8 Novembre 2026
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Michele Carbone, il medico calabrese che ha sfidato il cancro: da Catanzaro alle Hawaii, la storia dello scienziato che ha cambiato la ricerca sui tumori

Dai laboratori americani ai villaggi della Turchia, il professore ha contribuito a scoprire il ruolo delle mutazioni genetiche nella predisposizione ai tumori. Una carriera internazionale tra ricerca, riconoscimenti scientifici e il legame con l’Università Magna Graecia

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Ci sono storie di calabresi che hanno attraversato l’oceano senza perdere il legame con la propria terra. Storie di talento, determinazione e ricerca scientifica che raramente conquistano le prime pagine dei giornali, pur avendo un impatto concreto sulla vita delle persone. Quella di Michele Carbone, medico e scienziato originario di Catanzaro, è una di queste. Un percorso professionale che lo ha portato ai vertici della ricerca oncologica internazionale, fino alle Hawaii, dove ha dedicato gran parte della propria attività allo studio dei meccanismi che provocano il cancro.

Uno dei suoi principali campi di ricerca è il mesotelioma, un tumore particolarmente aggressivo, spesso associato all’esposizione all’amianto. Ma il contributo scientifico di Carbone va oltre lo studio di una singola malattia: riguarda la possibilità di comprendere perché alcune persone sviluppino determinati tumori e altre no, anche quando sono esposte agli stessi fattori di rischio.

Dall’Italia ai grandi laboratori americani

La carriera di Michele Carbone prende forma all’Università La Sapienza di Roma, dove consegue la laurea in Medicina nel 1984, la specializzazione in Anatomia patologica nel 1988 e il dottorato in Patologia umana nel 1993, attraverso un programma congiunto con i National Institutes of Health (NIH) degli Stati Uniti.

È proprio negli Stati Uniti che il suo percorso scientifico acquista una dimensione internazionale. Lavora nei laboratori di Bethesda, prosegue la propria attività a Chicago e approda successivamente all’Università delle Hawaii, dove nel 2006 assume incarichi di insegnamento e direzione della ricerca in oncologia toracica. Tra il 2008 e il 2014 dirige, inizialmente ad interim, il Cancer Center dell’ateneo hawaiano. Nel 2018 ottiene la prestigiosa cattedra William and Ellen Melohn Chair in Cancer Biology. Parallelamente, dal 2017 è professore di Anatomia patologica per chiara fama all’Università Magna Graecia di Catanzaro.

Il mistero dei villaggi turchi dove il cancro uccideva intere famiglie

Uno dei capitoli più straordinari della sua carriera comincia nel 1997, in Cappadocia, in Turchia. Carbone viene invitato a tenere una conferenza sul mesotelioma e visita alcuni piccoli villaggi dove i ricercatori locali avevano già documentato una realtà sconvolgente: fino alla metà dei decessi era provocata dallo stesso tumore. La spiegazione più diffusa attribuisce la responsabilità all’erionite, un minerale fibroso cancerogeno presente nell’ambiente. Ma qualcosa non convince lo scienziato: perché in alcune famiglie il mesotelioma provoca una successione impressionante di morti, mentre altre famiglie, esposte allo stesso ambiente, sembrano risparmiate?

Carbone decide di indagare. Torna più volte in Turchia, inizialmente utilizzando anche risorse personali e periodi di ferie. Incontra gli abitanti, ricostruisce alberi genealogici, collabora con medici e ricercatori di diverse discipline. L’intuizione è che la presenza del minerale cancerogeno non sia sufficiente a spiegare l’intera tragedia. Potrebbe esistere una predisposizione genetica ereditaria capace di aumentare il rischio di sviluppare la malattia. Le ricerche confermano l’importanza dell’interazione tra fattori ambientali e suscettibilità genetica, aprendo una prospettiva nuova nello studio del mesotelioma. I risultati dimostrano che l’esposizione all’erionite può avere conseguenze particolarmente gravi negli individui geneticamente predisposti.

La scoperta del gene BAP1

Il lavoro prosegue per anni e si estende ad alcune famiglie americane colpite da un’insolita concentrazione di tumori. Nel 2011, una ricerca internazionale alla quale Carbone contribuisce con un ruolo determinante porta all’identificazione di mutazioni ereditarie del gene BAP1, associate a una maggiore predisposizione al mesotelioma e ad altre neoplasie. È una scoperta fondamentale perché dimostra che, almeno in una parte dei pazienti, il rischio oncologico non dipende esclusivamente dall’esposizione a sostanze cancerogene, ma anche da caratteristiche genetiche trasmesse all’interno delle famiglie.

Questo filone di ricerca contribuisce a sviluppare nuove strategie di sorveglianza e diagnosi precoce per le persone geneticamente predisposte. Studi successivi hanno inoltre evidenziato che alcuni mesoteliomi sviluppati nei portatori di mutazioni ereditarie BAP1 presentano caratteristiche biologiche e cliniche differenti rispetto alle forme sporadiche della malattia, con importanti implicazioni per la gestione dei pazienti.

Il premio internazionale del 2026 e l’orgoglio di Catanzaro

Il 2026 segna un nuovo traguardo. Michele Carbone riceve il prestigioso Szent-Györgyi Prize for Progress in Cancer Research, riconoscimento internazionale assegnato dalla National Foundation for Cancer Research per i suoi contributi alla comprensione del ruolo del gene BAP1 e della predisposizione ereditaria ai tumori.

Il premio gli viene consegnato il 9 ottobre 2026 al National Press Club di Washington, coronando un percorso di ricerca che ha contribuito a modificare profondamente le conoscenze scientifiche sul mesotelioma e sulle possibilità di individuare precocemente le persone maggiormente esposte al rischio di sviluppare alcuni tumori.

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