Aveva con sé soltanto un piccolo involto, probabilmente pane e formaggio da consegnare al marito prigioniero. Attraversò la strada, avanzò verso la caserma e non si fermò davanti ai soldati tedeschi. Un militare le sparò, uccidendola sotto gli occhi della folla. Era il 3 marzo 1944. Quella donna si chiamava Teresa Talotta Gullace, era nata a Cittanova, in provincia di Reggio Calabria, aveva cinque figli ed era incinta del sesto. Il suo assassinio scosse Roma occupata e trasformò una madre calabrese, emigrata nella Capitale in cerca di una vita migliore, in uno dei simboli più potenti della Resistenza civile al nazifascismo.
Da Cittanova alle baracche della Capitale
Teresa Talotta proveniva da una famiglia di contadini e braccianti. Dopo il matrimonio con Girolamo Gullace lasciò la Calabria e si trasferì a Roma, dove il marito lavorava come manovale nei cantieri edili. La famiglia viveva in vicolo del Vicario, nei pressi della stazione San Pietro, in una delle zone più povere della città. In quelle abitazioni precarie si erano stabilite numerose famiglie arrivate dal Mezzogiorno. Uomini impiegati soprattutto nell’edilizia, donne impegnate a mandare avanti famiglie spesso molto numerose.
Anche sulla data di nascita di Teresa esistono versioni discordanti. Molte biografie indicano l’8 settembre 1906, altre l’8 settembre 1907. Il registro battesimale della parrocchia San Girolamo di Cittanova, tuttavia, riporta come data di nascita il 7 settembre 1906. Una divergenza rimasta per anni dentro le ricostruzioni dedicate alla sua vita, senza intaccare la forza della sua storia.
L’arresto del marito
Il 26 febbraio 1944, durante un rastrellamento nella zona di Porta Cavalleggeri, Girolamo Gullace venne fermato e successivamente consegnato ai tedeschi. Fu rinchiuso nella caserma dell’81esimo Reggimento di fanteria, in viale Giulio Cesare. Teresa cominciò a presentarsi ogni mattina davanti all’edificio. Come tante altre mogli e madri, cercava di vedere il proprio familiare, portargli qualcosa da mangiare, consegnargli indumenti puliti o semplicemente fargli sapere che non era rimasto solo. Intanto, nella caserma venivano concentrati centinaia di uomini catturati durante i rastrellamenti. Il timore era che potessero essere deportati o utilizzati per il lavoro coatto.
Il fagotto, la strada attraversata e gli spari
La mattina del 3 marzo davanti alla caserma si radunarono centinaia di donne. In mezzo alla folla erano presenti anche esponenti della Resistenza romana. Si gridava una sola parola: “Liberateli”. Teresa arrivò tenendo per mano il figlio Umberto. Riuscì a vedere Girolamo dietro la grata di una finestra e tentò di lanciargli l’involto che aveva portato con sé. Il pacchetto urtò contro il muro e cadde a terra. Teresa lo raccolse e avanzò nuovamente verso la caserma. Un militare tedesco le sbarrò la strada. Lei protestò, cercò di spiegare che voleva soltanto raggiungere il marito. Il soldato estrasse l’arma e fece fuoco. La donna cadde sull’asfalto. Era disarmata, madre di cinque figli e incinta di diversi mesi. La sua uccisione provocò una reazione immediata. La protesta crebbe a tal punto che le autorità tedesche furono spinte a rilasciare Girolamo Gullace.
Il simbolo della Resistenza romana
La notizia dell’assassinio si diffuse rapidamente nei quartieri popolari. Laura Lombardo Radice e Pietro Ingrao prepararono un volantino clandestino per raccontare quanto era accaduto. Il corpo di Teresa venne ricoperto di fiori e la sua morte divenne il simbolo della violenza esercitata dagli occupanti contro la popolazione civile. Non era una comandante partigiana e non impugnava un’arma. La forza del suo gesto stava proprio nella sua apparente semplicità: una moglie che rifiutava di abbandonare il marito e una madre che non accettava di piegarsi alla paura.
La Pina di “Roma città aperta”
La vicenda di Teresa Gullace contribuì a ispirare Pina, la popolana interpretata da Anna Magnani in Roma città aperta, il capolavoro di Roberto Rossellini uscito nel 1945. Nel film Pina corre dietro il camion sul quale è stato portato via il suo uomo. I soldati tedeschi sparano e lei cade in mezzo alla strada. Una delle scene più drammatiche del cinema italiano nasce così da una tragedia realmente consumata nella Roma occupata. Il film consegnò al mondo l’immagine di Anna Magnani distesa sull’asfalto. Dietro quella sequenza rimase la storia vera di Teresa Gullace, la donna arrivata dalla Calabria che aveva attraversato una strada per amore e non era più tornata indietro.
La Medaglia d’oro e la memoria
Nel 1977 il presidente della Repubblica Giovanni Leone le conferì alla memoria la Medaglia d’oro al merito civile. Nella motivazione si ricorda che Teresa “non esitava ad accorrere presso il marito imprigionato dai nazisti”. A Roma le sono stati dedicati una strada, un liceo e una lapide collocata nel luogo dell’uccisione. Nel 1995 la sua immagine venne scelta per un francobollo dedicato alle donne durante la Seconda guerra mondiale.
Anche Cittanova ne conserva la memoria: una strada, una scuola, una targa sulla casa natale e il monumento in bronzo collocato nella villa comunale raccontano ancora oggi la storia di quella madre calabrese. Una donna comune che, nel momento più feroce dell’occupazione nazista, trovò il coraggio di non fermarsi.












