27 Giugno 2026
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Ex Lsu-Lpu in Calabria, i “fantasmi” della Pubblica Amministrazione: stipendi da 700 euro e pensioni a rischio

Assemblea a Rende degli per una vertenza che intreccia diritti previdenziali, salari insufficienti e stabilità degli enti locali. Annunciata una nuova mobilitazione davanti al Consiglio regionale

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Si sono ritrovati a Rende gli ex Lsu-Lpu per fare il punto su una vertenza che intreccia diritti previdenziali, dignità salariale e sostenibilità della pubblica amministrazione. L’assemblea, promossa dal Coordinamento autonomo dipendenti enti pubblici, ha acceso nuovamente i riflettori su una platea che rappresenta oggi circa il 95% della forza lavoro negli enti locali della regione.

Una realtà strutturale, non più emergenziale, che secondo i promotori “non può continuare a essere ignorata dal mondo politico e istituzionale”.

I primi segnali dalla politica

Il Coordinamento registra aperture trasversali. “Apprezziamo i primi sostegni forti provenienti dalla politica regionale e nazionale – spiegano in una nota – a partire dalle opposizioni, con l’interrogazione presentata dalla consigliera Scutellà e dal consigliere regionale del Pd Bruno, ma anche da esponenti della maggioranza che hanno manifestato la volontà di affrontare e risolvere la questione”. Un segnale che, secondo i lavoratori, conferma la centralità economica e sociale della vertenza.

Due nodi chiave: contributi e orario di lavoro

La battaglia degli ex Lsu-Lpu ruota attorno a due punti precisi: riconoscimento dei contributi previdenziali, oggi incompleti o assenti per lunghi periodi di attività; ripristino del fondo per l’aumento delle ore, per il passaggio da part-time a full-time. “Dopo oltre trent’anni di lavoro negli enti locali – denunciano – la maggioranza di noi è ancora part-time, con stipendi medi di 700 euro. Prima delle stabilizzazioni non c’è stata una reale copertura previdenziale: un lavoro che definire “nero” non è un’esagerazione”.

I più poveri della Pubblica Amministrazione

Il Coordinamento non usa mezzi termini: “Siamo i dipendenti pubblici più poveri della P.A. e rischiamo di diventare anche i pensionati più poveri della P.A.. Una condizione economica inaccettabile”. Eppure, sottolineano, questi lavoratori oggi svolgono funzioni essenziali, “in tutti gli uffici, spesso anche con mansioni dirigenziali, garantendo la continuità amministrativa degli enti”.

La mobilitazione continua

Al termine dell’assemblea è stata decisa una nuova iniziativa di protesta: un flash mob davanti al Consiglio regionale della Calabria. “Quello che abbiamo ottenuto in questi mesi di lotta, portata avanti senza strutture sindacali tradizionali, non ha eguali – affermano Romolo Cozza, Giovanni Conforti, Gino Pettinato, Giulio Pignataro, Oreste Valente, Gianvincenzo Petrassi e Giovanni Muto – ora chiediamo adesioni formali e deleghe per rafforzare il Coordinamento”. L’obiettivo è chiaro: “Vogliamo rappresentarci direttamente ai tavoli istituzionali e continuare questa battaglia dentro e fuori il Consiglio regionale, finché non arriveranno risposte concrete”.

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