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10 Giugno 2026
10 Giugno 2026
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Consiglio regionale, sette seggi in bilico: decide il Consiglio di Stato. Ecco chi potrebbe uscire ed entrare

Palazzo Spada è chiamato a decidere sull'appello contro i seggi di Noi Moderati. Se sarà ribaltata la sentenza del Tar, il consiglio regionale calabrese cambierà volto. Tutto per 253 voti

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C’è una data cerchiata in rosso, segnata nelle agende di almeno sette consiglieri regionali calabresi: l’11 giugno 2026. Quel giorno — domani — il Consiglio di Stato decide se riscrivere la composizione di Palazzo Campanella, scardinando un equilibrio che regge dalla notte del 6 ottobre 2025, quando Roberto Occhiuto ha conquistato il suo secondo mandato.
La questione, in fondo, è semplice: Noi Moderati ha davvero superato la soglia del 4%? Tutto il resto — i seggi spostati, i nuovi eletti, i nuovi esclusi — dipende da quella risposta.

Duecentocinquantatré voti. Questo è il margine

Il sistema informatico del Ministero dell’Interno ha calcolato la percentuale di Noi Moderati sul totale dei soli voti di lista, fissandola al 4,03% su 759.004 voti complessivi. La soglia del 4% corrispondeva a 30.360 voti. Noi Moderati ne ha ottenuti 30.613: 253 voti di margine, poco più di un seggio in un comune di medie dimensioni.
Secondo l’interpretazione opposta — quella dei ricorrenti — la percentuale andrebbe calcolata includendo anche i 34.021 voti di chi ha votato esclusivamente il candidato presidente senza esprimere preferenze di lista. Con questo calcolo, Noi Moderati scende al 3,86%: sotto la soglia, fuori dal consiglio.
Con quei 30.613 voti sono stati eletti due consiglieri: Vito Pitaro, 11.995 preferenze nella circoscrizione Centro, e Riccardo Rosa, appena 1.195 preferenze nella circoscrizione Nord, il consigliere eletto con meno voti nella storia dell’assemblea calabrese.
Pitaro ha ottenuto il suo seggio attraverso i resti proporzionali del Collegio Unico Regionale. Rosa per via del meccanismo maggioritario: alla coalizione Occhiuto spettava la garanzia del 55% dei seggi, e tra i sei seggi riservati a quel sistema, Noi Moderati — con il 43,64% nell’ordine decrescente delle liste — si è aggiudicata l’ultimo.

Dal Tar a Palazzo Spada

A novembre 2025 quattro candidati esclusi hanno presentato ricorso: Giusy Iemma (PD, circoscrizione Centro), Francesco De Nisi (Casa Riformista), Michele Comito (lista Occhiuto Presidente) e Francesco Sarica (Lega, circoscrizione Sud). Stessa tesi per tutti: il conteggio è sbagliato, i voti presidenziali vanno inclusi, Noi Moderati deve uscire.
Il Tar Calabria ha risposto a febbraio con una sentenza netta: i voti al solo candidato presidente servono per eleggere il governatore, non incidono sulla composizione del consiglio. Nessuna rivoluzione, Pitaro e Rosa restano ed i ricorrenti presentano appello.

Lo scenario del terremoto

Se Palazzo Spada ribalta il Tar, scatta la ridistribuzione a cascata. La logica è lineare: si sottraggono i 30.613 voti di Noi Moderati, si ricalcola tutto.
Il primo effetto è immediato. Il quoziente elettorale della circoscrizione Centro — i voti necessari per ottenere un seggio pieno in quell’area — scende da 26.786 a 24.532. Filippo Mancuso della Lega, che nella circoscrizione Centro aveva totalizzato 26.529 voti, era rimasto fuori perché non raggiungeva il vecchio quoziente. Con il nuovo parametro, quei voti bastano: Mancuso entra con seggio intero. Che nel frattempo sia stato nominato assessore, è fatto su cui la politica ragionerà in un secondo momento.
Con un seggio in più assegnato nelle circoscrizioni, i seggi da distribuire con i resti al Collegio Unico Regionale passano da 8 a 7. Una sottrazione contabile che ridisegna l’intera classifica finale.
La Lega, che sembrava destinata a raccogliere un secondo seggio attraverso il quoziente regionale dei resti, si ritrova con un resto insufficiente: quel seggio va a Forza Italia e viene assegnato a Domenico Giannetta nella circoscrizione Sud.
Poi arriva l’ironia del diritto amministrativo. Tra i seggi residuati, quello che spettava a Pitaro finisce alla Lega nella circoscrizione Sud: il beneficiario è Francesco Sarica, uno dei ricorrenti. Il seggio maggioritario di Rosa va alla lista Occhiuto Presidente e viene assegnato a Michele Comito, primo degli esclusi nella circoscrizione Centro, anche lui ricorrente. Infine, la ridistribuzione delle percentuali circoscrizionali del Pd sposta il seggio che era di Giuseppe Falcomatà dalla circoscrizione Sud a quella Centro: entra Giusy Iemma, vicesindaca di Catanzaro, terza ricorrente a beneficiare del proprio ricorso.

Il saldo finale

Se, dunque, il Consiglio di Stato ridisegnerà l’assise, escono dall’Astronave Vito Pitaro, Riccardo Rosa e Giuseppe Falcomatà. Entrano Filippo Mancuso, Francesco Sarica, Michele Comito e Giusy Iemma. Per il centrodestra il totale non cambia — 21 seggi prima, 21 dopo — ma la composizione interna si trasforma radicalmente: Noi Moderati sparisce dall’aula, la Lega sale da 3 a 5 seggi, la lista civica del presidente da 4 a 5. Il PD mantiene 4 rappresentanti, ma perde la voce reggina di Falcomatà e guadagna quella catanzarese di Iemma.

La domanda che conta

Dietro la meccanica elettorale c’è una questione di rango più alto. Come si interpretano i “voti validi” in una legge che separa l’elezione del presidente da quella del consiglio?
Il Tar ha evidenziato che la separazione è netta e intenzionale. I ricorrenti sostengono che quella separazione produca una disparità nel peso del voto: chi ha votato solo il presidente viene di fatto escluso dal calcolo che determina chi entra in consiglio.
La risposta che arriverà domani da Palazzo Spada varrà molto oltre questa legislatura e questi sette consiglieri. Stabilirà, per la prima volta in sede di appello, come si conta davvero il 4% in Calabria.
Duecentocinquantatré voti non sono mai stati così pesanti.

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