La manovra finanziaria accende lo scontro politico e istituzionale. Non sono soltanto le opposizioni a chiedere modifiche alla legge di Bilancio: alla pressione si aggiungono Regioni, Comuni, sindacati e rappresentanti del mondo produttivo. Il fronte più compatto è quello dei governatori, che contestano all’unanimità le risorse destinate alla sanità e chiedono un incremento dei finanziamenti. Una protesta trasversale che coinvolge amministratori di centrosinistra e centrodestra e che mette in difficoltà il governo di Giorgia Meloni. A complicare il quadro ci pensa anche Forza Italia, che sollecita direttamente il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti a individuare nuove coperture finanziarie per migliorare il testo. Da Fratelli d’Italia, invece, arriva un messaggio di cautela: “Le risorse non sono infinite”.
Sanità , le Regioni fanno fronte comune: “Risorse insufficienti“
La contestazione più forte arriva dalla Conferenza delle Regioni, riunita in seduta straordinaria per esaminare la legge di Bilancio in vista dell’avvio dell’iter parlamentare. La posizione dei governatori è unanime: i finanziamenti previsti per la sanità non sarebbero sufficienti a garantire le esigenze dei territori. Il presidente della Conferenza delle Regioni, il leghista Massimiliano Fedriga, parla di uno “scenario a debito” e ricorda che “la salute è un diritto inviolabile”.
Una posizione condivisa anche dal governatore dell’Emilia-Romagna, il democratico Michele De Pascale, che arriva a evocare un possibile ricorso alla Corte costituzionale qualora la manovra non venisse modificata. Il malcontento riguarda anche amministrazioni regionali guidate dal centrodestra, come Marche e Abruzzo, rispettivamente governate da Francesco Acquaroli e Marco Marsilio. De Pascale sostiene che, sul finanziamento della sanità , il governo si stia allontanando dai principi costituzionali. “Se la manovra non dovesse cambiare penso che le Regioni debbano portare il governo davanti alla Corte costituzionale”, ha dichiarato, chiedendo risorse adeguate per garantire i livelli essenziali di assistenza. Il governatore ha richiamato anche una recente pronuncia della Consulta sui livelli essenziali delle prestazioni, sottolineando che il governo non può fissare obiettivi per i servizi essenziali e scaricare sulle Regioni la responsabilità di raggiungerli senza garantire un sistema di finanziamento adeguato.
Schillaci difende la manovra: “Fondo sanitario a 146 miliardi nel 2027“
Di segno opposto la posizione del ministro della Salute Orazio Schillaci, che alla Camera ha difeso le scelte dell’esecutivo, rivendicando l’incremento delle risorse destinate al comparto sanitario. “In questa manovra non c’è la parola “tagli” e per il governo la salute non è voce di spesa ma un investimento”, ha affermato durante il question time. Schillaci ha ricordato che il Fondo sanitario nazionale raggiungerà i 146 miliardi di euro nel 2027, sottolineando che dal 2022 sono stati stanziati oltre 20 miliardi aggiuntivi e che nel 2026 si è registrato il maggiore incremento di sempre. Il ministro ha inoltre difeso il voucher destinato agli anziani, definendolo uno strumento capace di indirizzare le risorse verso chi ne ha maggiormente bisogno. Ha comunque riconosciuto che “per la sanità i fondi non bastano mai”, richiamando le difficoltà della congiuntura economica.
Forza Italia chiama in causa il Mef: “Servono nuove coperture“
A rendere ancora più complicata la partita della manovra è la posizione di Forza Italia, che chiede interventi concreti e non si limita a rivendicare modifiche generiche al testo. Il partito guidato da Antonio Tajani punta direttamente sul Ministero dell’Economia. La richiesta, maturata anche dopo il confronto con il sindacato Confsal, è che “la legge di bilancio andrebbe migliorata” e che “anche il Mef deve fare la sua parte” per individuare le necessarie coperture finanziarie. Gli azzurri insistono sulla necessità di risorse adeguate per finanziare le proprie priorità , a partire dalla rivalutazione delle pensioni, dalla revisione degli interventi sulla scuola e dal reperimento di 48 milioni di euro dal comparto Difesa per la previdenza delle forze dell’ordine. Un dossier particolarmente seguito dal ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, che ha già coinvolto i tecnici del Viminale. Tra le ipotesi al vaglio di Forza Italia figura anche un emendamento soppressivo sulla exit tax, considerata dagli azzurri una forma di patrimoniale mascherata. Dietro le richieste del partito emergono anche alcune tensioni interne alla maggioranza, in particolare per il protagonismo del leader della Lega Matteo Salvini sul tema del superamento della legge Fornero e per alcuni malumori nei confronti dello stesso Giorgetti.
