Tanta fede. Tante storie. Tanta sofferenza mista a speranza. E’ quanto si è respirato nel week end davanti alla chiesa di Mamma Natuzza. Tutti che pregavano sulla spianata del Santuario “Cuore Immacolato di Maria Rifugio delle Anime”. Una folla immensa che invocava la Madre Celeste e la Serva di Dio che erano in ascolto. Come lo sono sempre state in questi ultimi decenni nel piccolo Borgo spirituale di Paravati diventato uno degli snodi strategici del culto Mariano mondiale. Quella di ieri è stata una giornata speciale perché il vescovo della diocesi di Mileto-Nicotera-Tropea monsignor Attilio Nostro al termine della celebrazione eucaristica che si è svolta sul sagrato della “grande e bella chiesa” ha annunciato che il 23 agosto prossimo, giorno del centenario della nascita della Serva di Dio Natuzza Evolo, la chiesa del Cuore Immacolato di Maria Rifugio delle Anime, “verrà elevata a dignità di santuario”.
Tanti “racconti” di vita incontrati camminando sulla spianata del Santuario che scoppiava di gente anonima innamorata perdutamente della Madonna e di Mamma Natuzza. Toccando con mano le loro “ferite sanguinanti” si sono lasciati andare all’ascolto delle loro storie segnate da dolori struggenti. “Vengo da Mamma Natuzza – ha sottolineato Marisa – da circa 40 anni. Dopo un tumore al seno che ha fiaccato tutte le mie forze mi sono lasciata travolgere da questa donna straordinaria. Quando mi raccolgo in preghiera davanti alla sua tomba ritrovo la forza di andare avanti. Convivo con questo male terribile grazie al suo aiuto. Ogni tanto mi viene a trovare a casa. Sento la sua presenza. Siete liberi di non crederci”.
Più dolorosa la storia di Annamaria De Pascale che ha perso un figlio durante una battuta di pesca. “Sono viva – ha affermato – perché la forza mi arriva direttamente da Mamma Natuzza. Senza il suo aiuto non avrei neanche la forza di alzarmi dal letto”. Due figli maschi iscritti all’Università di Torino e il dramma della morte del marito per un infarto. “Tutta la mia disperazione è iniziata – ha raccontato Sonia – 5 anni fa quando mio marito ci ha lasciati. A portarmi qui a Paravati da Mamma Natuzza è stata un’amica. Da quel giorno non mi sono più staccata. La preghiera ha dato un senso al mio dolore”. Una vita di tragedie anche quella di Marianna che in una sera di novembre di 10 anni fa si è vista ammazzare il fratello e il marito in un Paese della Calabria. “Me l’hanno ammazzati – ha spiegato tra le lacrime – davanti casa. Da quel giorno la consolazione l’ho trovata in Mamma Natuzza e nella Madonna. Nella mia famiglia da quando è entrata la preghiera e ritorna la pace del cuore. Il dolore è rimasto. Adesso però sappiamo come affrontarlo”. Anche questa giornata, dedicata alla Festa della Mamma, rappresenta un’altra importante tappa nel cammino di beatificazione della Serva di Dio. La Mistica, a contatto con il suo “popolo” composto perlopiu da gente semplice e sofferente, fa sentire con più forza la sua presenza consolante.











