6 Novembre 2026
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Konecta, 700 lavoratori in bilico: “Dalla Regione 6,5 milioni, ma il futuro resta incerto”

La Regione Calabria chiarisce l'utilizzo dei finanziamenti pubblici e conferma il cronoprogramma della digitalizzazione sanitaria. Il consigliere regionale: "Restano aperti gli interrogativi sulla continuità occupazionale degli ex dipendenti Abramo Customer Care"

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La vertenza Konecta R, che coinvolge gli ex dipendenti di Abramo Customer Care, torna al centro dell’attenzione politica regionale. Questa volta il confronto riguarda non soltanto la tenuta occupazionale, ma anche la destinazione delle risorse pubbliche stanziate per sostenere il progetto di digitalizzazione della sanità calabrese.

L’iniziativa del consigliere regionale Francesco De Cicco, attraverso un’interrogazione a risposta scritta, ha portato alla richiesta di chiarimenti ai Dipartimenti competenti della Giunta regionale. Al centro dell’atto ispettivo figurano l’avanzamento delle attività, l’utilizzo dei finanziamenti e le garanzie previste per i lavoratori coinvolti.

Secondo i riscontri amministrativi riportati nella documentazione diffusa a seguito dell’interrogazione, “il piano finanziario comprende risorse regionali per 25 milioni di euro, alle quali si aggiungono altri 5 milioni stanziati dal Governo nazionale. Una parte dei fondi, pari a 10 milioni, è destinata agli interventi di riqualificazione professionale”, afferma il consigliere. Il Dipartimento regionale Lavoro avrebbe confermato l’erogazione a favore di Konecta R di circa 6,5 milioni di euro. La cifra comprende 3,5 milioni di anticipazione sui costi salariali, assistita da garanzia fideiussoria, e circa 3 milioni per le attività formative e di riqualificazione. Resterebbero ulteriori 3,5 milioni di euro, il cui trasferimento è subordinato al completamento delle verifiche amministrative sul mantenimento dei requisiti occupazionali richiesti per le categorie di lavoratori svantaggiati. Si tratta di una distinzione rilevante: lo stanziamento delle risorse, la loro effettiva erogazione e il rispetto delle condizioni previste dai finanziamenti costituiscono passaggi amministrativi differenti”.

Digitalizzazione delle cartelle cliniche, il progetto guarda al 2027

Sul versante sanitario, le informazioni attribuite al Dipartimento Tutela della Salute e ad Azienda Zero indicano che il progetto ADE, relativo alla dematerializzazione delle cartelle cliniche, procede secondo il cronoprogramma previsto. Dice ancora il consigliere: “La scadenza indicata è il 31 dicembre 2027. Tra gli sviluppi segnalati figura anche l’integrazione con il Fascicolo Sanitario Elettronico, attraverso la collaborazione con l’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato. Il programma punta a trasformare gli archivi sanitari cartacei in documentazione digitale, contribuendo al processo di modernizzazione dei servizi regionali. La prosecuzione delle attività, tuttavia, non risolve automaticamente il problema della disponibilità di lavoro per il personale impiegato da Konecta. È proprio su questo punto che si concentra la maggiore preoccupazione: la realizzazione di un’infrastruttura digitale e la continuità occupazionale delle persone coinvolte devono essere considerate due questioni distinte”.

Cassa integrazione e stipendi ridotti: la situazione dei dipendenti

De Cicco insiste: “Il quadro occupazionale rimane particolarmente delicato. I lavoratori interessati dalla vertenza sono alle prese con la cassa integrazione straordinaria, avviata nell’aprile 2026 e prevista, secondo gli accordi richiamati nella documentazione istituzionale, fino al 31 dicembre dello stesso anno. La riduzione delle attività lavorative avrebbe raggiunto livelli particolarmente pesanti, con prestazioni limitate, in alcuni casi, a quattro giornate mensili. Le conseguenze economiche ricadono soprattutto sui dipendenti con contratti part-time al 50%, corrispondenti a venti ore settimanali. Per una parte di loro le entrate mensili sarebbero scese intorno ai 700 euro, con evidenti difficoltà nella gestione delle spese familiari. A preoccupare è anche la prospettiva successiva alla scadenza dell’ammortizzatore sociale. Senza nuove commesse e senza un piano operativo in grado di garantire volumi di attività adeguati, il rischio è che l’incertezza attuale si protragga anche nel 2027″.

