A fine maggio l’Unicef celebra la festa della “Pigotta”, invitando il pubblico ad adottarne una. Cos’è, intanto, la “Pigotta”? È una bambola di pezza realizzata a mano. Essa ha una matrice italiana, precisamente lombarda. Infatti il termine deriva dal dialetto milanese, che significa semplicemente “bambola di pezza”. In passato, erano bambole fatte in casa, spesso con materiali poveri come avanzi di tessuto e lana, tipiche del dopoguerra in varie zone della Lombardia.
La Pigotta e l’Unicef
Nel tempo la “Pigotta” è diventata il simbolo dell’Unicef, che ricordiamo è l’acronimo di “Fondo delle Nazioni Unite per l’infanzia”, ovvero fondo dell’organo sussidiario delle Nazioni Unite fondato l’11 dicembre 1946 per aiutare i bambini vittime della seconda guerra mondiale.
Dunque, la “Pigotta” è diventata bambola ufficiale dell’Unicef Italia nel 1999 anche se il Comitato Provinciale Unicef del capoluogo lombardo l’introdusse già nell’88 per iniziativa di Jo Garceau, che è scomparsa nel 2018.
Jo Garceau, la mamma della Pigotta
Joanna Adelina Garçeau, detta Jo, nata nel 1938 in America da padre francese e madre pellerossa della tribù dei Cherokee, arrivò in Italia, a Roma, grazie a una borsa di studio. Fece prima la cantante, partecipando al primo Cantagiro con Donatella Moretti, poi cantò al Derby con Jannacci e Celentano, successivamente fece l’attrice; a un certo punto sposò un avvocato e andò a vivere a Cinisello Balsamo. Insomma, lei fu la mamma ufficiale di questa bambola che è conosciuta e rappresentata in tutto il mondo. Agli inizi degli anni ‘80 Jo ideò un progetto bellissimo di raccolta fondi e di solidarietà attraverso la creazione e l’adozione di una bambola di pezza, appunto: la “Pigotta”.
Catanzaro e lo sponsor solidale
A proposito di Unicef, bisogna ricordare che nella stagione 1982-1983 del campionato di calcio, la squadra del Catanzaro, che allora militava in Serie A, usò gratuitamente, come sponsor, la sigla dell’Unicef.









