Revocati i provvedimenti 788 e 789 del 17 agosto dopo le interlocuzioni con il rettore. Per oggi la CISL Medici ha convocato un’assemblea proprio sulle criticità generate dalle nuove regole. Due settimane dopo l’approvazione, tutto torna in discussione. E cresce l’interrogativo sulla capacità di governo dell’Azienda. Una marcia indietro che pesa molto più delle due delibere revocate. Perché al di là degli aspetti tecnici ed economici, quanto accaduto nelle ultime ore all’AOU “Renato Dulbecco” di Catanzaro, riporta ancora una volta in primo piano il problema della governance di una delle più importanti realtà sanitarie della Calabria.
Con la delibera n. 815 del 1° settembre, il commissario straordinario Simona Carbone ha disposto la revoca delle deliberazioni 788 e 789 del 17 agosto scorso, quelle con cui erano state definite la valorizzazione economica degli incarichi dei dirigenti dell’Area Sanità e la determinazione del fondo, con relativa graduazione e valorizzazione, degli incarichi del personale universitario impegnato nell’assistenza. Provvedimenti destinati ad avere un impatto importante sull’organizzazione aziendale e che, appena quindici giorni dopo la loro adozione, vengono dunque cancellati. Ed è proprio questa rapidità della retromarcia a sollevare più di un interrogativo. La motivazione ufficiale è contenuta nello stesso provvedimento. Dopo l’approvazione delle due delibere sono intervenute interlocuzioni tra il commissario straordinario e il magnifico rettore dell’Università Magna Graecia, dalle quali sarebbe emersa la necessità di ulteriori approfondimenti sulla corretta determinazione dei fondi e sulla conseguente graduazione e valorizzazione economica degli incarichi dirigenziali. La nota commissariale del 1° settembre è ancora più esplicita: le verifiche dovranno riguardare i “criteri e gli elementi posti a fondamento della determinazione delle risorse”, rendendo così opportuno il ritiro dei provvedimenti per consentire una nuova valutazione complessiva della materia. Una domanda, allora, appare inevitabile: perché questi approfondimenti non sono stati effettuati prima dell’approvazione delle delibere? È questo il punto che trasforma una vicenda apparentemente tecnica in una questione di governo dell’Azienda.
Quelle delibere che avevano acceso lo scontro
Calabria7 per prima aveva acceso i riflettori sulla questione. In particolare, uno degli elementi più controversi riguardava la valorizzazione degli incarichi universitari, parametrata al 63% rispetto agli analoghi incarichi ospedalieri, sulla base del differente monte ore assistenziale. Una scelta che aveva immediatamente aperto il tema dei possibili “direttori di serie A e direttori di serie B” all’interno della stessa Azienda ospedaliero-universitaria. Perché se differente può essere il monte ore formalmente dedicato all’assistenza, assai più difficile è sostenere che siano ridotte nella stessa proporzione le responsabilità cliniche, organizzative e gestionali di chi dirige una struttura. Era soprattutto questo il paradosso. Mentre da anni si invoca la piena integrazione tra ospedale e università, proprio l’Azienda nata per realizzarla rischiava di introdurre una nuova distinzione economica tra le sue due componenti. Oggi quelle delibere non esistono più. Ma la loro revoca non cancella il problema. Semmai apre un interrogativo ancora più grande su come siano state costruite, condivise e approvate decisioni così rilevanti.
La coincidenza con l’assemblea Cisl
C’è poi una coincidenza temporale che difficilmente può passare inosservata. Proprio oggi, 2 settembre, la CISL Medici ha convocato un’assemblea sindacale all’AOU Dulbecco, nella quale tra i temi all’ordine del giorno figuravano proprio gli incarichi e le delibere 788 e 789. Una riunione che arriva dopo giorni di tensioni e interrogativi all’interno dell’Azienda. E alla vigilia dell’appuntamento sindacale, le due delibere vengono ritirate. Naturalmente non è possibile stabilire un rapporto causale tra le due circostanze. Ma politicamente e sindacalmente la sequenza è significativa: prima l’approvazione dei provvedimenti, poi le contestazioni e la mobilitazione sindacale, infine la revoca a poche ore dall’assemblea.
Il vero problema è la governabilità
Il nodo, però, va ben oltre il 63%. La Dulbecco attraversa una fase estremamente delicata. L’integrazione tra componente ospedaliera e universitaria resta un processo complesso; permangono criticità organizzative e assistenziali e come già evidenziato da Calabria7, pesa anche l’assenza di un direttore sanitario di ruolo, in una fase nella quale servirebbe invece una guida particolarmente solida. In questo quadro, approvare due delibere di tale portata e revocarle dopo appena due settimane non contribuisce certamente a trasmettere l’immagine di una macchina amministrativa stabile. Anzi, il rischio è quello di un’Azienda che decide, genera tensioni e poi torna sui propri passi, mentre lavoratori, medici, universitari e organizzazioni sindacali attendono regole certe. La revoca può certamente rappresentare un atto opportuno qualora siano emerse criticità che meritano ulteriori approfondimenti. Ed è preferibile correggere una decisione piuttosto che mantenerla soltanto per difenderla. Resta quindi il legittimo dubbio su come sia possibile che verifiche considerate oggi necessarie non siano state svolte prima di adottare due provvedimenti così importanti. E ancora, quale livello di condivisione vi era stato con l’Università prima dell’approvazione, se soltanto successivamente alle delibere le interlocuzioni con il rettore hanno determinato la necessità di rivederne i presupposti. Sono dubbi che riguardano direttamente il funzionamento di una governance, che oggi appare fragile e distratta. Perché alla Dulbecco forse, il problema non è più soltanto capire quali delibere resteranno in piedi e quali verranno ritirate. Il problema è capire chi governa realmente i processi, con quale programmazione e con quale capacità di condivisione preventiva delle decisioni. Per un’Azienda che dovrebbe rappresentare il principale punto di riferimento ospedaliero-universitario della Calabria, questa è probabilmente la questione più delicata di tutte.












