Il Tribunale di Vibo Valentia ha sancito l’incandidabilità di Giovanni Macrì, rieletto nelle amministrative del 24 e 25 maggio, una decisione che si inserisce nel solco del provvedimento con cui, nell’aprile dello scorso anno, il Consiglio dei ministri ha decretato lo scioglimento del Comune di Tropea. Lo scioglimento per infiltrazioni mafiose è stato confermato prima dal Tar del Lazio, poi in via definitiva dal Consiglio di Stato. I giudici amministrativi hanno infatti respinto i ricorsi presentati dal sindaco Giovanni Macrì e dagli allora
consiglieri comunali e assessori Carmine Godano, Francesco Addolorato, Caterina Marzolo e Greta Trecate. Per quest’ultima, il
Tribunale ha ora rigettato la richiesta di incandidabilità. La stessa, però, il 19 maggio scorso – insieme a Caterina Marzolo e al
sindaco Giovanni Macrì – è stata dichiarata “impresentabile” dalla Commissione parlamentare antimafia. Nella giornata di ieri il rieletto sindaco Giovanni Macrì ha proceduto ugualmente a rinominare Marzolo e Trecate quali suoi assessori, più un altro assessore, Romana Lorenzo, già facente parte di altra giunta comunale di Tropea sciolta pure questa nel 2016 per infiltrazioni mafiose. Rieletto consigliere comunale anche Francesco Addolorato.
La notizia è stata divulgata direttamente da Macrì attraverso i propri canali social, una scelta motivata dalla volontà di mantenere la linea di trasparenza condivisa con gli elettori. “Ho il dovere di comunicare che il Tribunale di Vibo Valentia ha dichiarato la mia incandidabilità quale conseguenza dell’avvenuto scioglimento, nell’aprile del 2024, degli organi elettivi per sospetti di infiltrazione mafiosa” ha scritto Macrì, annunciando contestualmente la battaglia legale. “Il rispetto istituzionale mi impone di non commentare la sentenza che sarà oggetto di impugnazione”, ha poi precisato il sindaco, confermando il ricorso in appello contro il verdetto di primo grado.
Il bivio giudiziario e la continuità dell’ente
L’esito del procedimento del Tribunale di Vibo Valentia ha delineato due posizioni distinte all’interno della giunta. Se per il sindaco è scattata l’incandidabilità, i giudici hanno invece rigettato la medesima richiesta che era stata avanzata nei confronti dell’assessore Greta Trecate. Una differenziazione che, secondo la tesi del primo cittadino, andrebbe a depotenziare l’impianto accusatorio iniziale, avendo già “parzialmente incrinata la richiesta di parte attrice”.
Sul fronte della tenuta amministrativa della celebre località turistica calabrese, Macrì ha voluto lanciare un messaggio di stabilità per evitare contraccolpi alla macchina burocratica e all’immagine del territorio. “Desidero rassicurare l’intera comunità che tale pronuncia non produce alcun effetto immediato sull’attività amministrativa dell’Ente, la quale prosegue con assoluta regolarità, dedizione e nell’esclusivo interesse della nostra Città”, ha concluso il sindaco, rimandando alla prossima seduta del Consiglio comunale per fornire ulteriori dettagli sulle linee programmatiche e sui prossimi adempimenti istituzionali.









