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21 Giugno 2026
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C’era una volta l’Acquapark di Zambrone, il sogno calabrese che fece correre il Sud sull’acqua

Primo vero parco acquatico del Mezzogiorno e tra i primi in Italia, per diciotto estati portò sulla Costa degli Dei famiglie, turisti, lavoro e un’idea di Calabria capace di osare. Poi il declino, la tragedia e il silenzio

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C’era una volta un luogo dove l’estate prendeva forma, dove i sogni dei bambini calabresi diventavano realtà tra spruzzi d’acqua e risate cristalline. L’Aquapark di Zambrone è stato il primo parco acquatico del sud Italia, una perla incastonata nella magnifica cornice della Costa degli Dei che ha fatto sognare intere generazioni.

Il 13 agosto 1989 i suoi cancelli si aprirono per la prima volta al pubblico. Era nato da una felice intuizione di un gruppo di imprenditori guidati dalla famiglia Mancini, noti imprenditori vibonesi che gestivano già altre importanti strutture ricettive del territorio come l’Hotel 501 di Vibo Valentia e il Lido degli Aranci. Avevano creduto in un progetto ambizioso: creare il primo vero parco acquatico del Meridione in uno dei luoghi più belli d’Italia, a pochi passi dalla celebre spiaggia del Paradiso del Sub, con vista panoramica sul promontorio di Tropea e sull’isola di Stromboli.

Un successo che ha fatto storia

Per diciotto magiche estati, l’Acquapark di Zambrone è stato molto più di un semplice parco divertimenti. Dal 1989 al 2006 ha accolto mediamente 140.000 visitatori all’anno. Non erano solo numeri, ma storie, ricordi, tradizioni familiari che si ripetevano ogni estate.

Il “Kamikaze”, il “Fiume lento”, il “Flow river”, la “Laguna Hawaii”: le attrazioni, insieme agli spettacoli musicali, divennero presto tappa fissa per calabresi e turisti. Chi può dimenticare la mascotte Sprizzy, quella simpatica balena che accoglieva grandi e piccini all’ingresso, simbolo di un’estate diversa, speciale? Il parco non puntava solo sulle attrazioni, ma su qualcosa di più profondo: grande organizzazione, personale altamente qualificato, pulizia e gestione impeccabile, oltre a spettacoli musicali di altissimo livello. Era un luogo dove l’attenzione al cliente faceva la differenza.

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I riconoscimenti di un’eccellenza

Il successo arrivò presto e in modo clamoroso. La World Waterpark Association assegnò all’Aquapark di Zambrone ben 14 riconoscimenti dal 1993, rendendolo il parco acquatico più premiato d’Europa nella categoria 100.000-300.000 presenze. Un orgoglio tutto calabrese che aveva conquistato il mondo. Particolarmente significativo fu il premio del 1999 come miglior sito web, segno di una struttura innovativa che guardava al futuro. Sprizzy accoglieva i visitatori insieme agli oltre cento dipendenti stagionali – bagnini, animatori e staff – garantendo un indotto prezioso per l’economia locale.

Un’area baby che raccontava l’amore per i più piccoli

Tra le attrazioni più amate c’era l’Area Baby: una piscina profonda 30 cm, cascata a forma di fungo e scivoli morbidi a forma di tronco, fungo e della balena Sprizzy. Qui i più piccoli muovevano i primi passi nell’acqua, sotto lo sguardo attento dei genitori e la protezione della mascotte che, con il suo sorriso rassicurante, sembrava dire: “Qui siete al sicuro, qui potete sognare”.

L’innovazione che guardava al futuro

Nel 2002 arrivò un’attrazione rivoluzionaria: il primo Flow Rider installato in Italia all’interno di un parco acquatico. Questa innovazione rappresentava lo spirito pionieristico di una struttura che non smetteva mai di stupire. Ma l’Acquapark di Zambrone era anche altro: in netto anticipo sui tempi, aveva introdotto i musical nei parchi acquatici. Era un luogo dove l’arte incontrava il divertimento, dove ogni giornata era una piccola festa.

Il declino e la tragedia

Come molte storie belle, anche questa ebbe un finale amaro. La nascita di altri parchi acquatici nel Sud Italia e la difficoltà di reinventarsi davanti ai cambiamenti del mercato minarono la competitività della struttura. Con l’inaugurazione di Etnaland in Sicilia nel 2001, si perse progressivamente una parte importante della clientela meridionale. Il colpo finale arrivò nel 2006 con un tragico incidente che costò la vita a una bambina, segnando per sempre la storia del parco. La struttura era comunque già in difficoltà economica e, ancor prima della tragedia, la proprietà aveva deciso di chiudere i battenti. Cosa che avvenne esattamente un anno dopo, nel 2007.

Oggi: memorie di un sogno

Oggi l’area è in stato di abbandono. Dove un tempo risuonavano le grida gioiose di bambini e famiglie, ora regna il silenzio. Dopo anni di degrado, la zona è stata ripulita in attesa di nuovi investimenti. Restano però i ricordi dei calabresi, di bambini e ragazzi che aspettavano l’estate per Sprizzy, per una nuotata nel “Fiume lento”, per un tuffo dal “Kamikaze”. Restano le foto sbiadite dal tempo, i racconti tramandati, la nostalgia di un’epoca in cui tutto sembrava possibile.

Un volano per l’economia locale

L’Acquapark di Zambrone non era solo divertimento, ma anche un importante motore economico per tutto il territorio. Ogni stagione impiegava oltre cento dipendenti fissi – bagnini esperti, animatori, addetti alla manutenzione, personale di cucina e pulizie – offrendo opportunità di lavoro qualificato in un’area spesso penalizzata dalla disoccupazione giovanile.

L’indotto generato dal parco coinvolgeva l’intero comprensorio. Alberghi, ristoranti, campeggi, negozi di souvenir, aziende di trasporto turistico: tutti beneficiavano del flusso costante di visitatori che arrivavano da ogni parte del Sud Italia e della Sicilia. Le famiglie calabresi che gestivano piccole strutture ricettive sulla Costa degli Dei vedevano nel parco un alleato prezioso per prolungare la stagione turistica. Non va dimenticato il valore occupazionale indiretto: fornitori di prodotti alimentari, società di pulizie, ditte di manutenzione, guide turistiche. Un ecosistema economico che ruotava attorno a quella simpatica balena di nome Sprizzy, creando opportunità e sviluppo in una delle aree più belle ma economicamente fragili della Calabria.

L’eredità di un pioniere

L’Acquapark di Zambrone non è stata solo una struttura di divertimento, ma il simbolo di una Calabria che sapeva osare, che guardava avanti, che credeva nei propri sogni. Per la regione rappresenta l’ennesimo rimpianto di un’eccellenza riconosciuta in tutta Italia, perduta per inerzia e incapacità. In quei diciotto anni di attività, il parco ha dimostrato che il Sud Italia poteva competere con chiunque, che la qualità e l’accoglienza calabrese non temevano confronti. Ha dato lavoro a centinaia di persone, regalato gioia a migliaia di famiglie, messo la Calabria sulla mappa del divertimento europeo.

Oggi, guardando quell’area vuota affacciata sul mare più bello del mondo, non possiamo fare a meno di pensare che c’era una volta un luogo magico chiamato Acquapark di Zambrone. E forse, un giorno, qualcuno avrà il coraggio di far rinascere quel sogno, perché certe storie meritano di essere scritte di nuovo.

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