società sia stata posta in essere con l’esclusivo intento di permettere alla stessa di incamerare il patrimonio attivo della società in decozione, attraverso operazioni di fornitura di merci esclusivamente fittizie e cartolari, al fine di sottrarlo a eventuali azioni esecutive da parte dell’Erario (atteso i rilevanti debiti tributari gravanti sulla fallita) e degli ulteriori creditori, condotta – quest’ultima – idonea a integrare il reato di bancarotta fraudolenta.






