A Catanzaro la campagna elettorale è già entrata in Consiglio comunale. E il primo effetto è che ognuno sembra avere un avversario anche dalla propria parte.
La seduta di ieri, 29 ottobre, arrivata dopo due mesi e mezzo senza riunioni, ha esposto le difficoltà delle coalizioni che dovranno scegliere i candidati alla guida della città. Da una parte Forza Italia, con Antonello Talerico e Sergio Costanzo che contestano la capacità del centrodestra di trovare una sintesi. Dall’altra Nicola Fiorita, costretto a rispondere all’ex capogruppo del Pd Fabio Celia e a riconoscere le difficoltà del rapporto con l’aula.
Le polemiche personali hanno occupato la scena. Ma sotto gli scontri si intravede una questione precisa: chi decide le candidature e con quale consenso. Su questo terreno, per ora, nessuno dei due schieramenti mostra di avere chiuso i conti.
Il passaggio più significativo nel centrodestra riguarda la provenienza delle critiche. Talerico e Costanzo parlano dall’interno dell’area forzista: i loro interventi chiamano in causa anche lo schieramento al quale appartengono, oltre all’amministrazione Fiorita.
Talerico descrive una politica ridotta a “cespugli”, propone le primarie di coalizione e prospetta un’elezione con quattro o cinque aspiranti sindaci, distribuiti fra le due aree. È una previsione politica, non un quadro di candidature già definito. Ma il messaggio ai partiti è chiaro: senza una scelta condivisa, la frammentazione può arrivare fino alle urne.
C’è poi un elemento che pesa nella trattativa: Talerico conferma il proprio impegno nella costruzione delle liste, pur escludendo una sua candidatura. Rinunciare a correre in prima persona non significa rinunciare a incidere. Chi contribuisce a organizzare il consenso rivendica, inevitabilmente, un ruolo nella scelta di chi dovrà rappresentarlo.
Costanzo aggiunge un’altra pressione: la disponibilità, già manifestata, a una corsa autonoma se il centrodestra non troverà un accordo. La sua posizione rende concreto il rischio indicato da Talerico. Per i vertici della coalizione, la scelta del candidato si accompagna dunque a un problema preliminare: tenere insieme chi chiede di partecipare alla decisione.
Le primarie diventano una sfida a chi sceglie i nomi
La richiesta di primarie attraversa anche il centrosinistra, dove a rilanciarla è Fabio Celia, oggi nel gruppo Misto dopo essere stato segretario cittadino e capogruppo del Pd.
Le posizioni restano distinte e non autorizzano a immaginare un’alleanza fra chi le sostiene. La coincidenza, però, ha un significato: in entrambi i campi viene contestato il modo in cui si arriverà alla candidatura.
Le primarie possono essere uno strumento di partecipazione. In questa fase sono anche una leva nei rapporti interni: chiedere una consultazione significa mettere in discussione la possibilità che il nome venga deciso attraverso il solo accordo fra i vertici.
La risposta del capogruppo dem Gregorio Buccolieri, che rinvia alla coalizione la decisione sul percorso, lascia la questione aperta. Non c’è un sì alle primarie, ma neppure una procedura già annunciata. Resta soprattutto la distanza fra chi vuole accelerare il confronto e chi rivendica ai partiti tempi e modalità della scelta.
Fiorita sotto pressione: la critica arriva da chi era nel Pd
Per Fiorita l’affondo di Celia ha un peso specifico. A contestargli la mancanza di coraggio è un esponente che ha ricoperto incarichi importanti nel partito centrale per il centrosinistra cittadino. La critica investe la conduzione politica dell’esperienza amministrativa, oltre alle singole scelte della giunta.
Il sindaco risponde richiamando proprio le responsabilità passate di Celia e il contributo che avrebbe potuto dare quando guidava il Pd cittadino. Con Costanzo, invece, proietta il confronto sulla futura campagna elettorale. È una replica che riconosce quanto ormai il dibattito consiliare sia condizionato dalla corsa alla successione.
Anche il confronto con Valerio Donato ruota attorno al ruolo dei partiti e alle iniziative personali. Donato chiede organizzazioni capaci di indirizzare e controllare l’azione politica; Fiorita gli contesta di avere contribuito, in passato, proprio alle divisioni che oggi denuncia. Sul principio dell’unità si può convergere. Sulle responsabilità delle rotture, la distanza rimane intera.
Corsi, Battaglia e Colosimo: lo scontro che assorbe il dibattito
A rendere ancora più tesa la seduta sono intervenute le contestazioni di Antonio Corsi, rivolte anche all’area di Forza Italia. Un ulteriore segnale di quanto la discussione sulle future liste sia già terreno di conflitto.
Corsi ha inoltre chiesto le dimissioni dell’assessore allo Sport Totò Battaglia per una fotografia scattata durante la premiazione di un giovane atleta, contestandogli la presenza accanto a una persona con precedenti giudiziari. Battaglia ha risposto di non conoscerne i trascorsi, respingendo la richiesta di dimissioni e rimettendosi alle eventuali valutazioni del sindaco.
Sul fronte dei rifiuti, Costanzo ha rivolto pesanti accuse all’amministrazione e all’assessora Irene Colosimo riguardo ai rapporti con la società che gestisce il servizio. Colosimo le ha respinte, definendole false. Sono accuse politiche contestate dalla diretta interessata: dal loro svolgimento in aula non discende alcun accertamento di irregolarità.
Il problema politico resta la capacità di portare le contestazioni sul terreno degli atti, dei controlli e delle risposte verificabili. È lì che un Consiglio può incidere sulla qualità dei servizi e sulle responsabilità amministrative.
L’amarezza del sindaco e il vuoto che i partiti devono riempire
Il passaggio più impegnativo dell’intervento conclusivo di Fiorita riguarda il funzionamento del Consiglio. Il sindaco riconosce di non essere riuscito a trasformarlo in un luogo capace di elaborare proposte e condividere difficoltà, ammettendo anche una possibile responsabilità personale.
È un bilancio politico che pesa dopo oltre quattro anni di mandato. La difficoltà di costruire un rapporto produttivo con l’aula entra inevitabilmente nella valutazione dell’esperienza amministrativa. Al tempo stesso, riguarda anche consiglieri e gruppi: la funzione di indirizzo e controllo richiede continuità, proposte e capacità di ottenere risposte.
Dalla seduta emerge così una doppia debolezza. Il centrodestra fatica a costruire una scelta unitaria; il centrosinistra deve fare i conti con le contestazioni alla leadership di Fiorita. Le primarie vengono invocate, le corse autonome restano sul tavolo, i partiti sono chiamati a decidere mentre le rispettive aree discutono già il loro potere di farlo.
Catanzaro si avvicina alla scelta del prossimo sindaco con un paradosso: tutti reclamano una guida politica, ma il Consiglio di ieri ha mostrato quanto sia difficile riconoscerne una anche dentro il proprio schieramento.













