4 Novembre 2026
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Kleopatra, la Dda di Catanzaro chiede 33 condanne pesanti per capi e gregari della cosca Gallace (NOMI)

Il pm in aula ha invocato 20 anni di reclusione per il boss di Guardavalle Cosimo Damiano Gallace, giudicato con rito abbreviato nell'ambito del processo contro i narcos

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Il pm della distrettuale di Catanzaro ha chiesto condanne pesanti per i 33 imputati, giudicati con rito abbreviato, nel processo Kleopatra, nato da un’inchiesta della Dda contro capi e gregari di un’organizzazione “di matrice ‘ndranghetista”, facente capo alla potente cosca Gallace di Guardavalle, strutturata per gestire un traffico internazionale di stupefacenti dal Perù, Colombia e Brasile, verso Rotterdam, Anversa, Amburgo e vari porti italiani: Gioia Tauro, Livorno, Civitavecchia, Genova e Trieste.

Le richieste di pena

Il pm in aula ha chiesto nei confronti di Francesco Aloi detto “Franco”, di Catanzaro 20 anni; Lucio Aquino, 8 anni e 26mila euro di multa; Nicola Chiefari, di Guardavalle, 20 anni; Vincenzo Alvaro, di Sinopoli, 12 anni e 40mila euro di multa; Cesare Antonio Arcorace, di Locri, 20 anni di reclusione; Salvatore Arcorace, di Torino, 5 anni, 4 mesi e 15mila; Mario Bonanno, Germania, 5 anni, 4 mesi, 15mila di multa; Leone Bruzzaniti, di Bova Marina (RC), 12 anni e 40mila di multa; Ilario Cavallo, Catanzaro, 5 anni, 4 mesi e 15mila euro; Robertino Dessì,di Nurri (NU), 11 anni, 3 mesi e 38mila euro; Angelo Gagliardi, di Soverato, 17 anni di reclusione; Antonio Gallace, di Guardavalle (CZ), 12 anni, 6 mesi, 40mila euro; Cosimo Damiano Gallace, di Guardavalle (CZ), 20 anni; Giuseppe Jiritano, di Cinquefrondi (RC), 5 anni, 4 mesi, 15mila di multa; Alessandro Menniti, di Soverato, 20 anni di reclusione; Mario Palamara, di Melito di Porto Salvo (RC), 12 anni e 40mila euro di multa; Vincenzo Pasquino, Torino, 6 anni e 8 mesi di reclusione; Paolo Pellicano, di Reggio Calabria, 8 anni e 28mila euro di multa; Antonio Cosimo Perronace, Soverato (CZ), 8 anni e 26mila euro di multa; Ivano Piperissa, Catanzaro, 14 anni; Manolo Pupillo, di Roma, 6 anni, 8 mesi e 18mila euro; Alessandro Riitano, di Nettuno (RM), 10 anni, 6 mesi e 30mila euro di multa; Angelo Riitano, Soverato (CZ), 11 anni, 3 mesi e 38mila euro di multa; Francesco Riitano, Guardavalle (CZ), 20 anni di reclusione; Paolo Riitano, Catanzaro, 16 anni e 6 mesi di reclusione; Cosimo Sorgiovanni, Siderno, 14 anni e 50mila di multa; Giovanna Taliento, Ostuni (BR), 5 anni, 4 mesi e 15mila euro di multa; Francesco Taverniti, inteso “Gendarme”, Catanzaro, 16 anni e 6 mesi; Bruno Vitale, nato a Catanzaro, 16 anni e 6 mesi; Domenico Vitale, Catanzaro, 20 anni di reclusione; Domenico Vitale, (48 anni), nato a Guardavalle (CZ), 20 anni di reclusione; Giuseppe Vitale, Catanzaro, 12 anni e 6 mesi; Vincenzo Vitale, di Catanzaro, 8 anni e 26mila euro di multa.

L’inchiesta 

Fiumi di droga nascosta in container, ma anche cocaina liquida camuffata nel succo di moringa o imbevuta nelle scatole di cartone di frutta, l’inchiesta “Kleopatra”, punta a far luce su un gruppo criminale ben strutturato finalizzato all’importazione, al trasporto, alla detenzione, alla commercializzazione, alla cessione, a qualsiasi titolo, di ingenti quantitativi di sostanze stupefacenti, cocaina eroina, marijuana e hashish. La base direzionale degli affari, per investigatori e inquirenti è Guardavalle, fortino della cosca Gallace, dove gli associati residenti in altri luoghi del territorio nazionale si incontrano per ricevere le direttive strategiche per il sodalizio, sebbene i referenti e le basi logistiche per lo stoccaggio, il temporaneo deposito e la custodia della droga, sono dislocati in diversi luoghi del territorio nazionale.

I referenti e la rete internazionale

Secondo le ipotesi accusatorie i referenti sarebbero stati pronti a ricevere l’approvvigionamento anche con importazioni internazionali dello stupefacente, successivamente smistamento, occultato, preparato dagli stessi associati nelle località di pertinenza dei promotori, organizzatori, fornitori e sub-fornitori, con attività di commercializzazione nelle reti di distribuzione al minuto dislocate su tutto il territorio nazionale, attraverso cui garantire l’immissione sul territorio nazionale della droga offerta dai trafficanti esteri, prevalentemente tra il Sudamerica e l’Europa. Un’organizzazione capace di operare stabilmente nel tempo e di comunicare telefonicamente e telematicamente con sofisticate tecnologie per eludere le attività investigative. Un gruppo criminale ramificato che individua le fonti di approvvigionamento di partite di cocaina, da importare in Italia, soprattutto in Sudamerica, in Colombia, Ecuador, Perù, Brasile e in Europa, in Olanda, Germania, mentre per la marijuana, l’eroina e l’hashish, si serve di canali di import-export, provvedendo al reperimento delle risorse finanziarie, all’acquisto e alla successiva cessione, individuando gli uomini in grado di recuperare lo stupefacente spedito dall’estero nei porti italiani di Livorno, Gioia Tauro, Trieste e in altri scali nazionali, e spedito nei porti di Santos in Brasile e Rotterdam in Olanda. 

