4 Novembre 2026
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Crisi pesca in Calabria: il settore affonda tra demolizioni e rincari, l’allarme del Comitato Pescatori

Tra caro gasolio, vincoli europei e blocco del ricambio generazionale, la flotta locale si riduce mentre crescono le importazioni: Salvatore Martilotti chiede alla Regione un Piano Pesca Straordinario per salvare il comparto

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Il comparto ittico calabrese attraversa una fase di profonda sofferenza che viene da lontano, esacerbata oggi dall’impennata dei costi operativi.
L’aumento esponenziale del prezzo del gasolio ha assestato un colpo durissimo alle imprese locali, già provate da anni di vincoli normativi e incertezze europee.
“Bene ha fatto la Regione Calabria a predisporre strumenti a sostegno per le imprese di pesca in ginocchio” dichiara Salvatore Martilotti del Comitato Pescatori Calabria di Corigliano Rossano, sottolineando come la crisi attuale sia l’effetto di fattori stratificati nel tempo. Tra questi spiccano le restrizioni dell’Unione Europea sullo sforzo di pesca, il mancato riconoscimento delle specificità del Mediterraneo, i divieti su tecniche tradizionali come la pesca del bianchetto e la messa al bando delle reti per il pesce spada. Un quadro che ha generato uno stato di sofferenza permanente con gravi contraccolpi socioeconomici e occupazionali.

Addio alle imbarcazioni: il rischio concreto di perdere identità e prodotto locale

Per arginare le perdite, diversi armatori e pescatori hanno scelto la via della riconversione mediante la demolizione dei battelli grazie alle risorse del FEAMPA 2021-2027. Tuttavia, la dismissione della flotta porta con sé conseguenze ben più ampie della semplice chiusura di un’attività economica.
“La dismissione di imbarcazioni da pesca non rappresenta soltanto la fine di un’attività individuale, ma anche la storia collettiva delle marinerie” prosegue Martilotti. La scomparsa delle micro-imprese a conduzione familiare, storico punto di forza della costa calabrese, sta provocando una drastica riduzione della capacità produttiva. Meno pescherecci in mare significano meno pescato locale sbarcato, perdita di qualità e una progressiva erosione delle competenze tradizionali, accompagnata da un mancato ricambio generazionale che compromette la stabilità del settore.

Il paradosso del mercato: crolla la produzione ma la domanda di pesce aumenta

La contrazione delle marinerie locali ha innescato un evidente paradosso di mercato. Mentre la flotta calabrese si assottiglia, la domanda di pesce da parte dei consumatori continua a crescere, finendo per essere soddisfatta quasi esclusivamente dalle importazioni.
Questo fenomeno altera gli equilibri tra produzione interna e prodotto estero, penalizzando la tracciabilità e la valorizzazione del pescato a chilometro zero. Il peso dei costi gestionali e il carico burocratico rendono la professione sempre meno attrattiva per i giovani, rendendo urgente un cambio di rotta per rivitalizzare le comunità costiere.

La proposta: un Piano Pesca Straordinario per il rilancio del comparto

Per uscire dall’impasse e scongiurare il definitivo declino dell’economia ittica, il Comitato Pescatori Calabria sollecita una nuova strategia istituzionale basata su cooperazione intersettoriale e una reale programmazione.
“Per accompagnare il cambiamento non si può che ritornare a richiedere alla Regione Calabria il varo di un Piano Pesca Straordinario” conclude Martilotti.
La richiesta punta a una programmazione almeno triennale e alla piena attuazione della Legge regionale n. 27/2004, dotata di adeguate risorse finanziarie per garantire un nuovo assetto organizzativo, commerciale e sociale e assicurare un futuro solido alla pesca calabrese.

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