20 Ottobre 2026
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Violenza in piazza, arriva la stretta del Governo con il Decreto Sicurezza: “Chi rompe paga”

Approvato il decreto dopo il confronto con il Quirinale. Fino a cinque anni di carcere e 20mila euro di multa per le condotte previste dalla nuova norma, fermo preventivo esteso ai minori e risarcimenti per i danni

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Il governo accelera sulla sicurezza e introduce nuove misure contro le violenze durante le manifestazioni. Il Consiglio dei ministri ha approvato il nuovo decreto Sicurezza, al termine di una giornata caratterizzata dal confronto con il Quirinale e dalle modifiche apportate al testo prima del via libera definitivo. Ad annunciare le principali novità è stata la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, con un video pubblicato sui social subito dopo la riunione del governo. Tra le misure previste figurano il nuovo reato di partecipazione violenta a una manifestazione, pene fino a cinque anni di carcere e sanzioni economiche per chi provoca danni durante cortei e proteste.

Il provvedimento interviene anche sulla responsabilità dei genitori per i danni provocati dai figli minorenni e sull’estensione del fermo preventivo agli under 18. Non è invece entrata nel testo la norma che avrebbe conferito poteri di polizia giudiziaria ai militari impegnati nei servizi di sicurezza. La stretta arriva dopo gli episodi di scontri, saccheggi e devastazioni registrati a Milano nel fine settimana, che hanno riacceso il confronto politico sulla gestione dell’ordine pubblico.

Nuovo reato per le manifestazioni violente: cosa prevede il decreto

La principale novità annunciata da Meloni riguarda l’introduzione del reato di partecipazione violenta a una manifestazione. Nel video diffuso dopo il Consiglio dei ministri, la premier ha illustrato le conseguenze previste per chi prende parte a gruppi coinvolti in episodi di violenza durante cortei e proteste. “Se durante un corteo o una manifestazione ti unisci a un gruppo di cinque o più persone e ti metti a tirare pietre, petardi, bastoni, metti in pericolo la sicurezza di tutti, rischi fino a cinque anni di carcere e fino a 20mila euro di multa”, ha dichiarato la presidente del Consiglio. Le pene, secondo quanto illustrato dalla premier, possono aumentare in presenza di circostanze aggravanti, come l’uso di un travisamento del volto o la partecipazione alle violenze in gruppo.

Meloni ha rivendicato la necessità di una risposta più severa dello Stato nei confronti di chi sfrutta le manifestazioni per commettere reati, distinguendo il diritto di protesta dagli episodi di devastazione e saccheggio. “Non c’è idea politica, non c’è disagio sociale, non c’è opposizione al governo che possa giustificare la devastazione di un negozio per portare via la merce”, ha affermato.
La premier ha poi richiamato le conseguenze economiche e sociali delle violenze per commercianti, lavoratori e cittadini. “Non c’è niente di rivoluzionario nel devastare e nel rubare”, ha aggiunto, concludendo: “Non è protesta, è criminalità. E la risposta dello Stato deve essere ferma”.

Fermo preventivo anche per i minorenni

Tra i punti confermati del nuovo decreto figura l’estensione del fermo preventivo ai minorenni, una misura che finora riguardava gli adulti. “Il fermo preventivo, che finora valeva solamente per gli adulti, si potrà applicare anche ai minorenni”, ha spiegato Meloni.
La disposizione era stata al centro delle interlocuzioni tra il governo e il Quirinale, con l’obiettivo di definire il perimetro delle nuove misure senza compromettere le garanzie previste dall’ordinamento. L’estensione agli under 18 rappresenta uno degli interventi più significativi del provvedimento, soprattutto alla luce degli episodi di violenza che hanno coinvolto anche giovanissimi durante le recenti manifestazioni. Le modalità applicative della misura dovranno essere valutate alla luce del testo definitivo del decreto e delle disposizioni previste per la sua attuazione.

Stop ai poteri di polizia giudiziaria per i militari: il confronto con il Quirinale

È stata invece stralciata la norma che avrebbe attribuito poteri di polizia giudiziaria ai militari impiegati nei servizi di sicurezza. L’ipotesi aveva suscitato perplessità sul piano istituzionale e giuridico, oltre alle contrarietà manifestate dal ministero dell’Interno e dai sindacati. Il confronto con il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha accompagnato le ultime fasi della preparazione del decreto, con una serie di interlocuzioni tra gli uffici del Quirinale e quelli di Palazzo Chigi. L’attribuzione ai militari di funzioni tipiche della polizia giudiziaria, comprese quelle connesse agli arresti, avrebbe rappresentato uno degli aspetti più controversi del provvedimento. La disposizione non è stata inserita nel testo approvato dal Consiglio dei ministri.