Scuola, Valditara promette di eliminare i tagli al personale
Un altro terreno di scontro riguarda il comparto dell’istruzione. Il ministro Giuseppe Valditara, dopo le polemiche iniziali, ha annunciato la disponibilità a intervenire durante l’iter parlamentare per cancellare la riduzione del personale scolastico prevista dalla manovra. “Intendiamo lavorare affinché durante l’iter parlamentare della legge di bilancio la misura del taglio possa essere eliminata”, ha dichiarato rispondendo al question time alla Camera alla deputata del Pd Irene Manzi. Valditara ha difeso l’operato dell’esecutivo, ricordando le assunzioni effettuate negli ultimi anni e quelle previste per il prossimo anno scolastico. Secondo il ministro, considerando le circa 40mila assunzioni di docenti stimate, il numero complessivo di insegnanti assunti durante la legislatura sarà superiore a quello del precedente governo.
Più prudente il ministro per i Rapporti con il Parlamento Luca Ciriani, secondo cui eventuali correzioni potranno essere valutate durante il confronto parlamentare. “Il Parlamento e le Commissioni esistono per questo”, ha spiegato, invitando a distinguere tra la riduzione delle assunzioni e i tagli effettivi. Ciriani ha inoltre giustificato la previsione di un minor numero di assunzioni con il calo demografico e la conseguente diminuzione degli studenti.
Comuni, sindacati e imprese chiedono modifiche alla legge di Bilancio
La pressione sul governo non arriva soltanto dalle Regioni. Anche i Comuni, attraverso il presidente dell’Anci Gaetano Manfredi, hanno espresso perplessità su una manovra giudicata “restrittiva”, chiedendo correttivi che riguardino diversi settori, dalla scuola all’energia. A sollecitare interventi è anche la segretaria della Cisl Daniela Fumarola, che ha portato le proprie richieste direttamente al tavolo di Fratelli d’Italia. Sul fronte industriale, il presidente di Confindustria Emanuele Orsini ha incontrato Giorgia Meloni a Palazzo Chigi. Al centro del colloquio la legge di Bilancio, le prospettive dell’industria e soprattutto il tema dell’energia. Orsini ha definito il confronto «franco e costruttivo», ribadendo la necessità di un piano industriale di lungo periodo per il Paese e per l’Europa. Restano tuttavia le preoccupazioni legate ai costi energetici e ai rapporti tra il governo e le grandi aziende del settore. Il presidente di Confindustria ha inoltre richiamato l’importanza di interventi capaci di sostenere la competitività del sistema produttivo.
Giorgetti sotto pressione, ma le risorse restano limitate
Il quadro complessivo restituisce un governo chiamato a gestire una difficile mediazione tra le richieste dei territori, le rivendicazioni degli alleati e i vincoli di bilancio. La dotazione complessiva della manovra resta fissata a circa 26 miliardi di euro, una cifra che limita gli spazi per accogliere tutte le richieste avanzate nelle ultime settimane. Intanto, alla Camera, l’iter parlamentare entrerà nel vivo con le audizioni previste dal 9 novembre. La commissione Bilancio ha già chiesto lo stralcio di tre disposizioni considerate estranee alla materia della legge di Bilancio, tra cui quella relativa agli sconti obbligatori sui libri di testo digitali. Tra gli emendamenti in preparazione figura anche una proposta di Fratelli d’Italia per riaprire il condono edilizio del 2003 in Campania. Anche la scelta dei relatori ha alimentato le polemiche. La nomina di Alberto Gusmeroli, esponente vicino a Salvini, è stata interpretata dalle opposizioni come un possibile segnale di commissariamento politico del ministro Giorgetti da parte dello stesso leader della Lega.














