Flavio Stasi, sindaco di Corigliano Rossano, ha utilizzato parole che sembrano già una sentenza: “Due depuratori e nemmeno un ospedale“. Il riferimento è alla vicenda legata alla realizzazione di un impianto di depurazione autonomo all’interno del cantiere del nuovo ospedale della Sibaritide, in contrada Insiti, terra di mezzo tra Rossano e Corigliano.
Una notizia che il primo cittadino dice di aver appreso dalla stampa, non dagli enti competenti, e che lo ha spinto a chiedere al Commissario Straordinario per la Depurazione lo svincolo delle risorse — già stanziate per collegare il futuro ospedale al depuratore cittadino di Boscarello — destinandole invece al completamento della rete fognaria urbana, nelle contrade ancora sprovviste: Coscia, Pantano Martucci, parte di Apollinara, di Fabrizio, di Santa Caterina.
La richiesta, di per sé, non era polemica: secondo Stasi se l’ospedale si depura da solo, le risorse vincolate al collettore tornano disponibili per la città. Ma la replica del Commissario per la Depurazione ha aperto un altro fronte, opposto al primo: i lavori del collettore verso Boscarello partiranno comunque entro trenta giorni, perché il Comune — ribadisce Stasi — non permetterà che il nuovo ospedale scarichi sull’impianto cittadino senza che questo venga prima adeguato. Risultato: due cantieri di depurazione paralleli, in teoria scollegati, mentre l’opera che dovrebbero servire — l’ospedale — resta senza una data di apertura certa.
“Il cantiere più caro d’Italia“
Quello a cui i due depuratori dovrebbero fare da cornice è un’infrastruttura il cui costo racconta da solo la storia di una gestazione infinita. Il progetto nasce nel 2007 con un piano sanitario regionale che ne prevedeva il completamento per concentrare in un’unica struttura le attività ospedaliere allora distribuite tra Rossano e Corigliano. Il preventivo iniziale è di 144 milioni di euro. Diciotto anni e una pandemia dopo, il piano economico-finanziario riequilibrato da Occhiuto nel 2024 fissa il costo complessivo a 292 milioni, di cui 236 a carico del concessionario, la D’Agostino Costruzioni, che gestirà l’opera per i prossimi 25 anni. Le stime più recenti parlano di un costo finale salito fino a 300 milioni per 374 posti letto.
È questa la base su cui Stasi, da mesi, ripresenta una domanda scomoda: perché un ospedale è arrivato a costare quasi il doppio della previsione iniziale, e perché — nonostante l’ingente investimento — il potenziamento del depuratore necessario a farlo funzionare non era stato previsto per tempo, costringendo ora a rincorrere soluzioni d’emergenza?
Una vicenda che il sindaco aveva già definito, in una nota di aprile, il sintomo di un cronoprogramma che non avrebbe retto: se sui sottoservizi si naviga ancora a vista, aveva osservato, significa che la consegna dell’ospedale non è imminente come annunciato.
“Inutili gli spostamenti di Ginecologia e Oncologia”
Nel frattempo, sullo Spoke di Corigliano Rossano — la struttura attuale, distribuita tra i presidi Compagna di Corigliano e Giannettasio di Rossano, in attesa che Insiti entri in funzione — l’Asp ha già messo mano alla riorganizzazione dei reparti. Stasi l’ha definita, nella nota diffusa oggi, un’operazione calata dall’alto e priva di condivisione con il territorio: gli spostamenti di Ginecologia e Oncologia, scrive il sindaco, sono stati “uno specchietto per le allodole per distrarre la comunità”, mentre la situazione di fondo, già difficile, sarebbe nel frattempo peggiorata.
Non è la prima volta che il sindaco entra in rotta di collisione con l’azienda sanitaria su questo fronte. In aprile aveva definito “inutili” i lavori per i trasferimenti dei reparti da un presidio all’altro dello spoke, sostenendo che la sequenza di cantieri interni segnalasse soprattutto un’incertezza di fondo sui tempi reali di apertura della Sibaritide.
A maggio è arrivato un passaggio formale più pesante: un esposto in Procura per omissione di atti d’ufficio contro i vertici dell’ASP di Cosenza, motivato — secondo quanto riportato — da ritardi e mancate risposte su criticità infrastrutturali come la disponibilità idrica e, di nuovo, il potenziamento del depuratore.
Il vero nodo, secondo Stasi: l’accentramento
Nella nota odierna, il sindaco allarga il bersaglio dal singolo cantiere al disegno complessivo.
Definisce la sanità calabrese “un incubo” e parla di un’emigrazione sanitaria che ha smesso di essere un’eccezione: il problema, scrive, non è più in quale ospedale della provincia curarsi, ma in quale regione del Centro-Nord essere costretti ad andare.
A questo, secondo il primo cittadino ionico, si aggiunge una fuga di personale che adesso riguarderebbe anche i medici cubani arrivati negli ultimi anni a coprire le caselle vacanti, dopo l’emigrazione già nota dei camici italiani.
Il cuore dell’accusa politica è però un altro: mentre i partiti di centrodestra, scrive Stasi, “fanno a gara su chi sposta più reparti”, la Regione proseguirebbe un percorso di accentramento della sanità calabrese — meno strutture periferiche, più peso a un livello centrale, nel quadro della costituenda Azienda Zero regionale, come riferito da Calabria7 — che renderebbe il sistema sempre più distante dai territori e quindi, è la tesi del sindaco, sempre più sottratto al controllo delle comunità locali. “Non ci lamenteremo più della sanità – sottolinea – perché non avremo più nessuno con cui lamentarci”.
È una lettura che il sindaco aveva già anticipato in altri interventi pubblici, quando aveva descritto lo Spoke di Corigliano-Rossano come ridotto a “un mercato rionale”, mentre i pazienti continuano a curarsi fuori regione, e aveva posto pubblicamente la domanda sui costi della Sibaritide: perché un’opera tre volte più cara della media nazionale per posto letto, e perché altri milioni continueranno ad andare allo stesso concessionario.
Il nodo che resta
Restano, sul tavolo, tre fatti verificabili e una domanda aperta. I fatti: un ospedale che doveva costare 144 milioni ne costerà quasi il doppio; una rete di sottoservizi — depuratori in testa — ancora rincorsa a pochi mesi dalla consegna annunciata; reparti dello Spoke attuale già spostati con un metodo che il Comune contesta apertamente, fino a portarlo in Procura.
La domanda riguarda la cornice in cui tutto questo si inserisce: se l’obiettivo dichiarato è davvero migliorare il servizio sanitario anche nella Sibaritide, perché il territorio che dovrebbe beneficiarne viene privato di risorse accentrate altrove?