Sulla vicenda è intervenuto anche il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, che ha ridimensionato le ricostruzioni relative a un presunto intervento bloccante del Quirinale. “Nessuno stop: c’è sempre un’interlocuzione col Quirinale, ma è sempre molto fluida, molto serena, costruttiva”, ha dichiarato il ministro durante la conferenza stampa successiva al Consiglio dei ministri. Il testo definitivo sarà sottoposto al presidente della Repubblica per i passaggi istituzionali previsti.

Danni durante le proteste, pagano anche i genitori: sanzioni fino a mille euro

Un altro capitolo centrale del decreto riguarda il risarcimento dei danni provocati durante le manifestazioni e la responsabilità delle famiglie quando a commettere gli atti sono minorenni. Secondo quanto illustrato da Piantedosi, il provvedimento introduce la possibilità per il prefetto di applicare ai genitori una sanzione amministrativa da 500 a 1.000 euro quando il figlio minorenne, anche se non imputabile, partecipa a fatti come quelli verificatisi durante gli ultimi episodi di violenza. In caso di reiterazione, la sanzione può essere raddoppiata. Il ministro ha inoltre spiegato che, per i danni arrecati a beni pubblici, il prefetto potrà disporre una forma di anticipazione del risarcimento a carico del genitore. La procedura riguarda, secondo le indicazioni fornite, i danni allo Stato, alle Regioni e agli enti locali. Per i danni ai privati, invece, il decreto prevede strumenti finalizzati a ottenere un riconoscimento più rapido del risarcimento.

Meloni ha sintetizzato la filosofia della misura con una frase destinata a diventare lo slogan del provvedimento: “Chi rompe paga”. “Se chi rompe è un minorenne pagano i suoi genitori”, ha dichiarato la premier, spiegando che il sistema punta a garantire un ristoro economico a chi subisce danni durante gli episodi di violenza. Nel caso di un bene pubblico, come una pensilina, un semaforo o un mezzo delle forze dell’ordine, il prefetto potrà inviare un’ingiunzione di pagamento. Per i danni a un bene privato, come la vetrina di un negozio o un’automobile, il proprietario potrà invece rivolgersi al giudice attraverso la procedura indicata dal governo. “Chi ha subito il danno potrà rivalersi su tutto, sui beni di quella famiglia, anche sui soldi che lo Stato eventualmente le deve”, ha aggiunto Meloni. Le procedure concrete e i presupposti per l’applicazione delle sanzioni dovranno essere verificati sulla base del testo normativo definitivo.

Arresto differito, le nuove disposizioni illustrate da Nordio

Il decreto interviene anche sulle procedure di arresto. A illustrare la modifica è stato il ministro della Giustizia Carlo Nordio, che ha annunciato un intervento sul Codice di procedura penale per ampliare l’utilizzo dell’arresto differito. Si tratta di uno strumento già previsto in specifiche situazioni, tra cui alcune ipotesi di violenza domestica e i disordini legati alle manifestazioni sportive. La nuova disposizione punta a estenderne l’applicazione anche ad altri episodi contemplati dal provvedimento. Nordio ha spiegato che l’istituto consente di procedere all’arresto anche dopo il momento in cui il reato è stato commesso, nei casi e alle condizioni stabiliti dalla legge. “Vi sono casi in cui l’arresto in flagranza è obbligatorio e altri nei quali è facoltativo. In questi casi può essere anche differito”, ha precisato il Guardasigilli. L’obiettivo dichiarato dal governo è consentire alle forze dell’ordine di intervenire anche quando non sia possibile procedere immediatamente all’arresto, sulla base degli elementi raccolti e nel rispetto dei presupposti previsti dalla normativa.

Decreto Sicurezza, la linea del governo dopo gli scontri di Milano

Il nuovo decreto rappresenta la risposta dell’esecutivo agli episodi di violenza e devastazione che hanno alimentato il dibattito sulla gestione dell’ordine pubblico, con particolare attenzione ai fatti avvenuti a Milano. La strategia del governo si muove su più fronti: nuove fattispecie di reato, sanzioni più severe, strumenti per intervenire nei confronti dei partecipanti alle manifestazioni violente e procedure per recuperare i danni provocati a beni pubblici e privati. Al centro del provvedimento c’è anche il coinvolgimento delle famiglie quando i responsabili sono minorenni, con l’intenzione dichiarata di rafforzare la responsabilità economica per le conseguenze degli atti commessi. Il confronto con il Quirinale ha portato a una revisione del testo, con l’esclusione dei nuovi poteri di polizia giudiziaria per i militari e la conferma di altre misure considerate prioritarie dall’esecutivo. Resta ora da seguire l’iter istituzionale del decreto e verificare il contenuto definitivo delle disposizioni, insieme alle modalità con cui saranno applicate le nuove norme su manifestazioni, sicurezza pubblica, minori e risarcimento dei danni.

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