I ruoli chiave: il boss e i sui luogotenenti

Ciascuno di loro ha un ruolo e un compito ben preciso, secondo la Dda: il boss Cosimo Damiano Gallace, dirige le fasi organizzative e attraverso il suo braccio destro Domenico Vitale, 49 anni, gestisce il flusso di droga, che circola attraverso lo scalo portuale della Piana e la custodisce. E’ Vitale che si reca dal capobastone nel periodo della latitanza per ricevere direttive, per riferirgli l’evoluzione delle trattative delle spedizioni del narcotico dalla Colombia e dal Perù, finanziando e organizzando le importazioni di cocaina dal Sudamerica. Ha contatti diretti col referente in Brasile, Vincenzo Pasquino, al quale commissiona, con Cesare Antonio Arcorace, acquisti di cocaina su trasporto navale dal Sudamerica, cocaina liquida destinata in Calabria e proveniente dalla Colombia. Ingaggia personalmente le squadre di esfiltratori nel porto di approdo del narcotico e si serve di drug sub, uomini deputati al recupero in mare di sacchi contenenti la cocaina. Contratta direttamente con i fornitori di cocaina brasiliani ed ecuadoriani, commissionando a Francesco Aloi, detto Franco, l’approvvigionamento da Cosimo Sorgiovanni di un chilo di marijuana per conto di acquirenti di Cutro o Crotone, come prova per la successiva fornitura di altri 25/30 chili al cui ritiro provvede a Monasterace Angelo Gagliardi. Organizza il trasporto dalla Germania, su furgone con doppio fondo, di canapa “convertita” in sostanza stupefacente per via della manipolazione con additivi chimici acquistati in Olanda.

Il broker del narcotraffico

 Ma il vero e proprio broker del narcotraffico, ritenuto uno dei referenti più grossi della Calabria è Cesare Antonio Arcorace, colui che contratta direttamente con i fornitori di cocaina brasiliani ed ecuadoriani per l’importazione di oltre 100 chili, gestisce le operazioni di recupero del narcotico nei  porti di approdo, introduce in Italia dall’Olanda un chilo di cocaina miscelata con la fenacetina, fa uso di additivi per manipolare canapa da convertire in sostanza stupefacente. Insieme a Rossano Sebastiani e Alessandro Menniti recupera 10 chili di cocaina proveniente dal Sudamerica e organizza l’importazione di 20 chili di cocaina dalla Colombia all’Olanda, nascosta all’interno di due scatole di cartone da imbarcare su uno dei voli commerciali in partenza da Bogotà. Arcorace, detto Kleopatra, crea gruppi chat per mantenere i contatti e stilare accordi con i sodali o i vari fornitori del Sudamerica. Il suo uomo di fiducia è Alessandro Menniti, punto di riferimento su Roma e insieme a Domenico Vitale, 49 anni e ad Arcorace, tratta la spedizione di cocaina con Sebastiani, organizzando il recupero di altri 10 chili di cocaina contenuti all’interno di un container proveniente dal Sudamerica. 

I finanziatori e il ruolo del nipote acquisito del boss

Francesco Riitano, anche se detenuto, continua a mantenere contatti con gli altri membri del sodalizio, per gestire i propri affari illeciti ed investire nei carichi di cocaina commissionati dalla consorteria, pianifica e finanzia l’importazione di 500 chili di cocaina da Panama con approdo al porto di Gioia Tauro, mentre Domenico Vitale, 57 anni, alias “u Gemello” è  punto di riferimento in Toscana per l’esfiltrazione dei carichi di stupefacente dal porto di Livorno, grazie alla collaborazione del sardo Robertino Dessì, proprietario di un ovile, luogo in cui Vitale custodisce le armi. Può contare su Nicola Chiefari per l’esecuzione delle attività illecite, l’uomo preposto alla coltivare di marijuana in Toscana e a Guardavalle insieme a Franco Aloi, genero di Vincenzo Gallace, storico boss dell’omonima cosca di Guardavalle, nipote acquisito del boss Cosimo Damiano Gallace, oltre che uomo di estrema fiducia di quest’ultimo. Aloi rimasto uno dei pochi “affiliati” di spessore in libertà è protagonista di svariate vicende illecite riguardanti l’intenso traffico di stupefacenti, sempre sotto l’egida di Gallace.

Il collegio difensivo

Sono impegnati nel nutrito collegio difensivo, tra gli altri, gli avvocati Salvatore Staiano, Vincenzo Cicino, Carmen Chiefari, Michele Maimone, Anselmo Torchia, Giuseppe Milicia, Armando Scarpino, Antonio Ludovico, Giuseppe Fonte, Alfredo Alcorace, Guido Contestabile, Serena Lacaria, Francesco Mancuso, Michele D’Agostino, Luca Cianferoni, Giuseppe Gervasi.

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