Un’esecuzione a sangue freddo in un bar di Nicotera Marina in un sabato di novembre. Un colpo di pistola, la fuga e una rete di complicità che si attiva per coprire, depistare, far sparire le prove, proteggere il killer di Giuseppe Muzzupappa. È questo il quadro a tinte fosche che emerge dall’avviso di conclusione delle indagini preliminari firmato dalla Procura di Vibo Valentia. Ora quell’ombra ha un nome: favoreggiamento personale. Sette le persone iscritte nel registro degli indagati. Sullo sfondo, la figura centrale di Pasquale Megna, oggi collaboratore di giustizia, ieri ricercato numero uno.
La Procura guidata da Camillo Falvo ha chiuso il cerchio e dalle carte dell’inchiesta emerge l’anatomia di una protezione criminale che racconta molto più di una semplice fuga. Ricostruisce un sistema di protezione messo in piedi per aiutare l’assassino a sfuggire alla cattura e a confondere gli investigatori.
I nomi dei sette indagati
Il 26 novembre 2022, all’interno del bar Planet di Nicotera Marina, Giuseppe Muzzupappa, 38 anni, veniva freddato a colpi di pistola. Il presunto assassino, Pasquale Megna, si era poi reso irreperibile per diverse settimane, fino all’arresto nel gennaio successivo. Oggi Megna è collaboratore di giustizia e le sue dichiarazioni sono al centro di numerose indagini. Una di queste è finita sulla scrivania del procuratore Camillo Falvo. Riguarda i favoreggiatori di quel delitto. Un’inchiesta che oggi è arrivata al capolinea con l’avviso di conclusione delle indagini preliminari. Si tratta di Francesco Congiusti, 46 anni, di Nicotera Marina; Angelo Carrieri, 27 anni, di Nicotera Marina; Emanuele Carrieri, 21 anni, di Nicotera Marina; Fortunato Gurzì, 24 anni, di Nicotera Marina; Pantaleone Lentini, 36 anni, di Comerconi; Costantino Panetta, 41 anni, di Vibo Valentia; Gennaro Borzì, 37 anni, di Spilinga. Tutti e sette sono indagati per favoreggiamento personale, aggravato in alcuni casi dal concorso morale e materiale, per aver aiutato Pasquale Megna a eludere le indagini dopo l’omicidio.
Le ipotesi accusatorie
In particolare, Francesco Congiusti è accusato di aver rimosso l’impianto di videosorveglianza del bar Planet, subito dopo il delitto, per impedire alla polizia giudiziaria di acquisire le immagini dell’omicidio e agevolare così la fuga del killer. Emanuele Carrieri e Fortunato Gurzì avrebbero reso dichiarazioni reticenti ai carabinieri del Nucleo Investigativo di Vibo. Gurzì avrebbe inizialmente negato di essere stato presente, poi affermato di essere fuggito dopo aver sentito gli spari; Carrieri avrebbe dichiarato di non essere stato nel bar al momento del delitto, nonostante elementi investigativi indichino il contrario.
Tra gli indagati figura un altro Carrieri, Angelo, che secondo gli atti si sarebbe messo alla guida dell’auto di Megna subito dopo l’omicidio, accompagnandolo in un rifugio a Monte Poro. Ai militari avrebbe fornito una versione dei fatti ritenuta falsa dagli inquirenti. Pantaleone Lentini e Gennaro Borzì sono accusati di aver ospitato Megna nei momenti successivi al delitto, facilitandone gli spostamenti tra il 26 e il 27 novembre 2022. Il vibonese Costantino Panetta avrebbe infine fornito copertura logistica prolungata, accogliendo Megna per settimane in un appartamento a Vibo Valentia, fino all’arresto del latitante avvenuto il 9 gennaio 2023 nel quartiere Feudotto.
Difesa e prossimi passaggi
Tutti gli indagati, difesi dagli avvocati Francesco Capria, Francesco Schimio, Franco Pagano e Maurizio Prestia, avranno ora venti giorni di tempo per esercitare le facoltà difensive previste dalla legge: chiedere interrogatorio, depositare memorie, produrre documenti o chiedere nuovi atti di indagine. Al termine, la Procura potrà avanzare richiesta di rinvio a giudizio.









