La Calabria è la regione italiana che ha subito la maggiore riduzione dei posti letto ospedalieri negli ultimi trent’anni. È il dato più pesante emerso dall’audizione dell’Istat davanti alla Commissione Affari Sociali della Camera sull’attuazione dei Livelli essenziali di assistenza (Lea) e sulla capacità delle Regioni di garantire le prestazioni sanitarie.
Nel quadro nazionale, tra il 1996 e il 2023, i posti letto ospedalieri sono passati da 358.309 a 176.317, con una riduzione superiore al 50%. Ma il dato calabrese è ancora più marcato: la contrazione ha raggiunto il 61,2%, la percentuale più alta tra tutte le regioni italiane.
La Calabria paga il prezzo più alto dei tagli
Secondo i dati illustrati dall’Istat, il calo dei posti letto ha interessato soprattutto il sistema pubblico, che a livello nazionale ha registrato una riduzione del 53,7%, mentre nelle strutture private accreditate la diminuzione si è attestata al 38,4%.
La Calabria emerge dunque come il territorio dove la riduzione dell’offerta ospedaliera è stata più drastica, in un contesto già segnato da storiche difficoltà organizzative, mobilità sanitaria verso altre regioni e carenze strutturali.
Medici di base in diminuzione e personale sempre più anziano
L’altro elemento critico riguarda il personale sanitario. L’Istat ha evidenziato la progressiva riduzione dei medici di medicina generale, passati nel 2024 a poco più di 37 mila in Italia, circa 8 mila in meno rispetto al 2013.
A pesare è anche l’invecchiamento della forza lavoro: nel 2024 quasi un terzo dei medici aveva un’età compresa tra i 65 e i 69 anni, mentre tra i pediatri di libera scelta la quota supera un terzo.
Una situazione che rischia di avere effetti particolarmente rilevanti in Calabria, dove il ricambio generazionale e la difficoltà nel garantire la presenza dei medici sul territorio rappresentano da anni una delle principali emergenze del sistema sanitario regionale.
Spesa sanitaria in crescita, ma restano le disuguaglianze
Nel corso dell’audizione sono stati presentati anche i dati sulla spesa sanitaria complessiva, arrivata nel 2025 a 190,1 miliardi di euro, pari all’8,4% del Pil.
La componente pubblica rappresenta 140,8 miliardi, il 74,1% del totale. Tra il 2019 e il 2025 la spesa sanitaria è cresciuta mediamente del 3,4% annuo, con un aumento del 3,6% della spesa pubblica, del 2,9% di quella privata e del 2,2% delle risorse sostenute direttamente dalle famiglie.
Ma l’aumento della spesa, secondo gli osservatori, non ha cancellato le differenze territoriali e le difficoltà nell’accesso alle cure.
Anaao: “Il Servizio sanitario regge grazie ai sacrifici dei professionisti”
Ai dati dell’Istat è seguito il commento di Anaao Assomed, che ha evidenziato le criticità di un sistema sanitario sotto pressione.
“I numeri dell’Istat non sono un’opinione, sono la fotografia di un Servizio sanitario nazionale che tiene ancora, ma solo grazie al sacrificio quotidiano dei professionisti”, ha affermato il segretario nazionale Pierino Di Silverio.
Secondo il sindacato, servono investimenti sul personale, superamento del tetto di spesa per le assunzioni, rafforzamento degli organici e una programmazione seria del ricambio generazionale.
“Non ci sono più alibi”
Per Anaao i dati confermano le difficoltà legate alla disponibilità di posti letto, alle differenze tra territori e alla crescente fatica nel garantire un accesso uniforme alle cure.
“La politica ha oggi, nero su bianco, tutti gli elementi per intervenire. Fin dalla prossima legge finanziaria. Non ci sono più alibi”, ha concluso Di Silverio.
Per la Calabria, i numeri dell’Istat rappresentano un nuovo campanello d’allarme: la riduzione dell’offerta ospedaliera, unita alla carenza di medici e all’invecchiamento del personale, riporta al centro il nodo della sostenibilità del sistema sanitario regionale e della capacità di garantire realmente i livelli essenziali di assistenza ai cittadini.










