24 Giugno 2026
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Acquapark di Zambrone, il sogno finisce in prescrizione: chiuso il processo per bancarotta

Il Tribunale di Vibo dichiara l’estinzione dei reati per decorso dei termini. Al centro del procedimento le vicende societarie legate a 501 Hotel, Onda Verde Mare e Phoenixes General Trade

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C’era una volta un luogo dove l’estate prendeva forma e i sogni dei bambini calabresi diventavano realtà tra spruzzi d’acqua, risate cristalline e giornate che sembravano non finire mai. L’Aquapark di Zambrone è stato il primo parco acquatico del Sud Italia, una perla incastonata nella cornice della Costa degli Dei, a pochi passi dal mare di Zambrone, con lo sguardo rivolto verso Tropea e Stromboli. Oggi, però, quella storia torna nelle carte giudiziarie per un epilogo diverso da quello che per anni ha accompagnato la memoria collettiva di migliaia di calabresi. Il procedimento penale per le ipotesi di bancarotta legate alle società riconducibili alla galassia dell’Acquapark si è chiuso davanti al Tribunale di Vibo Valentia con una dichiarazione di prescrizione.

Il parco che aveva fatto sognare la Calabria

L’Acquapark di Zambrone aprì i cancelli il 13 agosto 1989. Era nato da un’intuizione imprenditoriale della famiglia Mancini, già attiva nel settore turistico e ricettivo con strutture note del territorio vibonese come l’Hotel 501 di Vibo Valentia e il Lido degli Aranci. L’idea era ambiziosa: realizzare il primo grande parco acquatico del Meridione in uno dei luoghi più suggestivi della Calabria. Per diciotto estati, dal 1989 al 2006, l’Acquapark fu molto più di una struttura per il divertimento. Fu una destinazione familiare, una tappa fissa per calabresi e turisti, un pezzo di immaginario collettivo.

Il Kamikaze, il Fiume lento, il Flow river, la Laguna Hawaii, l’Area Baby e la mascotte Sprizzy, la balena che accoglieva bambini e famiglie, divennero simboli di una stagione irripetibile. Il parco, secondo la ricostruzione storica legata alla sua attività, arrivò ad accogliere mediamente circa 140mila visitatori all’anno, dando lavoro a oltre cento dipendenti stagionali e generando un indotto importante per alberghi, ristoranti, campeggi, trasporti turistici e fornitori locali.

Un’eccellenza premiata, poi il declino

Negli anni Novanta e nei primi anni Duemila l’Acquapark fu considerato una delle esperienze più innovative del settore. La World Waterpark Association gli assegnò diversi riconoscimenti rendendolo uno dei parchi acquatici più premiati d’Europa nella fascia tra 100mila e 300mila presenze. Nel 2002 arrivò il Flow Rider, indicato come il primo installato in Italia all’interno di un parco acquatico. L’Acquapark fu anche tra le prime realtà a puntare sugli spettacoli e sui musical, trasformando la giornata in piscina in un’esperienza più ampia, a metà tra intrattenimento, turismo e identità territoriale.

Poi il quadro cambiò. La nascita di altri parchi acquatici nel Sud Italia, la concorrenza crescente, le difficoltà economiche e la progressiva perdita di competitività segnarono l’inizio del declino. Nel 2006 un tragico incidente costò la vita a una bambina, imprimendo una ferita profondissima nella storia del parco. La struttura, già in difficoltà, chiuse definitivamente i battenti nel 2007.

Le società finite al centro del procedimento

Anni dopo, quella parabola imprenditoriale è entrata nel perimetro di un procedimento penale davanti al Tribunale di Vibo Valentia e si è aperta una lunga odissea giudiziaria che coinvolse le società che ruotavano intorno alla gestione del parco acquatico di Zambrone: 501 Hotel Spa, Onda Verde Mare Srl e Phoenixes General Trade Srl, tutte finite nel quadro delle contestazioni formulate dalla Procura. Secondo l’impostazione accusatoria, le ipotesi contestate riguardavano condotte di bancarotta fraudolenta, presunte distrazioni di risorse economiche, esposizione in bilancio di passività ritenute inesistenti, contabilizzazione di fatture e operazioni considerate prive di adeguata contropartita. In particolare la società Onda Verde Mare Srl veniva dichiarata fallita dal Tribunale di Vibo Valentia con sentenza del 28 settembre 2012. Secondo l’accusa, sarebbero state distratte risorse economiche della società per un importo indicato in 7.353.867,57 euro, attraverso una serie di operazioni contabili e contrattuali. Tra queste, negli atti vengono richiamate l’esposizione in bilancio di passività ritenute inesistenti e la contabilizzazione, negli esercizi 2010 e 2011, di somme collegate a contratti di noleggio e a rapporti con Phoenixes General Trade Srl.

Gli imputati e il collegio difensivo

Nel procedimento risultavano imputati diversi soggetti coinvolti, a vario titolo e secondo l’impostazione accusatoria, nelle vicende societarie finite al centro del processo per bancarotta: Saverio Maria Mancini (assistito e difeso dall’avvocato Giuseppe Di Renzo), Giovanni Mancini (rappresentato dall’avvocato Antonio Pasqua), Luigi De Paola (difeso dall’avvocato Pier Domenico Lombardo e dall’avvocato Barra), Teresa Malfarà Sacchini (assistita dagli avvocati Marcello Scarmato e Nazzareno La Tassa), Sergio Casati (difeso dall’avvocato Nicola D’Agostino), Giuseppe Paparatto (difeso dagli avvocati Patrizio Cuppari e Domenico Barbalace), Pierangelo Campi (assistito dall’avvocato Marianna Zampogna), Paolo Silva (avvocati Franco Livera e Cosimo Maria Pricolo), Angelo Sabatino e Isabella Lo Riggio rappresentati dall’avvocato Vincenzo Cantafio.

La prescrizione dichiarata dal Tribunale

Il procedimento si è chiuso proprio ieri con la dichiarazione di prescrizione dei reati contestati. Si tratta di un esito processuale che estingue il reato per decorso del tempo e impedisce di arrivare a una decisione di condanna o di assoluzione. Il Tribunale di Vibo Valentia ha preso atto dell’intervenuta estinzione dei reati per prescrizione, chiudendo così il processo penale. Una conclusione che lascia sullo sfondo la distanza tra due piani diversi: da un lato la storia pubblica e imprenditoriale dell’Acquapark, con il suo carico di memoria, lavoro, turismo e nostalgia; dall’altro il procedimento penale, concluso non con un accertamento pieno nel merito, ma con una declaratoria legata al decorso dei termini.

Il sogno rimasto nella memoria collettiva

Oggi l’area dell’ex Acquapark racconta una storia sospesa. Dove un tempo risuonavano le grida dei bambini, gli altoparlanti degli spettacoli, il rumore dell’acqua e il saluto di Sprizzy, è rimasto il silenzio di una struttura che ha smesso di vivere da tempo. Eppure l’Acquapark di Zambrone continua a occupare un posto speciale nella memoria di migliaia di calabresi. È stato un volano economico, un simbolo di intraprendenza, una prova concreta che anche in Calabria si poteva costruire un’eccellenza capace di competere con le migliori strutture turistiche del settore.

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