7 Settembre 2026
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Sanità, la UIL contro il Piano di rientro: “Basta con i vincoli contabili, si riparta dai reali bisogni dei cittadini”

La segretaria generale Mariaelena Senese richiede un cambio di passo dopo diciassette anni di gestione commissariale. Tra le proposte figurano trasparenza sul personale, lotta all'emigrazione sanitaria e un cruscotto pubblico di monitoraggio

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Uscire da una visione puramente contabile della sanità per rimettere al centro della programmazione la salute delle persone. È questa la posizione netta assunta dalla UIL Calabria sul Piano di rientro 2026-2028, il documento approvato poche settimane fa dal Consiglio dei ministri per delineare l’assetto del servizio sanitario regionale dopo il lungo periodo di commissariamento.
Secondo il sindacato, diciassette anni di vincoli di bilancio hanno finito per reprimere il diritto alla salute sul territorio. La proposta è quella di capovolgere la logica programmatoria: non più derivare i servizi dalle sole risorse finanziarie a disposizione, ma quantificare il reale fabbisogno della popolazione partendo dalle sue specifiche caratteristiche geografiche, sociali ed epidemiologiche.

I tempi d’accesso agli ospedali e i fattori di fragilità del territorio

Il contesto calabrese richiede una lettura mirata che tenga conto dello spopolamento delle aree interne, dell’innalzamento dell’età media e delle carenze infrastrutturali.
Un’analisi confermata dalle rilevazioni Eurostat relative all’accessibilità dei presidi ospedalieri: se in Europa l’83% dei cittadini risiede entro 15 minuti di auto da una struttura sanitaria e la media italiana si attesta all’80,5%, la Calabria si colloca vertiginosamente più in basso con un valore medio del 65,4%. Il dettaglio provinciale evidenzia livelli critici a Reggio Calabria (73,3%), Catanzaro (71,6%), Crotone (62,5%), Cosenza (59,2%) e Vibo Valentia (55%).
“La Calabria non è un territorio speciale, ma ha esigenze specifiche; condizioni strutturali peculiari; una demografia caratterizzata da una significativa riduzione della popolazione a causa di fenomeni di migrazione costante che producono spopolamento delle aree interne e innalzamento dell’età media regionale. Tali dinamiche, tanto complesse se prese singolarmente, messe assieme determinano fattori la cui incidenza sul fabbisogno sanitario reale è netta e specifica e per questo motivo devono essere tenute debitamente in conto come base per la definizione dell’assetto operativo del sistema sanitario regionale”, dichiara Mariaelena Senese.
“Il risanamento dei conti è necessario, ma l’obiettivo finale di qualsiasi intervento sul servizio sanitario deve essere la cura delle persone. Un sistema sanitario pubblico non può essere definito virtuoso se ha solo i conti in ordine. Anzi, i vincoli di bilancio stringenti a cui la Calabria è stata costretta, hanno reso spesso inefficiente la risposta alla domanda di cure e di salute che i calabresi hanno posto. Ciò è inaccettabile”, aggiunge la segretaria generale della UIL Calabria.

Mappatura delle carenze d’organico e contrasto alla mobilità passiva

Per rendere operativo il cambio di passo, il sindacato chiede una completa trasparenza sulle forze lavorative in campo. La proposta prevede la pubblicazione periodica, per ogni azienda e struttura programmata, di dati precisi su organico necessario, personale in servizio e indice di scopertura per ciascuna qualifica professionale.
“Possiamo costruire nuove strutture e acquistare le migliori tecnologie, ma senza le donne e gli uomini necessari a farle funzionare rischiamo di realizzare soltanto contenitori vuoti”, sottolinea ancora Senese.
Altra partita cruciale riguarda il contenimento della mobilità passiva, la cui spesa è stimata in circa 410 milioni di euro all’anno nel triennio 2026-2028. L’obiettivo indicato dal sindacato è scindere la mobilità fisiologica, rivolta a centri di eccellenza ad altissima specializzazione, da quella patologica ed evitabile, analizzando le singole prestazioni per le quali i cittadini sono costretti a spostarsi fuori regione.
“Non possiamo limitarci ogni anno a contabilizzare quanti soldi seguono i calabresi che vanno a curarsi fuori regione. Dobbiamo capire per quali prestazioni si parte – evidenzia la dirigente sindacale – dove si concentrano le maggiori criticità e fissare obiettivi annuali e verificabili per recuperare progressivamente in Calabria le prestazioni che il nostro sistema può e deve garantire”.

Innovazione tecnologica e un Cruscotto pubblico per il controllo dei dati

Il piano di proposte elaborato dalla UIL comprende l’impiego di strumenti d’Intelligenza Artificiale per rendere efficienti i processi amministrativi e ridurre le uscite improprie, integrato dal pieno sviluppo della telemedicina e della rete di assistenza territoriale tramite le Case e gli Ospedali di Comunità.
A garanzia di questo percorso, la UIL sollecita l’istituzione di un Cruscotto pubblico della sanità calabrese, una piattaforma accessibile a cittadini e parti sociali per verificare l’andamento di liste d’attesa, livelli essenziali di assistenza (LEA), risorse finanziarie ed effettiva copertura dei posti di lavoro.
“La vera sfida amministrativa è dunque nel recuperare, attraverso innovazione tecnologica, capacità di analisi preventiva e trasparenza, le risorse necessarie ad adeguare l’intera offerta sanitaria regionale alle vere esigenze di salute dei cittadini calabresi, sulla base di dati demografici ed epidemiologici che guidino le scelte partendo un profilo sanitario e non dai vincoli di bilancio”, conclude Mariaelena Senese.

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