La gestione del personale e dei servizi assistenziali per i pazienti più fragili accende un duro scontro politico all’interno della sanità catanzarese. Al centro della polemica c’è la replica del commissario straordinario dell’Azienda sanitaria provinciale di Catanzaro, il generale Antonio Battistini, in merito alla vicenda di una neuropsicomotricista sollevata nei giorni scorsi da Ernesto Alecci. Il capogruppo del Partito Democratico in Consiglio regionale ha respinto con fermezza le giustificazioni dei vertici aziendali, parlando apertamente di una condotta burocratica inefficiente a danno dei minori con gravi patologie.
“La nota stampa diffusa dal Generale Battistini, commissario dell’Asp di Catanzaro, riguardo il caso della neuropsicomotricista da me sollevato, mi lascia senza parole. Innanzitutto per il tentativo, solito, di rispondere con una “non risposta”, cercando di camuffare con giri di parole quello che è un dato di fatto: l’Asp di Catanzaro, da lui guidata, non ha saputo gestire e indirizzare l’attività di una professionista pagata con soldi pubblici per prendersi cura di bambini e ragazzi con gravi patologie”.
I documenti al vaglio e le presunte contraddizioni della governance
Secondo l’esponente dell’opposizione consiliare, l’ispezione dei documenti interni racconterebbe una realtà ben diversa da quella descritta formalmente dalla direzione strategica dell’Asp. Alecci rivendica la totale fondatezza della propria attività di sindacato ispettivo, evidenziando come la specialista avesse più volte segnalato l’impossibilità di operare a pieno regime a causa della carenza strutturale delle strumentazioni di base, per poi scegliere di trasferirsi in un’altra regione.
“Questo è il dato da cui partire per poi andare a vedere nel dettaglio quali sono i fatti da me riportati che prendono le mosse da una serie di documenti che ho potuto verificare personalmente. Anche perché, come può dimostrare la mia storia politica, ho sempre fatto riferimento a casi documentati senza speculare mai sulle persone o sulle loro vicende. Al riguardo, ci sono numerose mail ufficiali in cui la professionista richiede ripetutamente e sollecita per mesi gli strumenti utili a prendere in carico i piccoli pazienti da lei seguiti. Mail a cui non corrisponde mai una vera risposta esaustiva che rassicuri il personale sulle forniture richieste, giunte poi parzialmente solo a distanza di un anno. Inoltre non riesco a capire come una risorsa così difficile da gestire per la Direzione dell’Asp, come dichiarato dal Commissario, dopo i primi 6 di attività così “problematici” possa essere confermata dalla stessa Direzione Asp per i successivi 6 mesi: una scelta a dir poco contraddittoria! E poi, come da me dichiarato, in questo momento la terapista è risultata vincitrice di un regolare concorso pubblico presso un’azienda sanitaria della Lombardia. Tralascio il commento sulla necessità, da parte del Commissario, di indagare e dichiarare pubblicamente le sue valutazioni su permessi, ferie e “presunti motivi di salute” attribuiti alla professionista”.
Il nodo del bilancio in perdita e la situazione degli ospedali
L’affondo del rappresentante dem supera i confini del singolo caso di cronaca per investire complessivamente i risultati economici e organizzativi dell’azienda sanitaria. Sotto la lente d’ingrandimento finiscono i dati dell’ultimo rendiconto finanziario e le criticità relative al reclutamento del personale medico nei presidi ospedalieri del territorio, con particolare riferimento al nosocomio di Soverato.
“Pertanto mi sarei aspettato un comportamento diverso da parte del generale Battistini che dimostra, ancora una volta, una grande celerità nel provare a rispondere sui giornali tentando una “debole” difesa, mentre l’Asp da lui guidata continua a incassare passi falsi. Come dimostra la recentissima approvazione del bilancio 2025 dell’Asp pari a 93 milioni di perdita rispetto ai 19 milioni del 2024. Oppure, la recente decisione del primario di Chirurgia dell’Ospedale di Soverato, molto stimato per le sue capacità professionali, che parrebbe essere andato in pensione (invece di proseguire l’attività come avrebbe potuto fare) per le mancate garanzie riguardo la necessità di un adeguato supporto a livello di personale ospedaliero nel nosocomio. Da uomo delle istituzioni e da cittadino calabrese preferirei che la Sanità desse maggiori risposte alle famiglie all’interno delle corsie, nei Pronto Soccorso, nei territori, e non sui giornali o sui social”.










