1 Agosto 2026
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Nuovi ospedali, vecchie clientele e il Risiko della politica sulla pelle dei calabresi: “Chi cazzo ci metteremo dentro?”

Dai cinquantuno minuti d’agonia di della giovane Andrea soccorsa da un’ambulanza senza medico, alla guerra sul nuovo ospedale di Catanzaro. L’affondo di Francesco Di Lieto contro una politica che discute di cemento mentre reparti, corsie e servizio 118 restano senza personale

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di Francesco Di Lieto* – Io so. Io so i nomi di chi da sempre sventra la sanità pubblica in Calabria per costruirsi luminose carriere sui bilanci devastati delle Asp, trattando la salute dei cittadini come un banchetto privato a cui abbeverarsi. Io so chi sono i signori della politica e della burocrazia che ieri brindavano nei salotti per la fine del commissariamento e che oggi, senza provare un minimo di vergogna, continuano a fare la ruota del pavone sulle macerie.

Cinquantuno minuti d’agonia e un’ambulanza senza medico

Non serve una sentenza per dimostrare quello che è sotto gli occhi di tutti: abbiamo le prove della realtà. Abbiamo le prove di quei cinquantuno minuti d’agonia in cui una ragazza di vent’anni è rimasta ad aspettare un’ambulanza giunta sul posto senza un solo medico a bordo — una semplice vettura di soccorso base con i soli soccorritori, svuotata di personale sanitario e del tutto incapace di prestare cure mediche avanzate o somministrare farmaci salvavita. Un involucro di lamiera vuoto, buono solo per trasportare la rassegnazione di una terra abbandonata. E di fronte a una simile tragedia, l’unica risposta dei burocrati di turno è stata arrampicarsi sugli specchi con la freddezza disumana delle “procedure congrue”.

Il teatrino sul nuovo ospedale

Mentre la Calabria reale muore per strada nell’inferno del soccorso fai-da-te, a Catanzaro la politica mette in scena il solito teatrino. Accendono i riflettori sulle guerre di quartiere per il nuovo ospedale, litigando su dove posare il cemento per tutelare i parcheggi dei primari, i valori catastali delle case e il fatturato delle pizzerie. Parlano di mura perché se la gente guarda il calcestruzzo, non si accorge del vuoto che c’è dentro: reparti svuotati, corsie fantasma e liste d’attesa che non sono semplici ritardi burocratici, ma condanne a morte differite.

Chi metteremo dentro gli ospedali?

Litigano su dove costruire le scatole di mattoni senza farsi l’unica domanda davvero decisiva: chi cazzo ci metteremo dentro quei nuovi ospedali, se avete lasciato le corsie senza medici e senza infermieri? A chi sta male non importa un fico secco del Risiko immobiliare dei partiti o dei soliti comitati di quartiere. Chi ha un codice rosso vuole solo un’ambulanza medicalizzata che arrivi in tempo e un medico che gli salvi la vita, sia che arrivi da Crotone, da Vibo o da Lamezia.

Giù le mani dalla pelle dei calabresi

La salute si difende cacciando i mercanti dal tempio, riaprendo i reparti e assumendo il personale che manca, non barattando la vita delle persone con la speculazione edilizia e con le sfilate elettorali. Giù le mani dalla pelle dei calabresi: non c’è proprio niente da brindare, c’è solo da provare vergogna per come avete ridotto questa terra.

*Avvocato e vice presidente del Codacons

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