Il piano di rilancio aziendale e le richieste di trasparenza

E ancora: “Un altro punto ancora aperto riguarda il piano di rilancio presentato da Konecta al Ministero delle Imprese e del Made in Italy nell’aprile 2026, in occasione della procedura relativa alla cassa integrazione. Il documento dovrebbe contenere le prospettive industriali dell’azienda, le attività da sviluppare e le misure necessarie per garantire la continuità produttiva e occupazionale. Secondo quanto riferito nell’iniziativa politica, nonostante le richieste avanzate nel tempo, i contenuti del piano non sarebbero ancora stati messi a disposizione delle parti sociali in maniera sufficientemente chiara. La questione assume particolare importanza perché proprio il rilancio delle attività dovrebbe rappresentare il presupposto per il progressivo superamento degli ammortizzatori sociali. Nel frattempo, le ipotesi di un’estensione della cassa integrazione al 2027, emerse nel confronto con i rappresentanti regionali, non sembrano offrire una risposta definitiva alle preoccupazioni dei dipendenti. Il problema è legato anche alla durata del progetto di digitalizzazione: un eventuale prolungamento degli ammortizzatori sociali rischierebbe di avvicinarsi alla scadenza dello stesso programma senza aver prodotto una soluzione occupazionale stabile”.

Solidarietà difensiva e prospettive occupazionali

De Cicco fa notare: “A rendere ancora più complesso lo scenario è l’accordo di solidarietà difensiva sottoscritto da Konecta a livello nazionale, con validità fino al 31 dicembre 2027 e finalizzato a evitare esuberi strutturali. La misura si inserisce in un quadro aziendale che richiede ulteriori chiarimenti sulle prospettive produttive e sulla distribuzione delle attività. Per la Calabria il tema riguarda oltre 700 posti di lavoro, ai quali si aggiunge la posizione dei dipendenti a tempo determinato per i quali, nel corso della vicenda, era stata prospettata una possibile stabilizzazione. La dimensione economica dell’intervento pubblico rende ancora più importante verificare il rapporto tra finanziamenti, attività effettivamente realizzate e risultati occupazionali. L’investimento complessivo indicato nell’iniziativa politica si avvicina ai 30 milioni di euro, considerando le diverse componenti regionali e nazionali”.

De Cicco chiede un confronto in Consiglio regionale

Alla luce dei chiarimenti ricevuti, Francesco De Cicco sollecita un intervento del Presidente della Giunta regionale e dell’Assessore al Lavoro in Consiglio regionale: “L’obiettivo è ottenere una ricostruzione complessiva delle misure adottate e conoscere quali iniziative siano state individuate per garantire la continuità lavorativa degli ex dipendenti Abramo”. Tra gli aspetti sui quali viene richiesta maggiore chiarezza figurano l’effettiva disponibilità delle nuove commesse, i tempi di attuazione del piano aziendale e le modalità attraverso cui la Regione intende monitorare il rispetto degli impegni occupazionali. La vicenda resta quindi aperta su due fronti: da una parte l’avanzamento della digitalizzazione sanitaria, dall’altra la necessità di individuare una prospettiva occupazionale sostenibile per i lavoratori coinvolti. I documenti relativi all’interrogazione e alle risposte regionali, secondo quanto comunicato dai Democratici Progressisti Meridionalisti, sono consultabili sul sito ufficiale del movimento, nella sezione dedicata alle attività politiche.

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