Il Messico ripiomba nell’incubo della narco-violenza. Sono almeno 26 i morti dopo l’operazione militare che ha portato all’uccisione di Nemesio Oseguera Cervantes, detto “El Mencho”, leader del Cartello Jalisco Nueva Generación (CJNG). Tra le vittime figurano una donna incinta al terzo mese e 17 agenti delle forze dell’ordine, mentre sul fronte criminale si contano otto decessi. Arresti e saccheggi completano un bilancio che riporta il Paese alle sue pagine più drammatiche.
Il blitz e la morte del boss
L’operazione si è svolta nello Stato di Jalisco, in coordinamento con Washington. Sul capo del CJNG pendeva una taglia da 15 milioni di dollari fissata durante l’amministrazione di Donald Trump, ed era considerato obiettivo prioritario anche dall’attuale presidente Claudia Sheinbaum.
Secondo il ministero della Difesa, il personale militare sarebbe stato attaccato durante l’operazione. “Il personale è stato aggredito e, per legittima difesa, ha respinto l’azione del gruppo criminale”, ha riferito Città del Messico. Quattro affiliati al CJNG sono morti sul posto, altri tre — tra cui lo stesso Oseguera — sono deceduti durante il trasporto aereo verso la capitale.
La sua fine segna un passaggio storico nella guerra ai cartelli, paragonabile agli arresti di Ismael Zambada García e Joaquín Guzmán, figure simbolo dell’ex cartello di Sinaloa.
La reazione: incendi e blocchi stradali
La morte del narcotrafficante ha scatenato una violenta reazione nel sud di Jalisco, in particolare nel comune di Tapalpa. Auto incendiate, barricate improvvisate e blocchi stradali hanno paralizzato intere aree.
Il governatore Pablo Lemus ha annunciato l’allerta rossa: “Singoli individui hanno incendiato veicoli per ostacolare l’azione delle autorità. Ho convocato una task force di sicurezza con tutti i livelli di governo per prevenire atti contro la popolazione”.
Tensione alta anche nello Stato confinante di Michoacán, dove il governatore Alfredo Ramírez Bedolla ha disposto un’operazione straordinaria di sorveglianza. L’allerta è stata estesa anche a Tamaulipas e Nuevo León.
Trasporti nel mirino e stop ai voli
Le ripercussioni si sono fatte sentire anche sul traffico aereo. Diverse compagnie statunitensi, tra cui United Airlines e Delta Air Lines, hanno cancellato i voli diretti a Puerto Vallarta. Stop analoghi sono stati annunciati da Air Canada.
Nel porto di Manzanillo, il più importante del Paese, sono state sospese le operazioni dell’ufficio doganale, segnale della gravità della situazione.
Washington esulta, ma teme l’escalation
La notizia è stata accolta con favore negli Stati Uniti. “L’uccisione di El Mencho, uno dei più spietati boss della droga, è una grande notizia per il Messico, gli Stati Uniti e il mondo”, ha dichiarato il vicesegretario di Stato Christopher Landau.
Tuttavia, lo stesso Landau ha espresso “preoccupazione per le scene di violenza in corso”, mentre il governo americano ha invitato i propri cittadini presenti nelle aree interessate a “rimanere in casa a causa delle operazioni di sicurezza, dei blocchi stradali e delle attività criminali”.
Bilancio provvisorio
Il bilancio ufficiale parla di 26 morti, tra cui 15 membri della Guardia Nazionale, un agente della Procura e una guardia carceraria, oltre a civili. Le autorità hanno arrestato 27 persone: undici per gli scontri armati e quattordici per saccheggi ai danni di attività commerciali e istituti di credito.
La morte di “El Mencho” rappresenta un colpo durissimo per il CJNG, ma l’ondata di violenza dimostra quanto la struttura del cartello resti capillare e pronta alla rappresaglia.









