21 Settembre 2026
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Oncologia, la proposta di Misiti: “Un grande polo in Calabria per fermare la fuga dei pazienti”

Il coordinatore regionale di "Più UNO" chiede a parlamentari e consiglieri regionali di sostenere, in vista della prossima Legge di Bilancio, un investimento straordinario per creare un centro altamente specializzato

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Un polo oncologico d’eccellenza in Calabria, capace di diventare un punto di riferimento anche oltre i confini regionali. È la proposta lanciata da Massimo Misiti, chirurgo ortopedico, già parlamentare e oggi coordinatore regionale calabrese del movimento civico e politico “Più UNO”, fondato da Ernesto Maria Ruffini.

In una lettera aperta, Misiti si rivolge a tutti i rappresentanti politici calabresi, dai parlamentari ai consiglieri regionali, chiedendo di cogliere l’occasione della prossima Legge di Bilancio per portare sul tavolo del Governo un progetto di particolare rilevanza per la sanità regionale.

“Perché non chiedere al Governo un investimento straordinario per realizzare nella nostra regione un polo altamente specializzato nel quale concentrare competenze, tecnologie, ricerca e assistenza?”, scrive Misiti.

Un centro per diagnosi, chirurgia e ricerca

L’idea delineata dal coordinatore regionale di “Più UNO” è quella di una struttura in grado di riunire diverse competenze e specializzazioni nel campo della lotta ai tumori.

Il progetto dovrebbe comprendere diagnostica avanzata, chirurgia oncologica, radioterapia, terapie innovative e ricerca clinica, creando al tempo stesso un ambiente capace di attrarre professionalità di alto livello.

“Un centro nel quale possano trovare spazio le migliori professionalità, calabresi e non, la diagnostica più avanzata, la chirurgia oncologica, la radioterapia, le terapie innovative e la ricerca clinica”, sottolinea Misiti.

Secondo la proposta, la struttura dovrebbe inoltre sviluppare rapporti stabili con università, istituti di ricerca e grandi centri oncologici italiani e internazionali, favorendo la collaborazione tra specialisti e la circolazione delle competenze.

“Un luogo capace di attrarre professionisti”

Un altro degli obiettivi indicati da Misiti riguarda il contrasto alla fuga dei professionisti sanitari. Un centro di alta specializzazione, nella sua visione, potrebbe infatti creare nuove opportunità per medici, ricercatori e giovani specialisti.

“Un luogo capace di attrarre professionisti, anziché perderli”, scrive ancora il coordinatore calabrese di “Più UNO”.

Al centro della proposta resta però soprattutto la possibilità di offrire ai pazienti calabresi cure altamente specializzate senza dover necessariamente lasciare il territorio regionale.

“E soprattutto, un luogo nel quale un calabrese, e non solo, possa trovare, quando clinicamente possibile, cure di altissimo livello senza essere costretto a lasciare la propria regione”, evidenzia Misiti.

La migrazione sanitaria al centro della proposta

Il tema principale sollevato nella lettera è quello della mobilità sanitaria, con particolare riferimento ai pazienti oncologici costretti a rivolgersi a strutture situate fuori dalla Calabria.

“Migliaia di cittadini sono costretti ogni anno a rivolgersi a strutture fuori regione per ricevere cure oncologiche”, afferma Misiti, descrivendo le conseguenze che la migrazione sanitaria produce non soltanto sui pazienti, ma anche sulle loro famiglie.

“Ci sono malati che, oltre a combattere contro la propria malattia, devono affrontare anche la distanza. E ci sono famiglie che, nel momento più drammatico della loro vita, devono sostenere spese che spesso mettono a dura prova il bilancio familiare”, aggiunge.

Per Misiti, quindi, la questione non può essere considerata esclusivamente sotto il profilo sanitario.

“Questo non è soltanto un problema sanitario. È un problema sociale, economico e umano”, sostiene.

“Quanto costa alla Calabria non fare nulla?”

La proposta comporterebbe inevitabilmente un investimento significativo. È lo stesso Misiti a porre la questione delle risorse necessarie, ribaltando però il punto di osservazione.

A suo giudizio, infatti, il dibattito non dovrebbe concentrarsi esclusivamente sul costo di realizzazione di un grande centro oncologico, ma anche sulle conseguenze economiche e sociali legate all’assenza di una struttura di questo tipo.

“Quanto costi alla Calabria continuare a non fare nulla?”, si domanda il coordinatore regionale di “Più UNO”.

La mobilità sanitaria rappresenta, secondo Misiti, un costo per il sistema regionale e per le famiglie, costrette a sostenere viaggi, alloggi, pasti e altre spese, oltre alle difficoltà organizzative legate alla necessità di accompagnare i propri cari.

Ma il conto, nella sua analisi, riguarda anche il mondo del lavoro e l’economia locale, considerando le assenze dei lavoratori e le ripercussioni sui bilanci familiari.

Il rischio di perdere medici e ricercatori

La questione viene infine collegata alla capacità della Calabria di trattenere e attrarre competenze altamente specializzate.

“Quando un territorio non riesce a offrire opportunità di alta specializzazione, rischia di perdere medici, ricercatori e giovani professionisti”, sottolinea Misiti.

Da qui la conclusione della lettera e il suo appello alla politica calabrese, chiamata a valutare il progetto anche alla luce dei costi prodotti dall’attuale sistema.

“La vera domanda, dunque, non dovrebbe essere soltanto quanto costa costruire un centro oncologico di eccellenza. Dovremmo chiederci quanto ci costi continuare a non averlo”, conclude Misiti.

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