Tutto scorre, diceva Eraclito. Ma a Vibo Valentia l’unica cosa che continua a scorrere è la fogna. Da anni. Da sempre. Cambiano le stagioni, cambiano le giunte, non cambia la puzza. E così, mentre l’estate accende i riflettori sul mare, si ripresenta puntuale l’incubo dell’inquinamento ambientale.
La Procura di Vibo Valentia, guidata da Camillo Falvo, ha aperto due fascicoli: uno per indagare sullo sversamento di liquami nel torrente Sant’Anna, l’altro sul comportamento degli autospurghi privati, che – sorpresa – non hanno installato il Gps, sfuggendo così al monitoraggio previsto (ma non obbligatorio) dalla Regione.
Il torrente che “vomita” fogna
Al centro dell’inchiesta c’è il Sant’Anna, corso d’acqua che sfocia in mare e che è già da tempo noto per gli sversamenti. L’Arpacal, in un recente sopralluogo, ha rilevato acque torbide, abbondanti nonostante l’assenza di piogge, e con un forte odore di fogna. Presente anche la “control room” regionale, che ha utilizzato un drone per monitorare il tratto più impervio del corso d’acqua.
I tecnici hanno avviato campionamenti non solo sulle acque, ma anche sul sedimento del fondale, per verificare se oltre ai liquami siano presenti fanghi industriali o altri materiali inquinanti. Un’ipotesi tutt’altro che peregrina, vista la mancata corrispondenza tra fanghi dichiarati e fanghi effettivamente prodotti nella zona.
Autospurghi senza Gps e senza tracciabilità
L’altra inchiesta aperta dalla Procura riguarda gli autospurghi privati del Vibonese che non hanno aderito all’iniziativa della Regione Calabria per l’installazione del Gps sui mezzi. Il sistema avrebbe permesso il tracciamento dei percorsi e quindi un controllo su dove vengano realmente smaltiti i reflui. Invece niente. Il vuoto.
La Procura sta verificando se in questo comportamento possano emergere profili di responsabilità, perché la tracciabilità dei reflui è fondamentale per capire se e dove vengano effettuati scarichi abusivi.
Depuratori fuori uso e reflui dirottati
Nel frattempo, il sindaco Enzo Romeo ha annunciato che il Comune di Vibo ha firmato una convenzione con il Corap per gestire l’emergenza al depuratore di località Silica, che non riesce a trattare tutto il carico. I reflui vengono ora dirottati su Porto Salvo, dove però non mancano i problemi, tra cui recenti perdite già segnalate nel mese di maggio e riscontrate nuovamente domenica scorsa.
Il risultato? L’inquinamento è finito in mare, e quindi, ancora una volta, torna il divieto di balneazione nei pressi della foce del torrente Sant’Anna. Una misura “temporanea”, spiegano le autorità. Ma intanto l’estate è iniziata, e la gente a mare ci va.








