4 Novembre 2026
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Festa delle Forze Armate, l’appello del vescovo di Lamezia: “La pace si costruisce con lavoro e conoscenza”

Monsignor Serafino Parisi invita a superare la logica del nemico e a riconoscere nell'altro un fratello. Davanti alle autorità e agli studenti, il presule rilancia il valore della fraternità come alternativa al riarmo

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Non servono nuove armi, ma più fraternità. È il messaggio lanciato da monsignor Serafino Parisi, vescovo di Lamezia Terme e vicepresidente della Conferenza episcopale calabra, in occasione delle celebrazioni per la Giornata dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate del 4 Novembre. Nel corso delle iniziative organizzate nella città lametina, il presule ha proposto una riflessione sul significato della pace in un momento storico segnato dai conflitti, indicando nella fraternità «il riarmo necessario» per affrontare le sfide del presente.

Parisi: “La guerra è inutile e fa male”

Il vescovo si è rivolto alle autorità presenti e agli studenti dell’Istituto comprensivo Perri Pitagora Don Milani, la cui orchestra ha accompagnato l’intera manifestazione. Il suo invito è stato quello di guardare il mondo da una prospettiva diversa, assumendo lo sguardo dei bambini e la sensibilità di chi vive condizioni di fragilità. “Io penso che noi tutti, Istituzioni civili, militari e religiose dovremmo lavorare ad un modo diverso di concepire la nostra presenza sulla terra. Bisognerebbe assumere lo sguardo ingenuo dei bambini e l’atteggiamento impotente dei fragili per guardare la realtà da un altro versante”, ha affermato monsignor Parisi.

Da questo cambio di prospettiva, secondo il presule, deriverebbe una consapevolezza essenziale: “La guerra è inutile e fa male, non serve a nulla, fuorché ad arricchire chi vende le armi e poi a chi ricostruisce”. Il compito delle istituzioni, ha aggiunto, dovrebbe essere quello di educare a osservare l’umanità con «gli occhi incantati e candidi dei più piccoli».

Pace duratura, non la logica del riarmo

Per Parisi, la costruzione di una pace stabile e duratura richiede un cambiamento culturale, che superi la logica della contrapposizione e della preparazione alla guerra. “Immaginare un mondo con una pace stabile e duratura, che si prepara – a dispetto dell’adagio latino “si vis pacem, para bellum” – con il lavoro, con l’impegno, con lo studio e la conoscenza e che si realizza guardando l’altro non come un nemico, un avversario, un antagonista, ma considerandolo e trattandolo come un fratello”. È in questa prospettiva che il vescovo individua una diversa idea di sicurezza e convivenza: non nell’accumulo di armamenti, ma nella capacità di riconoscersi reciprocamente come parte della stessa umanità.

“L’unico riarmo possibile è quello della fraternità”

Il messaggio conclusivo del presule è un invito a recuperare la semplicità e la capacità di meravigliarsi dei bambini, senza rinunciare a guardare con attenzione le fragilità degli altri. “Mantenendo la corazza dell’ingenuità si dovrebbe dire che l’unico riarmo possibile e necessario sia quello della fraternità, meno costoso, più redditizio e, oggigiorno, più atteso e sperato”. Un richiamo alla pace che, nella giornata dedicata all’Unità nazionale e alle Forze Armate, diventa anche un invito rivolto alle istituzioni e alle nuove generazioni a investire nell’educazione, nella conoscenza e nella solidarietà.

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